Calcio e Finanza
·2 de enero de 2026
Dialoghi con il City e screzi con lo staff: perché Maresca e il Chelsea si sono separati

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·2 de enero de 2026

Il 2026 si è aperto con la separazione ufficiale tra Enzo Maresca e il Chelsea, un’ipotesi che sembrava a dir poco inverosimile solo qualche mese fa, quando l’allenatore italiano si è laureato Campione del Mondo con i Blues negli USA. Una separazione – spiega il quotidiano inglese The Times – che è stata il risultato di una rapida e profonda rottura del rapporto di fiducia tra il tecnico e la dirigenza, maturata nel giro di poche settimane e accelerata da una serie di episodi pubblici e privati.
Il primo segnale evidente è arrivato dopo il pareggio per 2-2 contro il Bournemouth in campionato, quando Maresca non si è presentato davanti ai media, ufficialmente per motivi di salute. Una spiegazione che il club non ha ritenuto credibile e che è stata vissuta come un gesto poco professionale, soprattutto perché arrivava in un momento di forte tensione: la squadra era stata fischiata dai tifosi e l’allenatore aveva già suscitato malumori per la sostituzione di Cole Palmer, accolta con una reazione quasi ostile dello stadio. Questo episodio ha rappresentato l’ultimo strappo nei rapporti con i vertici.
In realtà, la crisi era iniziata prima e affondava le radici in una divergenza strutturale sulla gestione della rosa. Maresca chiedeva maggiore autonomia nelle scelte su titolari, sostituzioni e soprattutto minutaggio dei giocatori, ritenendo di non ricevere sufficiente supporto dal club. Il punto più delicato riguardava il rapporto con lo staff medico: secondo quanto emerso, l’allenatore voleva più margine per derogare alle indicazioni sanitarie che limitavano l’impiego di alcuni calciatori, in particolare quelli con una storia recente di infortuni come Reece James, Wesley Fofana, Pedro Neto e lo stesso Palmer, alle prese con un problema all’inguine. Il Chelsea, al contrario, ha sempre difeso una politica di rotazione rigida e l’indipendenza dell’area medica, considerata parte integrante del progetto sportivo.
La frattura è diventata pubblica dopo la vittoria per 2-0 sull’Everton del 13 dicembre, quando Maresca ha parlato apertamente di aver vissuto «le peggiori 48 ore» della sua esperienza al Chelsea, citando una «mancanza di supporto» senza mai chiarire a chi si riferisse. Un’uscita che ha colto di sorpresa la dirigenza e che è stata interpretata come deliberata, non come uno sfogo emotivo. In un club fortemente strutturato, con cinque direttori sportivi e un progetto centralizzato, rendere pubbliche le tensioni interne è stato visto come un errore grave.
A quel punto il rapporto si è deteriorato in modo irreversibile. Sul piano sportivo, i risultati hanno contribuito ad aggravare la situazione: dopo un buon novembre, dicembre è stato un mese disastroso, con appena sei punti raccolti in sei partite di campionato e prestazioni sempre più fragili dal punto di vista difensivo, con un numero elevato di occasioni concesse agli avversari. Il contesto ha reso la posizione dell’allenatore sempre più isolata.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivata la questione Manchester City. Maresca, che aveva cambiato agente passando a Jorge Mendes, è stato accostato a un possibile ritorno al City come erede di Pep Guardiola. Sebbene abbia pubblicamente smentito, è emerso che il suo entourage aveva effettivamente parlato con il club inglese e che Maresca avrebbe informato il Chelsea, dichiarandosi disposto a firmare un nuovo contratto se gliene fosse stato proposto uno.
Un passaggio giudicato molto negativamente dalla proprietà, anche perché Maresca era soltanto a 18 mesi trascorsi dalla firma di un contratto quinquennale, con scadenza al 2029. In precedenza, era stato anche accostato alla Juventus, alimentando ulteriormente la percezione di instabilità e scarso allineamento.
Alla vigilia di Capodanno, la situazione era ormai compromessa. I colloqui tra il Chelsea e l’agente di Maresca erano già in corso e, dopo ulteriori confronti il 1° gennaio, è arrivata la decisione di separarsi. La formula scelta — «separazione di comune accordo» — riflette la volontà di entrambe le parti di evitare lo scontro frontale: Maresca non è stato formalmente esonerato e avrebbe rinunciato a parte dell’indennizzo.
In sintesi, la fine dell’esperienza di Maresca al Chelsea non è stata determinata da un singolo episodio o solo dai risultati, ma da una incompatibilità profonda con il modello gestionale del club: centralità del progetto rispetto all’allenatore, controllo rigido su rotazioni e carichi di lavoro, gestione collettiva delle decisioni e intolleranza verso conflitti portati nello spazio pubblico. Quando queste divergenze sono emerse apertamente, la rottura è diventata inevitabile.









































