Kickest
·22 de mayo de 2026
E se Cuesta ci avesse ingannato?

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·22 de mayo de 2026

Il 19 giugno 2025 il calcio italiano accoglieva sulla panchina del Parma il più giovane allenatore della storia del campionato dal dopoguerra. Carlos Cuesta, all’epoca neanche 30enne, arrivava con l’aura del predestinato e un curriculum arricchito dall’apprendistato alla corte di Arteta. Gioventù, scuola spagnola, novità: premesse che destavano una certa curiosità, nella monotonia della Serie A.
Proprio per questo, ci siamo sentiti come traditi dal suo calcio ostruzionistico, che ogni settimana si mostrava sempre più integrato nel contesto anti-propositivo della nostra bassa classifica: difesa a 5, blocco basso, barricate, piazzati e palla lunga sulla punta. Nulla di nuovo, anzi.
Cuesta ha sfruttato il buon vento portando il Parma ad una salvezza agevole nonostante il 2° peggior organico per xG prodotti (30.48), i soli 27 gol realizzati e il 100% di vittorie con un solo gol di scarto. Il tutto, con 8 espulsioni a proprio favore e subendo 8 gol in meno rispetto ai 53 xG concessi (solo il Milan, con 8.29, beneficia di uno scarto maggiore). Consci delle cessioni che ha dovuto assorbire – Man, Leoni, Bonny, Sohm – e degli infortuni iniziali di Ondrejka e Frigan, non abbiamo mancato di sottolineare quanto fosse insostenibile, a lungo andare, un atteggiamento così difensivista, fondato sulla casualità dell’episodio.
Aspettavamo un segnale, qualcosa che ci facesse ricredere, che ci permettesse di vedere oltre. E proprio quando pensavamo che Cuesta non potesse essere nient’altro, Parma-Roma arriva come un’epifania a rivelarci che un futuro diverso, forse, è possibile. Già nel pre-partita, ai microfoni di DAZN, la lucidità con cui analizza il processo di adattamento, i cambiamenti e i compromessi che hanno portato la squadra ad assumere la sua forma esclusivamente pragmatica, sottende una visione profonda e tradisce una nota d’amarezza.
“Nelle prime 6 giornate eravamo la squadra con il PPDA più basso (…) Poi abbiamo dovuto cambiare approccio. Abbiamo provato il 433 con gli esterni, ma non era la soluzione che ci aiutava di più”. Il focus resta appassionatamente ancorato ai concetti di gioco, dal palleggio per risalire in campo alla fiducia nei giocatori, punto fermo di una comunicazione all’insegna di una forte mentalità ed estremamente densa di idee.
Quelle che avremmo visto in campo, per la prima volta in stagione, nel secondo tempo del 2-3 del Tardini. Il Parma esce dalla tana in cui si era rifugiato per 35 giornate: dal pressing alto, con annesso recupero, scaturisce il pareggio; trova buone trame di gioco, aggiungendo qualità alla sua intensità, e dimostra di saper tenere il baricentro più avanzato, imponendo all’avversario una sensazione di pericolosità costante. Che siano le basi per una stagione diversa e più propositiva?
Vogliamo credere che Carlos Cuesta ci abbia ingannato con una prima stagione da villain, culminata in una salvezza machiavellica con la rosa più giovane del campionato (23.7 anni) e che dalla prossima, forte di un gruppo dall’identità consolidata, sarà in grado di tradurre in campo tutti gli argomenti rimasti in potenza. Il secondo tempo di Parma-Roma. Cuesta è la via.
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