Cristante apre il cuore: “Roma è una città di cui ti innamori subito” | OneFootball

Cristante apre il cuore: “Roma è una città di cui ti innamori subito” | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Pagine Romaniste

Pagine Romaniste

·11 de julio de 2026

Cristante apre il cuore: “Roma è una città di cui ti innamori subito”

Imagen del artículo:Cristante apre il cuore: “Roma è una città di cui ti innamori subito”

Bryan Cristante racconta il suo percorso nella Roma, il peso della piazza, la romanità e l’importanza dell’equilibrio dentro e fuori dal campo.

Chi ha detto che romani de Roma si nasce? Nato in Friuli e cresciuto a Milano, della Città Eterna Bryan Cristante, intervistato per SportWeek da Fabrizio Salvio, ha assorbito usi e costumi.


OneFootball Videos


Roma tra fascino e pressione: “Qui serve equilibrio”

Trecentosessantaquattro presenze nella Roma: quali sono le tre che salgono sul podio? “Le due finali di Coppa, sicuramente: quella di Conference che abbiamo vinto, ma anche l’altra di Europa League, persa ai rigori contro il Siviglia. Poi, senza andare troppo indietro nel tempo, l’ultima giornata di questo campionato a Verona, in cui ci siamo garantiti il ritorno in Champions”.

Otto anni a Roma pesano il doppio rispetto allo stesso periodo in un club e in una città diversi? “Roma è una città di cui ti innamori subito: già dal primo giorno rimani folgorato dalla sua bellezza. Lo stadio, poi, ti dà qualcosa in più, ma, di sicuro, questa è una piazza che richiede tanto e che non è sempre facile. Tutto quello che ti dà quando le cose vanno bene si trasforma in pressione, in un’urgenza che diventa stress e non è semplice da gestire se non arrivano i risultati”.

E come se ne esce? “Devi saper mantenere l’equilibrio. Qui si passa troppo velocemente dall’esaltazione alla depressione. È così che si compromette un’intera stagione”.

La vita nella Capitale e il rapporto con la romanità

Per strada passeggi tranquillamente oppure sei preso d’assalto dai tifosi? “Ormai conosco orari, zone e situazioni: ho imparato come funziona. So come muovermi, ecco. Girare per Trastevere mi rimane però un po’ più complicato. A Testaccio, invece, ci sono stato in incognito. Roma l’ho esplorata tutta, ma adesso ho i miei posti del cuore: non la giro più da turista, ma da residente. Da romano”.

E allora, quali sono questi posti del cuore? “Ho abitato tanti anni a Monteverde Vecchio, vicino a Villa Pamphili. Frequentavo le vie e i ristorantini della zona. Ci sono rimasto affezionato e mi piace ancora andare lì a cena. Se invece decido di andare in centro, devo pensare bene a quale zona scegliere”.

E come ci si adatta alla romanità, alle battute, alla goliardia dei romani? “Devi stare al gioco, farla diventare un po’ parte di te. Per quanto mi riguarda, non ho la cadenza romanesca, ma le battute in dialetto, anche qualche insulto, mi escono. Del resto ho avuto buoni maestri come Daniele De Rossi, Alessandro Florenzi e Lorenzo Pellegrini”.

Ti sei fatto degli amici fuori dal calcio? “Parecchi. Il barbiere, per esempio. Da quando sono arrivato è rimasto lo stesso. E sono tutti romanisti. Sia chiaro, io non avrei problemi ad avere un amico laziale. Però sanno che, soprattutto dopo le partite, non amo parlare di calcio: hanno imparato a non farmi troppe domande”.

Fascia di capitano e derby, due pesi diversi

Cosa significa essere capitano di una squadra come la Roma? “Sembrerà scontato, ma è davvero un onore essere il capitano di una squadra che porta il nome di una città enorme. Ho l’orgoglio, insieme a Pellegrini e Mancini, di trasmettere ai più giovani il senso di appartenenza a questo club così visceralmente legato alla gente che lo sostiene”.

E il derby? “La prima frase che mi sono sentito rivolgere appena sbarcato a Roma è stata: ‘Mi raccomando, il derby’. Capisci subito che è una partita diversa dalle altre, che va oltre i tre punti”.

Da Mou a Gasp: due tecnici, una mentalità vincente

Cosa ti ha dato Mourinho e cosa Gasperini? “Mourinho ha dato concretezza a tutta la squadra. Ci ha trasmesso il suo carisma, inculcandoci il concetto di vittoria, il bisogno di vincere. Gasperini è forte, c’è poco da fare. Io, che avevo già avuto la fortuna di averlo all’Atalanta, sapevo che bisogna solo andargli dietro perché è uno che ha fatto benissimo ovunque”.

Tra i due chi urla di più? “Bella lotta. Diciamo che in campo Gasp si fa sentire e, soprattutto, capire. Che tu sia inglese o cinese, che sia arrivato da un giorno o da una settimana, stai tranquillo che capisci subito cosa vuole da te”.

Di’ la verità: in partita con Gasp ci si diverte di più che con Mou. “Sono due modi di fare calcio, ma noi ci siamo divertiti anche con Mourinho. Certo, con Gasperini giochi un calcio offensivo, moderno: corri, attacchi, fai tanti gol, aggredisci e recuperi tanti palloni”.

Lo spirito di abnegazione e il valore dell’esperienza all’estero

Cosa ti rende così indispensabile per ogni tecnico che ti ha allenato? “Mi piace andare in campo, lavorare tutti i giorni ed essere sempre sul pezzo, fare quello che mi chiede l’allenatore. Fin da ragazzo ho sempre dato il 100%”.

Meglio più avanti o venti metri indietro? “Dipende dai momenti, dall’avversario. Se sto davanti riesco a tirare, ma se sto dietro recupero più palloni. Anche qui è una questione di equilibrio. Io, a 18 anni, sono andato in Portogallo e ho imparato subito che il mondo del calcio è bello, ma è un bel mondo di matti. Quindi ho capito in fretta come seguire una mia linea retta, ed è quella che mi ha portato fin qua”.

Tu a 18 anni in Portogallo, Palestra a 21 in Inghilterra. Ha fatto bene a scegliere il Chelsea? “Sì. Una volta era la Serie A il campionato più importante al mondo, ora invece è la Premier League. Tutti vogliono andare lì e, una volta che ci riesci, hai un’immagine diversa e cresci affrontando i più forti. L’estero ti apre la testa: maturi prima e in maniera diversa, ti confronti con altre lingue e culture. Rischi di non giocare? Fai in tempo a tornare indietro. Ma, se perdi quel treno, potresti non prenderlo più. Oggi ci sono tanti nostri giovani all’estero: penso che, più ne mandiamo, più ne trarrà giovamento il nostro calcio, Nazionale compresa”.

Ver detalles de la publicación