Costacurta sicuro: «Ancelotti e Guardiola i più grandi di sempre, Sacchi mi ha fatto capire una cosa. Questo Milan non è da scudetto» | OneFootball

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·16 de enero de 2026

Costacurta sicuro: «Ancelotti e Guardiola i più grandi di sempre, Sacchi mi ha fatto capire una cosa. Questo Milan non è da scudetto»

Imagen del artículo:Costacurta sicuro: «Ancelotti e Guardiola i più grandi di sempre, Sacchi mi ha fatto capire una cosa. Questo Milan non è da scudetto»

L’ex difensore del Milan, Alessandro Costacurta, ha detto la sua su diversi temi legati ai rossoneri e alla stagione in Serie A

Alessandro “Billy” Costacurta, 59 anni (ne compirà 60 ad aprile), è la memoria storica della difesa del Milan. Con 663 presenze in rossonero, siede sul podio dei più fedeli di sempre dietro Maldini e Baresi. Oggi opinionista di punta a Sky Sport, l’ex centrale analizza con Ivan Zazzaroni il calcio moderno, i maestri della panchina e le contraddizioni del talento, senza risparmiare critiche al “suo” Milan. Ecco le sue parole al Corriere dello Sport:

IL PODIO DELLE PRESENZE – «È un dato che mi lusinga. Sono dietro a icone come Paolo e Franco, parliamo di due tra i primi venti nella storia del calcio mondiale. È altrettanto vero che ne precedo altre, di leggende. Rivera su tutte. Seicento e passa partite nonostante i miei limiti».


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I LIMITI TECNICI E LA FORTUNA – «Di testa non ero forte e avevo il pe’ nde ghisa, il piede di ferro, come si dice dalle mie parti. Però ero veloce e sapevo leggere le situazioni, anticipavo le giocate degli altri. Arrivai al Milan nel momento migliore. Ho avuto fortuna. Paolo e Franco c’erano cresciuti, la maglia addosso a 16, 17 anni. Sono durato a lungo nonostante ogni anno arrivasse qualcuno forte. Nesta, Cafu, Stam. Anche a 35 anni riuscivo a ricavarmi degli spazi».

IL MODELLO FILIPPO GALLI – «Pippo era forte, l’hanno fregato gli infortuni. Quando Sacchi arrivò la prima cosa che mi disse fu questa: “Billy, tu non guardare Franco e Paolo, guarda Filippo. Osserva come riesce a stare con loro pur non possedendo le stesse, straordinarie doti”. Da quel momento Pippo divenne il mio idolo, il principale riferimento. Per applicazione, concentrazione, attenzione, un modello. Filippo, dopo Sacchi, è stato fondamentale. Loro mi hanno protetto e in fondo hanno corretto i miei errori così come in campo facevano Maldini e Baresi».

LA RIVOLUZIONE DI SACCHI E CAPELLO – «Mi ha fatto capire dove e come sarei migliorato se l’avessi seguito. All’inizio i suggerimenti mi erano sembrati troppo rigidi, quasi fiscali. Sistema il piede così, aggiusta la tua posizione sull’attaccante, di fianco, non dietro. In precedenza nessuno mi aveva insegnato a stare in campo, nemmeno il magnifico Liedholm. Il resto l’ha fatto Capello, lavorando sulla mentalità, sulla costanza».

I PIÙ GRANDI ALLENATORI DI SEMPRE – «Carlo. Carlo (Ancelotti, ndr) e poi Pep i più grandi. Subito dietro Cruijff che il calcio l’ha cambiato. E Arrigo. Sacchi ha provocato un autentico terremoto, è stato l’ispiratore del Rinascimento del calcio, e non solo di quello italiano, Arrigo è la figura-chiave, Leonardo Da Vinci».

ALLEGRI E MOURINHO – «Max conosce perfettamente il calcio e i calciatori, i tempi di gioco, sa come uscire da ogni situazione, le sue squadre sono capaci di soffrire nei momenti in cui è la sofferenza a prevalere. Allegri è uno che ti dà tante tracce da seguire, ma non è nei primi cinque. Mou non mi ha conquistato, vedere le sue squadre non mi è mai piaciuto. Sto parlando di chi ha centrato il triplete, di un grande. Ma non ha mai migliorato le squadre che ha allenato».

IL MILAN – «Secondo me il Milan non è da scudetto. Ha la coperta corta. Per caratteristiche dei suoi, soprattutto dietro, è costretto a difendere basso. Leao? Non sono un estimatore di Leao, non lo sono dalla prima ora. Insieme a tanti Palloni d’oro io ho giocato, tutta gente che metteva il proprio talento al servizio della squadra. Leao… aspetta che voglio trovare l’aggettivo giusto… ecco, enigmatico. Leao è enigmatico. Non ho mai capito se le cose che fa siano fini a sé stesse. È uno showman. È più uno showman, non sa giocare a calcio, per come lo intendo io».

LA NOVITÀ CRISTIAN CHIVU – «Chivu è intelligente, può diventare un grande allenatore. È camaleontico, mi piace come modula l’atteggiamento tattico della squadra all’interno della stessa partita. Sono belle anche le risposte che dà quando è in diretta con noi a Sky. Chivu mi intriga».

GESTORE O ALLENATORE? – «Ci sono allenatori da nazionale e altri da club. Pochissimi sono in grado di fare bene entrambe le cose. Sono convinto che Pep in nazionale non si esprimerebbe al meglio, ha bisogno di lavorare con la squadra tutti i giorni. Conte, ad esempio, è riuscito a far bene sia in Nazionale, alla quale ha aggiunto tre cose, sia nel club. Non così Spalletti. Spalletti è come Sacchi, come Gasperini. Sono allenatori che hanno bisogno del day by day per entrare nella testa della squadra. Antonio è davanti agli altri due».

IL DIFENSORE CHE GLI PIACE – «Mi piace Palestra. A Cagliari è costretto a giocare da quinto, ma per me è un eccellente terzino destro nei quattro».

PALESTRA NELLA NAZIONALE DI BALDINI – «Mi sa che a marzo lo perderà…».

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