Bari, una ripartenza fantasma: al 19 luglio la squadra ancora non c’è, e nemmeno l’entusiasmo | OneFootball

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·19 de julio de 2026

Bari, una ripartenza fantasma: al 19 luglio la squadra ancora non c’è, e nemmeno l’entusiasmo

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Il Bari è ripartito. O almeno, formalmente sì. Il pullman è arrivato a Roccaraso, Massimo Rastelli ha diretto i primi allenamenti e la stagione 2026/27 è ufficialmente iniziata. Ma basta fermarsi un attimo per rendersi conto di una realtà difficile da ignorare: al 19 luglio il Bari, semplicemente, non esiste ancora.

Per una società reduce da una retrocessione in Serie C e chiamata a un’immediata risalita, il quadro appare inevitabilmente preoccupante. Il ritiro, che dovrebbe rappresentare il momento in cui un gruppo inizia a costruire la propria identità, rischia invece di trasformarsi in un contenitore vuoto. L’ennesimo coi De Laurentiis al comando.


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Bari, un ritiro senza squadra

L’impressione è quella di un ritiro organizzato perché il calendario lo imponeva. Del resto la rosa è ancora totalmente incompleta. Molti dei giocatori presenti arrivano dalla Primavera, i reduci della passata stagione, culminata con una retrocessione che ha lasciato profonde ferite, hanno più di un orecchio al calciomercato. I rientri dai prestiti, chiamati a completare il gruppo, sono già stati tutti scartati, mentre diversi elementi sono aggregati in prova. Nel frattempo, i rinforzi destinati a cambiare volto alla squadra non sono ancora arrivati.

Per un allenatore che deve costruire meccanismi, gerarchie e identità di gioco, lavorare in queste condizioni significa inevitabilmente partire in salita. La società ha scelto una nuova struttura tecnica con Pierpaolo Marino direttore generale e Antonio Minadeo direttore sportivo. Le trattative non mancano e i nomi accostati al Bari sono numerosi, ma ad oggi il dato più evidente resta uno: Elia è il solo nuovo acquisto ufficiale che ha raggiunto Roccaraso per iniziare il lavoro con il gruppo. Forse i soli Esposito e Grgic potrebbero presto arrivare in Abruzzo, ma sarebbe comunque troppo poco.

Il clima che si respira attorno al Bari non è soltanto l’eredità della retrocessione. È anche la conseguenza di una ripartenza che, almeno per ora, fatica a trasmettere fiducia. I tifosi chiedevano segnali immediati, una risposta forte dopo una stagione fallimentare. Invece, i primi giorni di ritiro consegna l’immagine di una squadra ancora tutta da costruire, con molte caselle da riempire e poche certezze.

È normale che il mercato richieda tempo, ma è altrettanto normale che una piazza come Bari, reduce dalla delusione della retrocessione tra le più ignobili della propria storia, si aspettasse di vedere una programmazione più avanzata all’apertura della preparazione estiva.

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Adesso servono fatti

Il mercato è ancora lungo e c’è tutto il tempo per costruire una squadra competitiva. Sarebbe sbagliato emettere sentenze definitive a metà luglio. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare l’evidenza. Oggi il Bari è partito per il ritiro senza avere ancora un volto definito. E per una società che ha l’obbligo di vincere il campionato, questa non può essere considerata una situazione normale.

Le parole e le promesse non basteranno a cambiare il clima. Per invertire la rotta serviranno acquisti, idee e una squadra che inizi finalmente a prendere forma. Perché, ad oggi, più che una ripartenza, quella del Bari assomiglia ancora a un’attesa.

C’è poi un elemento che dovrebbe far riflettere più di ogni altro. Ai tifosi, oggi, sembra non interessare più nulla. O meglio, non interessa più ciò che fino a qualche anno fa era capace di mobilitare un’intera città. Il ritiro, gli allenamenti, i primi test, le indiscrezioni di mercato: tutto viene accolto con enorme distacco. È il sintomo di una frattura profonda tra la piazza e la società. Perché la contestazione fa rumore, l’indifferenza no. Ma è spesso molto più difficile da colmare.

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