Calcio e Finanza
·26 de marzo de 2026
Dal PIL ai ricavi FIGC: quanto vale la qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026

In partnership with
Yahoo sportsCalcio e Finanza
·26 de marzo de 2026

Ci risiamo: dopo il 2017 e il 2022, l’Italia scende nuovamente in campo per giocarsi la qualificazione alla Coppa del Mondo, passando dai playoff. Gli Azzurri di Gennaro Gattuso affronteranno questa sera, 26 marzo, l’Irlanda del Nord nel primo playoff, mentre l’eventuale gara decisiva si giocherà il 31 marzo contro la vincente tra Bosnia e Galles. In caso di qualificazione al Mondiale del 2026 in USA, Canada e Messico, la Nazionale tornerebbe a giocare il torneo dopo ben 12 anni.
Dando per scontato che l’aspetto sportivo supera qualsiasi traguardo, anche l’impatto economico di una qualificazione – come già evidenziato nell’editoriale dello scorso weekend – sarebbe significativo soprattutto per la Federcalcio e per l’intero sistema del calcio italiano. Sul piano macroeconomico, tuttavia, gli effetti non sono così evidenti. Già dopo la mancata qualificazione al Mondiale 2018, l’Ufficio studi di Confcommercio aveva sottolineato come l’assenza dell’Italia dalla rassegna iridata rappresentasse una perdita per il sistema calcistico nazionale, ma difficilmente misurabile in termini di PIL.
L’analisi osservava che persino la vittoria di un Mondiale o di un Europeo ha effetti modesti sulla crescita complessiva di un Paese. I casi di Spagna 2010, Italia 2006 e Spagna 2012 mostrano infatti come la crescita del PIL nell’anno del successo sia stata inferiore alla media della crescita internazionale. Il motivo è semplice: il PIL dipende da una moltitudine di fattori e una competizione sportiva incide solo marginalmente sull’economia complessiva.
Un effetto concreto può però vedersi sui consumi legati all’evento. In occasione di grandi tornei internazionali si registra tradizionalmente un aumento delle vendite di televisori di ultima generazione tra maggio e luglio degli anni pari (quelli in cui si disputa una grande competizione internazionale che interessa le squadre europee). Nel 2018, con l’Italia fuori dal Mondiale, questo incremento non si verificò. Tuttavia, anche questo impatto resta limitato sul PIL, perché gran parte di questi prodotti tecnologici è importata.
Diverso il discorso per la Federazione italiana gioco calcio. Il bilancio 2026 della FIGC, allo stato attuale, prevede un risultato negativo di circa 6,6 milioni di euro, ma la stima è stata costruita in modo prudenziale ipotizzando proprio la mancata qualificazione ai Mondiali. Nel documento contabile si legge infatti che il risultato di esercizio è stato calcolato senza includere i contributi FIFA previsti per l’accesso alla fase finale della competizione, né i maggiori ricavi legati alle sponsorizzazioni che scatterebbero in caso di qualificazione.
Il budget federale prevede per il 2026 un valore della produzione di circa 191,9 milioni di euro a fronte di costi per 189,1 milioni. Il margine operativo lordo è stimato a 9 milioni e quello operativo netto a 2,76 milioni, con un risultato ante imposte di 5,7 milioni e un carico fiscale di circa 12,4 milioni. Ma questi numeri, ha spiegato il presidente federale Gabriele Gravina, potrebbero cambiare sensibilmente se la Nazionale riuscisse a centrare l’obiettivo Mondiale.
Altri soggetti che subirebbero un contraccolpo economico sono quelli che hanno già scommesso sulla partecipazione dell’Italia ai Mondiale. Tra questi DAZN e Rai che prima ancora di sapere se la Nazionale sarà in America hanno investito per assicurarsi i diritti di trasmissione in Italia. È palese che qualora la squadra di Gattuso non ci andasse, gli ascolti e gli investimenti pubblicitari saranno inevitabilmente di gran lunga inferiori.
Tornando alla Federcalcio, la qualificazione attiverebbe innanzitutto i premi della FIFA. La sola partecipazione alla fase finale del Mondiale vale 10,5 milioni di dollari, cifra destinata ad aumentare in base al percorso nel torneo fino ad arrivare a circa 50 milioni in caso di vittoria del titolo.
A questo si aggiungono i ricavi commerciali. Diversi contratti di sponsorizzazione prevedono infatti clausole “malus” che riducono automaticamente i compensi nel caso in cui la Nazionale non si qualifichi al Mondiale. Nel budget 2026 la FIGC ha già contabilizzato una riduzione di circa 9,5 milioni di euro proprio per questo motivo.
I bilanci degli anni passati mostrano con chiarezza quanto la partecipazione alla Coppa del Mondo incida sulle entrate federali. Dopo il Mondiale 2010, ad esempio, nel bilancio 2011 i ricavi da sponsorizzazioni scesero di circa 10 milioni di euro: 7,7 milioni in meno tra corrispettivi e royalties e altri 2,7 milioni nelle operazioni permutative legate all’evento.
Nello stesso bilancio mancavano anche circa 6,9 milioni di contributi FIFA, collegati alla partecipazione dell’Italia al torneo in Sudafrica. Nel 2014, invece, la FIGC incassò circa 7,8 milioni di euro come proventi FIFA per la partecipazione al Mondiale in Brasile, ai quali si aggiunsero circa 2 milioni in più di royalties dallo sponsor tecnico grazie alla vendita di materiale ufficiale.
In sintesi, per l’economia italiana nel suo complesso la qualificazione ai Mondiali ha un impatto limitato. Per la FIGC e per il sistema commerciale che ruota attorno alla Nazionale, invece, la differenza è concreta: tra premi FIFA, sponsor e ricavi collegati all’evento, il ritorno economico immediato può valere decine di milioni di euro. È anche per questo che le due partite di playoff dei prossimi giorni rappresenteranno un passaggio decisivo per riportare l’Italia sul palcoscenico mondiale e riattivare quel flusso di ricavi che negli ultimi anni è mancato.









































