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·8 de febrero de 2026

Dai biglietti agli spot tv: quanto vale il Super Bowl e il confronto con la Champions League

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Il Super Bowl non è semplicemente l’atto conclusivo della stagione NFL, non mette solo in palio il Vince Lombardi Trophy ogni anno come succederà stasera al Levi’s Stadium di Santa Clara (California) dopo la sfida tra Seattle Seahawks e New England Patriots (qui le informazioni su come seguirlo in diretta). Parliamo infatti di un colosso economico che ogni anno concentra in poche ore valori paragonabili al fatturato annuale di interi campionati sportivi.

Pubblicità, biglietteria, consumi, turismo, scommesse e visibilità globale si intrecciano in un evento che rappresenta l’apice del modello sportivo nordamericano. L’unico vero termine di paragone, per dimensioni e centralità simbolica, è la finale di Champions League, anche se i numeri raccontano due filosofie profondamente diverse.


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Gli spot televisivi da record

Il Super Bowl resta il contesto pubblicitario più prezioso al mondo. Per l’edizione dell’8 febbraio trasmessa da NBC, il prezzo di uno spot da 30 secondi ha raggiunto quota 10 milioni di dollari, con una media intorno agli 8 milioni, sostanzialmente in linea con il record dello scorso anno.

Il dato sull’audience spiega tutto. L’ultima finale è stata l’evento televisivo più visto di sempre negli Stati Uniti, con 128 milioni di spettatori complessivi tra tv tradizionale e streaming. Anche il digitale contribuisce al business: su Peacock parte degli spazi viene venduta a prezzi più accessibili, consentendo anche a inserzionisti locali di affacciarsi a un pubblico nazionale. Il risultato è un incasso stimato oltre i 600 milioni di dollari per le emittenti, un record assoluto per una singola trasmissione sportiva.

Biglietti con prezzo medio di oltre 8mila dollari

Il Super Bowl è anche uno degli eventi sportivi più costosi dal punto di vista dell’accesso allo stadio. Per la finale di Santa Clara, il prezzo medio dei biglietti sul mercato secondario si attesta a 8.230 dollari, il secondo valore più alto di sempre dopo il picco del 2024 a Las Vegas.

Il dato racconta un evento sempre più premium: i posti meno cari superano i 6.000 dollari, mentre il prezzo massimo registrato ha raggiunto 24.000 dollari a seduta per il livello club. La presenza dei New England Patriots, tornati al Super Bowl con un nuovo quarterback, ha contribuito a sostenere la domanda, così come la localizzazione californiana, con il 30% degli acquirenti proveniente dallo Stato ospitante.

A differenza della Champions League, dove l’UEFA tenta di calmierare i prezzi ufficiali e contrastare il secondary ticketing, il Super Bowl vive apertamente di una dinamica di mercato che spinge i valori verso l’alto.

La spinta ai consumi: dalle alette di pollo alla birra

L’impatto economico del Super Bowl non si ferma allo stadio. Negli Stati Uniti la partita è diventata un vero rito nazionale. Secondo i dati della Federazione USA del retail, 213 milioni di adulti americani seguiranno l’evento, con oltre la metà coinvolta in feste private o visioni collettive.

La spesa complessiva stimata raggiunge 20,2 miliardi di dollari, pari a quasi 95 dollari a persona, tra cibo, bevande, merchandising e decorazioni. L’immagine simbolo resta quella del consumo alimentare: durante la partita verranno mangiate 1,48 miliardi di chicken wings, un dato che da solo racconta la portata culturale dell’evento.

Quanto vale il Super Bowl: l’indotto per la città ospitante

Ospitare il Super Bowl significa anche un ritorno economico diretto per il territorio. Secondo il Bay Area Host Committee, l’edizione LX genererà un impatto stimato tra 370 e 630 milioni di dollari, sostenendo circa 5.000 posti di lavoro e attirando 90.000 visitatori da fuori regione.

È uno dei motivi per cui le città americane competono in modo aggressivo per aggiudicarsi l’evento, consapevoli della visibilità globale e degli effetti a cascata su turismo e servizi.

Dal punto di vista sportivo, vincere il Super Bowl ha un valore economico relativamente contenuto se confrontato con il resto del sistema. Ogni giocatore della squadra vincente incasserà 178.000 dollari, mentre ai finalisti sconfitti andranno 103.000 dollari. Bonus simbolici, in crescita costante, ma marginali rispetto al giro d’affari complessivo.

Molto più rilevante è invece il capitolo scommesse. L’American Gaming Association stima 1,76 miliardi di dollari giocati legalmente solo per questa partita, con un’espansione delle cosiddette scommesse “di contorno”, che includono anche ciò che verrà detto dai commentatori durante la diretta.

Halftime show, altro fattore economico chiave

Il halftime show è un altro tassello del modello Super Bowl. Gli artisti vengono pagati solo il minimo sindacale, mentre la NFL copre i costi di produzione. Il vero guadagno è l’esposizione globale: dopo la sua esibizione, Kendrick Lamar ha visto crescere del 173% gli stream negli Stati Uniti.

Per la lega, invece, il beneficio è immediato: Apple versa circa 50 milioni di dollari l’anno per la sponsorship del halftime show.

Quanto vale il Super Bowl? Il confronto con la finale di Champions League

Il confronto con la finale di Champions League mette in luce due mondi diversi. Dal punto di vista dell’audience globale, il calcio europeo vince nettamente: nel 2023 la finale ha raggiunto circa 450 milioni di spettatori complessivi, con una media di 150 milioni. Il Super Bowl resta invece un fenomeno fortemente americano, con 127 milioni di spettatori negli USA e una stima di 50–60 milioni nel resto del mondo.

La differenza si riflette nei ricavi complessivi delle competizioni. La NFL genera circa 14 miliardi di euro l’anno, contro i 3,9 miliardi della Champions League, soprattutto grazie a diritti televisivi molto più elevati. Il Super Bowl è così il punto più luminoso di una lega già ricchissima, mentre la finale di Champions rappresenta l’apice di un sistema più frammentato.

Anche l’indotto racconta due scale diverse: per Londra, sede della finale 2024 di Champions, si parlava di poco più di 75 milioni di euro, una cifra lontanissima da quella generata dal Super Bowl.

La distribuzione dei ricavi completa il quadro. La NFL redistribuisce circa 430 milioni di euro a ciascuna franchigia, mentre in Champions League il montepremi complessivo è di 2,4 miliardi, con un minimo per club intorno ai 25 milioni. Non a caso, 32 franchigie NFL figurano tra le prime 100 squadre sportive mondiali per valore, con i Dallas Cowboys in testa a 10,3 miliardi di dollari, contro i 6,2 miliardi del Manchester United.

Curiosamente, però, questo squilibrio non si riflette in modo lineare sugli stipendi degli atleti: secondo Forbes, il giocatore NFL più pagato, Patrick Mahomes, arriva a circa 80 milioni di dollari, meno dei 95 milioni stimati per Kylian Mbappé, protagonista della Champions League.

Due eventi globali, due modelli opposti: il Super Bowl come macchina economica perfettamente integrata, la Champions League come fenomeno planetario di audience. Numeri diversi, stessa conclusione: oggi lo sport non è più solo competizione, ma una delle industrie culturali più potenti del mondo.

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