Di Canio: "Il nuovo allenatore della Lazio dovrà ricostruire appartenenza, entusiasmo e fiducia" | OneFootball

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·14 de junio de 2026

Di Canio: "Il nuovo allenatore della Lazio dovrà ricostruire appartenenza, entusiasmo e fiducia"

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In occasione della sfida a padel con Marco Amelia, Simone Barone e Stefano Fiore, Paolo Di Canio ha rilasciato alcune dichiarazioni a margine dell'evento andato in scena a Palermo.

Su Mancini-Malagò

Bisogna fare presto, perché siamo già in ritardo. Detto questo, l’idea di un progetto di lungo periodo mi convince. Ho sentito parlare di sei anni, ma per rigenerare davvero un sistema ne servono almeno dieci. L’esempio dell’Inghilterra è lì da vedere: hanno investito per anni e oggi continuano a produrre talenti in ogni reparto. Malagò è una persona che ha ottenuto risultati importanti nello sport italiano e conosce bene il sistema. Quanto a Mancini, qualcuno ricorda soltanto il finale della sua esperienza in Nazionale, ma non dimentichiamo che l’ultimo grande trofeo dell’Italia porta la sua firma. Abbiamo vinto un Europeo con una forte identità, grazie anche al lavoro straordinario di Gianluca Vialli nel creare uno spirito di famiglia. Credo che Mancini possa ancora trasmettere quel senso di appartenenza.

Su Gattuso alla Lazio

Gattuso? Chiunque arrivi alla Lazio deve considerarsi fortunato. È una piazza straordinaria, con una tifoseria meravigliosa. Il problema è che ai tifosi, negli ultimi tempi, è mancata l’illusione. E l’illusione è l’ultima cosa che resta a chi ama una squadra. Non parlo soltanto della speranza o del sogno: parlo della possibilità di immaginare che qualcosa di grande possa accadere. La società ha avuto anche dei meriti e dei risultati, questo va riconosciuto. Ma non c’è mai stata continuità e negli ultimi due anni la situazione è peggiorata e poi, se dovessero essere confermate forme di protesta con pochi abbonamenti e una presenza ridotta allo stadio, il lavoro dell’allenatore diventerebbe ancora più difficile. Puoi spiegare ai giocatori l’importanza della maglia, puoi motivarli ogni giorno, ma quando giochi in uno stadio vuoto o senti più i cori degli avversari che quelli dei tuoi tifosi, tutto diventa più complicato. Il compito di chi arriverà sulla panchina della Lazio sarà particolarmente complesso: dovrà ricostruire appartenenza, entusiasmo e fiducia.

Sul Mondiale

Chi vince? Se guardiamo al talento puro, la risposta è facile: la Francia. Uso un gioco di parole: ha una quantità di qualità individuale impressionante. Con i cinque cambi che incidono sempre di più nelle partite moderne, avere così tanto talento soprattutto dal centrocampo in su può fare la differenza in qualsiasi momento. Hanno esperienza, fisicità, tecnica. Però non li considero favoriti in maniera schiacciante come fanno molti, perché non sempre riescono a essere una vera squadra. Restano comunque davanti a tutti.

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