Calcionews24
·11 de marzo de 2026
Atalanta travolta dal Bayern Monaco ma guai a rimangiarsi tutto: memoria corta, la profezia e quella lezione ai colossi. L’analisi a freddo dopo il 6-1

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Nel tiro al piccione, trovarsi dalla parte del bersaglio non è mai piacevole, e per una maledetta notte il ruolo della preda è toccato all’Atalanta, travolta da un tennistico 1-6. Il Bayern Monaco si è dimostrato di un’altra galassia, offrendo uno spettacolo crudele. Sulle colonne del Corriere dello Sport, però, Cristiano Gatti analizza le macerie di questa disfatta europea difendendo a spada tratta il modello bergamasco contro i facili detrattori della prima ora.
Dopo una simile imbarcata, le sentenze elogiative dell’ultimo periodo sembrano improvvisamente vacillare. Fino a ieri l’Atalanta era la più europea delle italiane, l’ancora di salvezza del nostro sistema dal crac totale. Rimangiarsi tutto oggi non starebbe in piedi e sarebbe un esercizio profondamente carognesco. La corsa della Dea è finita malissimo contro un colosso inavvicinabile, ma l’eredità del suo percorso resta orgogliosamente intatta.
A Bergamo, del resto, nessuno ha mai dimenticato una vecchia e pungente riflessione di Andrea Agnelli: «Senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva l’Atalanta ha avuto accesso diretto alla Champions… Bisogna proteggere gli investimenti e i costi». Un amletico scontro ideologico tra la tutela del blasone e il premio alla pura abilità sportiva. Casualmente, però, proprio l'”Imbucata di provincia” si è ritrovata a essere l’unica portabandiera italiana agli ottavi di Champions League in questa stagione.
Non solo le cinque partecipazioni recenti in Champions e il trionfo in Europa League (ultimo trofeo continentale italiano): l’Atalanta impartisce lezioni di sostenibilità ai colossi. I numeri parlano chiaro: dieci bilanci consecutivi in attivo e un muro di 500 milioni di euro di plusvalenze superato nell’era Gasperini, di cui ben 100 incassati solo nel 2024-25.
Il merito assoluto dei bergamaschi è essersi fatti da soli, senza ereditare posizioni di vertice per “diritto di sangue blu”. Il Bayern è inarrivabile per la Dea, ma lo è attualmente per qualsiasi big nostrana. Oltre il risultato tennistico, resta una consolazione rassicurante: esiste ancora un calcio in cui a pesare è il saper fare e non il casato. L’Atalanta ha tenuto in piedi la sbrindellata reputazione del nostro pallone. Molto più di quanto sia riuscito agli “Agnellisti”.









































