Baldini introduce la benda sugli occhi anche negli allenamenti della Nazionale maggiore: di cosa si tratta e a cosa serve | OneFootball

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·5 de junio de 2026

Baldini introduce la benda sugli occhi anche negli allenamenti della Nazionale maggiore: di cosa si tratta e a cosa serve

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Curiosità dagli allenamenti della Nazionale: il ct ad interim, Silvio Baldini, ha adottato la metodologia delle bende sugli occhi anche stavolta

Silvio Baldini, commissario tecnico ad interim dell’Italia, sta introducendo un approccio innovativo negli allenamenti della nazionale maggiore, già testato con l’Under 21. Tra le novità più curiose c’è l’utilizzo di bende sugli occhi in alcune fasi degli allenamenti, una pratica che stimola concentrazione, percezione periferica e reattività. L’obiettivo principale è allenare la mente insieme al corpo, migliorando la gestione dello stress fisico e mentale in campo.

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Gli azzurri hanno eseguito esercizi bendati: i giocatori chiudevano alternativamente l’occhio destro e sinistro, modificando la prospettiva visiva e costringendo il cervello a rielaborare le informazioni sensoriali. Baldini ha spiegato: “Voglio spingere i ragazzi a guardare il campo non solo con gli occhi, ma con la mente e con il corpo”.

Questa metodologia, apparentemente estrema, trova conferme scientifiche. Studi recenti su calciatori Under-14 (Acta Gymnica, 2023) e small-sided games (PLOS One) mostrano che l’occlusione visiva migliora tempi di esecuzione, precisione nei passaggi e riduce gli errori tecnici. Simili benefici emergono da protocolli con occhiali stroboscopici o tecniche di temporal occlusion video-based, che incrementano anticipazione visiva e controllo motorio. Limitare la vista forza l’attivazione di percorsi neurali complementari, rafforzando l’interazione tra vista, tatto e propriocezione.

Il metodo bendato non sostituisce l’allenamento tradizionale, ma rappresenta un vincolo percettivo mirato a migliorare plasticità sensoriale e capacità cognitive in condizioni di difficoltà. Le sedute brevi, di massimo venti minuti, si articolano in tre fasi: chiusura dell’occhio dominante, chiusura dell’altro occhio e esercizio senza benda, stimolando equilibrio, coordinazione e tempi di reazione.

Baldini applica questo metodo da anni, con esperienze a Catania, Palermo e Pescara, e lo considera parte integrante della sua filosofia anticonvenzionale: l’obiettivo è far lavorare i calciatori come se affrontassero una disabilità simulata, aumentando la concentrazione e migliorando i riflessi in campo. La pratica favorisce anche la gestione della fatica, poiché costringe il cervello a compensare i limiti fisici con strategie cognitive.

Gli allenatori sottolineano la necessità di applicare la tecnica in ambienti controllati, evitando rischi di collisioni dovuti alla visione ridotta. La seduta bendata offre inoltre un elemento ludico e motivazionale: i giovani giocatori affrontano esercizi insoliti, simili a sfide cognitive, mantenendo alto l’impegno e stimolando il team building.

Con l’avvicinarsi delle amichevoli contro Lussemburgo (già disputata) e Grecia, questo metodo potrebbe rivelarsi un vantaggio per gli Azzurri più giovani, migliorando rapidità di esecuzione, visione periferica e capacità di adattamento. Baldini punta a integrare corpo, mente e tattica, facendo della concentrazione e dell’intelligenza sensoriale un elemento chiave della preparazione.

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