Bonucci torna a parlare della Vecchia Signora: «Conte ci ha insegnato cosa vuol dire Juventus. BBC? Abbiamo segnato un’era». Poi il commento sul passaggio al Milan | OneFootball

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·16 de enero de 2026

Bonucci torna a parlare della Vecchia Signora: «Conte ci ha insegnato cosa vuol dire Juventus. BBC? Abbiamo segnato un’era». Poi il commento sul passaggio al Milan

Imagen del artículo:Bonucci torna a parlare della Vecchia Signora: «Conte ci ha insegnato cosa vuol dire Juventus. BBC? Abbiamo segnato un’era». Poi il commento sul passaggio al Milan

Bonucci racconta a Radio Tv Serie A l’arrivo a Torino, il rapporto con Buffon e Chiellini e la rivoluzione di Conte

L’ex capitano e colonna bianconera Leonardo Bonucci si è aperto a cuore aperto ai microfoni di Radio Serie A, ripercorrendo le tappe cruciali della sua leggendaria epopea a Torino. Il viaggio nei ricordi parte dal trasferimento del 2010, vissuto come un sogno ad occhi aperti: reduce dal Mondiale, Bonucci chiese di arrivare in ritiro in anticipo per immergersi subito nel mondo Juve. Nonostante un primo anno avaro di soddisfazioni, quella stagione difficile fu fondamentale per temprarlo in vista dell’avvento di Antonio Conte.

PAROLE «Nel periodo del trasferimento vivevo un sogno ad occhi aperti: avevo terminato il Mondiale in Sudafrica dove non avevo messo piede in campo e allora chiesi di arrivare qualche giorno prima a Torino per ambientarmi in modo da essere subito in condizione. Arrivare lì e vedere quel tipo di organizzazione e migliaia di tifosi in ritiro a sostenere la squadra mi sembrava un sogno. Passare dal Bari alla Juve è stato un salto importante ma ho avuto la fortuna di ambientarmi subito nello spogliatoio e di entrare presto in sintonia con i senatori, con il mister e con la dirigenza. Anche se fu un anno complicato a livello di risultati, a me ha dato delle risposte importanti per restare in bianconero e giocarmi le mie carte l’anno successivo, il primo di Conte».


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Bonucci sul passaggio al Milan: le dichiarazioni

La narrazione tocca poi la genesi tattica della celebre BBC, nata quasi per caso prima di una trasferta a Napoli. Il passaggio al 3-5-2, preparato in soli due giorni, trasformò Bonucci da terzino o centrale a quattro in un regista difensivo, svelando l’attenzione maniacale di Conte ai dettagli. L’intesa con Barzagli, Chiellini e Buffon divenne telepatica.

PAROLE «Penso che sia una parte del carattere che uno deve avere sempre, non è una qualità che si trova in giro. Nel corso degli anni impari tante cose dai punti di riferimento che incontri nello spogliatoio poi provi a farle tue e anche a modellarle a seconda della tua personalità. È un lavoro sicuramente difficile, devi capire quali sono le cose giuste da apprendere, io in questo senso sono stato fortunato perché alla Juventus ho avuto due modelli – Buffon e Del Piero – diversi tra di loro ma che erano le incarnazioni perfette di cosa significa essere un leader. Anche Antonio Conte in quanto a leadership non è secondo a nessuno: quando è arrivato ha stravolto la mentalità di tutti. Io ero arrivato in una Juve reduce da due settimi posti e prima ancora dalla Serie B, con Conte abbiamo capito cosa vuol dire essere Juventus e vincere con la Juventus: ci ha trasmesso una mentalità ben precisa dove come dice la famosa frase vincere è l’unica cosa che conta. Il mister ne è l’esempio perfetto: ancora oggi per un pareggio non ci dorme due notti, sicuramente lui a sua volta lo ha appreso dai suoi senatori durante la carriera da calciatore. La prima partita che abbiamo giocato tutti insieme è stata un po’ una sorpresa per noi. Avevamo giocato pochi giorni prima e andavamo a Napoli con il 3-5-2 ideato dal mister in appena due giorni. Successivamente, a mano a mano che continuavamo a scendere in campo insieme, tra di noi si sono creati sempre più automatismi. Io arrivavo da mesi dove avevo giocato poco e di colpo mi sono ritrovato titolare in una partita così importante e in un ruolo nuovo – avevo sempre giocato a 4 o terzino – e quella fu una scoperta incredibile del mister ma questo ti fa capire la sua attenzione ai dettagli per far rendere al meglio la squadra. Da lì poi è nata la nostra fortuna, poi va detto che dietro di noi c’era il portiere più forte del mondo. Ci sentiamo spesso, abbiamo addirittura un gruppo Whatsapp chiamato “I Fantastici 4” (Giorgio è “La Cosa” su quello andiamo sul sicuro). A parte Gigi che era già il numero uno noi tre ci siamo un po’ completati a vicenda: quello che mancava a uno veniva compensato dall’altro, ci siamo studiati a vicenda conoscendoci anche fuori dal campo e questo ci ha aiutato tantissimo nella carriera come si è visto dai risultati. Abbiamo sicuramente segnato un era. Milan? Ho fatto delle scelte che qualcuno non condividerà ma in quel momento per me era giusto lasciare il posto che consideravo casa, ovvero la Juventus. Non è stato certo facile ma senza quella decisione non sarei l’uomo che sono oggi e non avrei incontrato una persona così importante come Rino Gattuso. Nelle scelte che ho fatto io ho sempre cercato di portare le soluzioni mai problemi».

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