Donati: «Messi e Ronaldo possono trascinare Argentina e Portogallo, ma da soli non bastano. L’Olanda potrebbe faticare. Sul format ha ragione Infantino» – ESCLUSIVA e VIDEO | OneFootball

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·24 de junio de 2026

Donati: «Messi e Ronaldo possono trascinare Argentina e Portogallo, ma da soli non bastano. L’Olanda potrebbe faticare. Sul format ha ragione Infantino» – ESCLUSIVA e VIDEO

Imagen del artículo:Donati: «Messi e Ronaldo possono trascinare Argentina e Portogallo, ma da soli non bastano. L’Olanda potrebbe faticare. Sul format ha ragione Infantino» – ESCLUSIVA e VIDEO

Mondiali 2026, l’analisi esclusiva di Massimo Donati: dalle favorite per il titolo alle outsider, passando per Messi, Ronaldo e il nuovo format allargato

Massimo Donati ha parlato in esclusiva a CalcioNews24 per analizzare quanto visto finora ai Mondiali 2026 in corso tra Stati Uniti, Canada e Messico. L’ex centrocampista e attuale allenatore si è soffermato sul peso di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, sulle nazionali favorite per la vittoria finale, sulla crescita delle cosiddette squadre minori e sul nuovo format della competizione. Non manca poi una riflessione sulle possibili sorprese del torneo e su una nazionale che, secondo lui, potrebbe incontrare qualche difficoltà nella fase a eliminazione diretta.

Ciao Massimo. Partiamo dal botta e risposta Cristiano Ronaldo Messi. Pensi che Portogallo e Argentina possano arrivare in fondo alla competizione trascinate da questi due fenomeni senza tempo?


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«Iniziamo dicendo che Messi e Ronaldo sono ormai da parecchi anni al top, sono i numeri uno, anche se sono in due, sono i giocatori più rappresentativi, più forti, più determinanti sia per la nazionale che per le squadre di club per cui hanno giocato. Parliamo dei migliori giocatori di questa epoca ed è normale che si parli di loro, sia in positivo che in negativo, alla fine quando si è giocatori veramente importanti si si aspetta sempre un qualcosa di particolare, quando è positivo diventa quasi normalità, quando invece vengono un po’ a mancare si notano per l’altro aspetto. Quindi sono giocatori determinanti anche se alla fine nei giochi di squadra come è il calcio è il collettivo che diventa determinante perché poi vanno a supportare questi tipi di giocatori. Quindi possono arrivare in fondo, sì, sicuramente, senza dubbio, però poi sono i collettivi quelli che fanno la differenza e che ti permettono poi di arrivare fino in fondo. Da soli non ce la possono fare ma appunto devono essere accompagnati».

Guardando quanto visto finora, chi vedi oggi come favorita per arrivare fino in fondo?

«Ma allora diciamo che c’è stato qualche risultato anche un po’ sorprendente perché ci sono state nazionali chiamate minore, chiamiamole così, che si sono presentate molto organizzate e quindi certe partite sembravano scontate così scontate non lo sono state. Le squadre che possono vincere alla fine sono sempre le stesse, Francia, Argentina, Germania, poi ce ne sono altre che magari sono sulla carta un po’ sotto però come hai detto bene te più avanti arriveranno partite che poi verranno determinate da un episodio, da una giocata, da un qualcosa di particolare. Perché ripeto, il livello di organizzazione visto finora è, secondo me, molto importante, molto bello da vedere ed è bello anche vedere partite che non sono così scontate. Ecco, magari il Portogallo ieri ha fatto una vittoria più facile ma perché ha indirizzato subito la partita in una determinata maniera la partita si è resa più semplice. E quindi è un bel mondiale, è un bel mondiale da vedere, mi dispiace che non c’è l’Italia, ovviamente, però alla fine quello che si sta vedendo sono delle belle partite, delle squadre organizzate».

Finora abbiamo visto nazionali emergenti mettere in difficoltà squadre più quotate. Il livello del calcio internazionale si sta livellando oppure le grandi nazionali stanno attraversando una fase di ricambio generazionale?

«Ma non credo alla seconda cosa che hai detto, si crede che tutte le altre squadre si stanno preparando, si stanno evolvendo, hanno allenatori molto bravi, organizzati e preparati che portano le varie nazionali a crescere e a crescere di livello, a livello organizzativo, a livello difensivo, a livello di proposta di gioco. Quindi c’è una crescita, secondo me, globale di conoscenza del gioco, delle tattiche, di queste cose che poi ti permettono di competere con nazionali che sulla carta sono maggiori. E un altro dato importante, secondo me, sempre parlando delle squadre minori, sono la fame, la determinazione, la voglia di farsi vedere in una competizione, la competizione del calcio, la competizione più importante, perché ti dà una visibilità, un’opportunità incredibile per poi andare magari in squadre blasonate, che magari giocatori di nazionali minori non sono visti o sono in campionati con meno visibilità, hanno una determinazione, una voglia di far vedere che possono starci anche loro e di poter fare un salto importante e determinante. Questa cosa fa sì che appunto si presentano in campo anche contro giocatori veramente forti, nominati, famosi, che gli fa dare tutto ed è bello da vedere».

Sei quindi a favore del nuovo format allargato voluto da Infantino?

«Ma sì, nel senso più nazionali si vedono è meglio, sono nazionali che nella mia vita, ho sentito nominare poco, ma invece ci sono e sono anche bravi e quindi perché no, dare l’opportunità a più squadre di partecipare a un mondiale che è la competizione per eccellenza, secondo me è una cosa positiva. Dal punto di vista europeo, qua chiamo in gioco l’Italia che non è stata qualificata e alla fine è passata una squadra per girone, magari quello si poteva sistemare un po’ perché non è normale che alla fine l’Italia non ci sia. Poi è vero che ci sono stati i play-off e tutte quelle cose, però è stata un po’ limitante».

Da allenatore, qual è l’aspetto più difficile da gestire in un Mondiale?

«L’organizzazione senza dubbio, anche perché gli allenatori delle nazionali non hanno tantissimo tempo a disposizione durante l’anno per i campionati, per le tante competizioni che hanno i giocatori, però dare l’organizzazione e un’identità alle proprie squadre è fondamentale, questo vale per il nazionale ma vale per tutti gli allenatori. Cercare di dare più organizzazione possibile, dare identità, dare grande voglia, fiducia, determinazione di quello che si fa, poi quelle sono le cose che un allenatore può controllare, poi in campo se un giocatore sbaglia un gol, sbaglia un passaggio o il portiere sbaglia un intervento, quello ci può far poco, però quando riesci a dare queste cose riesci ad essere ben messo in campo e a fare la tua partita la maggior parte delle volte».

Quale nazionale potrebbe invece essere la vera outsider del torneo? A me viene in mente la Norvegia…

«Sì, anche io ho in mente quella, Norvegia e mi auguro anche la Scozia perché io ho vissuto la tanti anni, ho giocato lì e stasera è una partita complicata con il Brasile, se riesce a passare il turno secondo me ha dei giocatori, dei tifosi, un entusiasmo pazzesco per fare qualcosa di bello. Quindi queste due squadre, Norvegia e Scozia, mi auguro che possano fare qualcosa di importante perché mi stanno simpatici, sono gente dal grande cuore che danno tutto e queste cose le apprezzo».

C’è una nazionale che tutti stanno esaltando ma che, secondo lei, presenta limiti che potrebbero emergere nella fase a eliminazione diretta?

«Non mi viene in mente, però dico forse l’Olanda che ha fatto quattro punti fino adesso, però non sono sicuro sul proseguo di questa squadra, non chiedermi adesso di andare sullo specifico perché è un discorso un po’ più lungo, però secondo me l’Olanda presto potrebbe far fatica».

SI RINGRAZIA MASSIMO DONATI PER LA DISPONIBILITA’ DIMOSTRATA IN QUESTA INTERVISTA

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