Baggio, cosa c’era scritto davvero nel dossier del 2010 ignorato dalla FIGC. Tutta la verità! | OneFootball

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·3 de abril de 2026

Baggio, cosa c’era scritto davvero nel dossier del 2010 ignorato dalla FIGC. Tutta la verità!

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Baggio, cosa c’era scritto nel dossier proposto nel 2010 ma ignorato dalla FIGC. Ecco tutti i retroscena sulle riforme proposte

La recente e drammatica mancata qualificazione ai Mondiali ha riaperto ferite profonde nel calcio italiano. Di fronte alla terza esclusione consecutiva dalla rassegna iridata, l’intero movimento si interroga su come ricostruire un sistema ormai in macerie. In queste ore di intensa riflessione, è tornato al centro delle cronache il dossier per il rilancio del calcio azzurro elaborato nel 2010 da Roberto Baggio, all’epoca presidente del Settore Tecnico della FIGC.


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Il flop in Sudafrica e la nascita del progetto

L’esigenza di una svolta radicale era già palese molti anni fa. L’iniziativa del Divin Codino prese forma subito dopo la disastrosa spedizione azzurra al Mondiale in Sudafrica del 2010. In quell’occasione, la Nazionale terminò la fase a gironi clamorosamente all’ultimo posto, dietro ad avversarie non certo insormontabili come Paraguay, Slovacchia e Nuova Zelanda. Per arginare la crisi, Baggio coordinò un team di 50 professionisti per redigere un minuzioso documento di circa 900 pagine, concepito come una vera e propria guida per la rinascita del pallone nostrano.

Strutture, tecnica e una rete di scouting rivoluzionaria

Cosa prevedeva esattamente questo ambizioso piano di riforme? Al centro della proposta c’era un imponente aggiornamento infrastrutturale, con la costruzione di un centinaio di centri federali diffusi sul territorio. Un ruolo chiave era affidato agli istruttori federali, che dovevano essere altamente qualificati e dotati di spiccate capacità educative. Sul piano sportivo, il focus doveva tornare sulla cura della tecnica individuale, smettendo di privilegiare esclusivamente l’ossessione per la tattica durante gli allenamenti giovanili.

Inoltre, il dossier proponeva la creazione di un nuovo sistema di scouting d’avanguardia. L’obiettivo era molto ambizioso: monitorare ben 50.000 partite all’anno e far confluire le informazioni in una “banca dati” centralizzata, ricca di filmati, test atletici e resoconti tecnici.

Il disinteresse della FIGC e l’amara bocciatura

Nonostante l’enorme potenziale innovativo, i vertici della Federcalcio scelsero di snobbare il progetto, archiviandolo senza approfondimenti. L’amarezza per quel rifiuto è tutta riassunta nelle parole pronunciate tempo dopo dall’ex Pallone d’Oro in un’intervista alla Gazzetta dello Sport: “quando lo presentammo ci fecero fare 5 ore di anticamera per poi lasciarci parlare 15 minuti”. Un atteggiamento di chiusura totale che ha affossato sul nascere una riforma vitale. Oggi, a distanza di anni, le conseguenze di quel mancato rinnovamento pesano come un macigno sul destino del nostro calcio.

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