PianetaBari
·24 de abril de 2026
Cosa aspettarsi da Avellino-Bari

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Sono ormai mesi che, in casa Bari, si ricorre spesso alla retorica della partita decisiva, dell’ultima spiaggia per la formazione biancorossa. In parte non poteva che essere così, visto che ormai da tantissime giornate i galletti viaggiano costantemente nella zona rossa della classifica. Ma questa frase è ancor più vera ora, con sole tre gare restanti da giocare: la trasferta di Avellino (fischio d’inizio fissato alle 21) è il classico appuntamento che gli uomini di Moreno Longo non possono permettersi di fallire, nonostante tutte le insidie che nasconde il match del Partenio per il Bari.
Si tratterà infatti di una sfida caldissima, accesa già sui social nei giorni scorsi e resa ancor più viva dai risultati delle ultime giornate, che hanno permesso agli irpini di restare agganciati al treno playoff. Anche per questo servirà non solo un’ottima prestazione dal punto di vista tecnico, ma anche maturità caratteriale e agonistica per scendere in campo in un contesto che si preannuncia infuocato, contro un avversario che vuole giocarsi tutte le sue carte per accedere alla post-season.
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Copyright: U.S. Avellino 1912
Quello dell’Avellino è stato un campionato per certi versi strano, tipico di una Serie B che nella stagione in corso (ad eccezione delle prime quattro posizioni) appare livellata verso il basso, fattore che ha permesso anche a squadre dal rendimento altalenante di restare in corsa per obiettivi importanti. Con sole undici vittorie in trentacinque partite (e ben quattordici sconfitte), infatti, gli irpini sono in decima posizione, a una lunghezza di distanza dal Cesena, che occupa invece l’ottava.
A caratterizzare la stagione, del resto, è stata soprattutto la grande discontinuità della formazione di Davide Ballardini, capace di alternare lunghi periodi di digiuno (soprattutto a febbraio, prima dell’arrivo del nuovo tecnico) ad alcuni filotti che hanno permesso di guadagnare punti in classifica. L’anello debole resta la fase difensiva: con ben cinquantaquattro reti incassate, quella dei campani è la seconda retroguardia più battuta del campionato dopo quella del Bari. Nelle ultime sette partite, in ogni caso, sono arrivate quattro vittorie, alle quali si aggiunge il pareggio con il Catanzaro, grazie al gol nel finale del portiere Iannarilli. Occhio anche all’ex Favilli, che nella scorsa giornata ha ritrovato la via della rete.

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Proprio in virtù dei limiti in fase difensiva avuti dall’Avellino per tutto il campionato, il primo obiettivo di Ballardini è stato quello di blindare la retroguardia. Fin dal suo arrivo, il tecnico ha richiamato più volte in conferenza la necessità di un atteggiamento pragmatico, con una difesa compatta e tanti giocatori dietro la linea della palla. I risultati, da questo punto di vista, non sono sempre arrivati: in più occasioni la compagine irpina è sembrata lunga e con i reparti scollegati, scoprendosi vulnerabile in particolar modo sulle ripartenze avversarie.
Anche in fase offensiva la squadra di Ballardini cerca di mantenere un atteggiamento pragmatico, volto a cercare velocemente i giocatori offensivi. I tre elementi che compongono il reparto avanzato, infatti, tendono a giocare spesso vicini fra loro, in modo tale da essere un punto di riferimento per i palloni in verticale e per liberare spazio sulle corsie esterne, dalle quali partono i gol dei terzini. Una delle zone di maggiore qualità, però, è il centrocampo, sia nella zona del play con Palumbo, sia con le mezzali che garantiscono quantità ma soprattutto in finalizzazione grazie alla qualità di Sounas.
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