Audero a cuore aperto da Gianluca Rossi: dal petardo di Cremona al futuro, fino ai segreti dell’Inter di Chivu | OneFootball

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·28 de mayo de 2026

Audero a cuore aperto da Gianluca Rossi: dal petardo di Cremona al futuro, fino ai segreti dell’Inter di Chivu

Imagen del artículo:Audero a cuore aperto da Gianluca Rossi: dal petardo di Cremona al futuro, fino ai segreti dell’Inter di Chivu

Il portiere Emil Audero ripercorre i momenti chiave della stagione tra lo spavento in campo, la retrocessione e l’analisi sul mondo nerazzurro

Un’intervista intensa e ricca di spunti quella concessa da Emil Audero ai microfoni di Gianluca Rossi. Il portiere, reduce dall’esperienza alla Cremonese ma di proprietà del Como, ha analizzato a 360 gradi gli episodi più caldi dell’anno, a partire dal pericoloso petardo che lo ha colpito nel match contro l’Inter, sua ex squadra con cui ha vinto lo Scudetto della seconda stella nel 2024.


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IL PETARDO IN CREMONESE-INTER – «Se ne è parlato tanto, poi diciamo che non è stato positivo per più motivi, che non mi ha fatto piacere perché poteva andare peggio nell’esito finale. Sono andato vicino a farmi molto più male e a lesionarmi l’udito. Ho avuto anche una sorta di ferita sul ginocchio non così grave. Prendo una bella botta e dopo in cinque minuti sembrava tutto passato forse per l’adrenalina, poi ho sentito più fastidio nei giorni dopo. Lo spavento poi. Non solo per la mia situazione ma per quello che è stato come esempio in negativo per chi stava guardando la partita. Purtroppo ho sentito cose tipo ‘avrebbe potuto fare così’ non spendo neanche parole per certe cose che vengono dette. Non si possono dire cose che non hanno né in cielo e né in terra. La partita sarebbe stata sospesa solo con altri lanci quindi se anche io fossi uscito non sarebbe stata sospesa per regolamento. Tutti mi hanno detto che sono rimasto in campo perché era la mia vecchia squadra. Ma a prescindere dal fatto che ero stato nell’Inter non c’era motivo di lanciarmelo ma lo avrei detto a qualunque tifoso di qualunque squadra. Ma che senso ha andare allo stadio per fare certe cose. La domanda è ‘ma che problemi avete?’ a prescindere dalla tifoseria. Penso che in un contesto di calcio è una roba che stona veramente tanto».

LA RETROCESSIONE CON LA CREMONESE ED IL FUTURO – «Purtroppo abbiamo finito con una sconfitta che è valsa la retrocessione. L’annata era partita bene per poi metà stagione complicarsi e avremmo potuto captare prima i segnali e agire per far si che certe cose non si prolungassero. È un peccato che sia arrivata la retrocessione perché c’erano altri presupposti. Avevamo fatto partite convincenti, al netto degli errori, c’era una bella energia, cosa che non si è vista nella seconda parte. È un gran peccato. Ci sono rimasto male per quello che è il mondo Cremonese: una società sana e con due tre cose messe a posto potrebbe diventare una bella realtà in Serie A e in Italia in generale. Io quest’anno ero in prestito con diritto di riscatto, ho altri due anni di contratto con il Como. Ad oggi mi sento di dire che è prematuro parlare di futuro ma mi auguro che mi possa rendere felice».

LA FORZA E IL CICLO DELL’INTER – «Ho avuto la fortuna di giocare con dei giocatori di un livello alto. In un’annata in cui il livello tecnico non è stato così alto, le squadre di prima fascia se la sono giocata, se da un lato era equilibrato si vedeva che la qualità si sarebbe staccata e si vedeva che l’Inter, il Napoli avrebbero staccato. Juve e Milan hanno perso qualcosina, ma l’Inter ha dato una svolta a inizio aprile, ha vinto un paio di partite ed è andata via. La forza dell’Inter è lo spogliatoio: l’Inter ha creato un ciclo. Era arrivata in finale ed era arrivata in fondo per lo Scudetto e lo fai se hai creato qualcosa di solido. Hai perso in finale, non agli ottavi. Ti fa capire quanto è forte la squadra, hai perso lo scudetto alla fine, per un punto. L’anno prima, quando c’erano io, avevi vinto bene, un altro anno in finale di CL prima. Là c’è il gruppo, la base solida costruita da giocatori, staff e dirigenti. E a inizio di questa stagione avrei comunque puntato sull’Inter».

IL RAPPORTO CON MISTER CRISTIAN CHIVU – «Avevo conosciuto Chivu nel corso degli allenamenti che si facevano ad Appiano con la Primavera. Non c’era un giocatore che ne parlava male e sentendo i commenti erano tutti positivi. In quei grandi gruppi devi saper gestire i giocatori e la cosa principale è che ha dato ossigeno a tanti giocatori che prima giocavano male, il turn over che ha fatto, ha incluso più giocatori per far si che in un’annata lunga alla fine servivano tutti. Parlo da esterno, ma conoscendo la mentalità e vedendo i giocatori che c’erano e l’andamento delle rivali in campionato alla lunga, anche se ci sono state partite sbagliate, mi è sembrata più forte e anche la panchina è di assoluto rispetto».

IL MERCATO DEI PORTIERI DA SOMMER A MARTINEZ – «Bisogna vedere chi c’è sul mercato, pronto a cambiare squadra. Primo nome che mi viene in mente è Alisson che sta finendo con il Liverpool e fa gola a tante società: esperienza e livello alto, normale io pensi subito a lui. Ci sono poi tantissimi altri portieri interessanti. Io non sono nessuno per fare mercato. I nomi che si leggono sono quelli: Carnesecchi, Svilar, Vicario che ha avuto qualche problema fisico, però se devo fare dei nomi i nomi sul mercato possono essere questi. Non mi fa impazzire parlare di mercato, le dinamiche sono troppo varie. Sommer è stato un portiere che ha una carriera che parla per sé, di tanto rispetto, un portiere con caratteristiche diverse da quelle che siamo abituati a vedere. Non ruba l’occhio per certe cose ma con i piedi è una cosa pazzesca. Si dà per scontato ma non lo è. Ha avuto anche lui momenti non perfetti ma con una squadra forte alle spalle è tutto più facile. Oggi il ruolo del portiere è cambiato, devi essere completo quanto più possibile. Martinez ha fatto delle belle partite, aveva una bella energia, poi non sono io che decido se è il portiere giusto o no».

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