Pagine Romaniste
·10 de abril de 2026
ESCLUSIVA – Leonardo Bocci: “Sono un tifoso passionale e amo gli eroi dell’ultimo scudetto. Su Dybala…”

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·10 de abril de 2026

Pagine Romaniste – Questo mese abbiamo avuto il piacere di ospitare l’eclettico artista romano Leonardo Bocci, che in una conversazione informale ci ha raccontato il suo modo di fare arte: un equilibrio tra leggerezza e profondità. La sua comicità, fortemente radicata nello stile romano, riesce infatti non solo a divertire, ma anche a offrire spunti di riflessione.
Ciao Leonardo, e benvenuto. Iniziamo dalla tua carriera, che spazia tra web, teatro e cinema. In base a quanto fatto sinora, come definiresti la tua identità artistica?
“Come si dice in questi casi, mi definisco un artista poliedrico. Io ho sempre voluto fare l’attore, fin da bambino.
Nelle prime fasi ho preso molte porte in faccia, come si dice in gergo. Poi, con l’avvento del web, verso il 2016/2017 mi sono detto perchè non provare?
In seguito ad una breve parentesi da giornalista sportivo (in un momento in cui ero troppo carico dello stress che questo difficile mondo comporta), in una scuola di recitazione ho conosciuto Lorenzo TIberia, con cui poi abbiamo deciso di creare gli Actual, che nel tempo è andato molto bene.
Dai social poi sono arrivati il teatro, e il cinema. Ma se devo dirti, il social è quello che mi ha permesso di farmi vedere, quindi oggi dico che mi piace spaziare ma quello a me più vicino rimane il web anche perchè mi permette di esprimermi a 360 gradi in tutto ciò che voglio.”
Quindi hai capito di voler fare l’attore sin da bambino?
“Si, dai 14 anni. Mi sarebbe piaciuto fare una strada più classica, di formazione, ma il social mi ha permesso di arrivare prima con tutti gli aspetti più rognosi del caso. Nel web spesso si viene visti come quelli che non studiano, invece ci sono tante persone brave e talentuose. E’ il linguaggio che diventa via via sempre più importante e continuerà secondo me ad esserlo in maniera maggiore rispetto ad altri mezzi di comunicazione.”
Sei un attore molto viscerale, anche in teatro, con Derealizzato, hai portato qualcosa di tuo, personale. Quanto è stato difficile farlo?
“Per come sono fatto io è stato semplice, io sono una persona molto estroversa, e raccontarlo probabilmente mi permette di esorcizzare un pò le cose anche in veste comica, ad esempio le mie ansie e i miei attacchi di panico passati. Ci posso giocare sopra e dare a chi non mi conosce una chiave di lettura in cui magari ci si può rivedere.
E’ molto bello perchè nel mentre racconti un personaggio, e lo arricchisci con fatti tuoi personali, la gente può immedesimarsi in quella situazione magari già vissuta sulla propria pelle nella vita reale, e reinterpretarla anche in chiave comica.
Sono davvero molto grato alla derealizzazione, portata in scena con grande entusiasmo. E poi aggiungo che il teatro ti fa crescere prima. Anche nei corsi a 14 anni, incontravo già persone più grandi, maturando esperienze con persone più esperte nel settore.”
C’è stato un maestro, un punto di riferimento che ti ha portato a fare questo mestiere?
“Ci sono due persone che mi hanno aiutato molto, quando ero più piccolo, e sono le persone con cui devo dire ho studiato di più, Sonia Barbadoro e Massimiliano Farao. Se parliamo di personalità artistiche ti dico Gigi Proietti, sempre stato un mio guru e spero un giorno di diventare come lui, anche se oggi sono altri tempi, sei più sotto l’occhio di tutti e occorre fare più attenzione.
Anche sui social è un attimo tra lo stare in alto e scendere, però è un mio obiettivo poter ricalcare almeno in piccola parte la sua carriera.
Persone invece con cui ho lavorato sicuramente Matteo Cirillo. E poi Antonio Albanese e Paola Cortellesi, che sono stati molto umani oltre che professionali.
Mi piacerebbe lavorare con Paolo Genovese, in una commedia in stile Immaturi (dove ci sono anche Luca e Paolo, Luisa Ranieri, Raoul Bova, e molti altri).”
In Ao, detto in romano, porti un lato sempre personale ma più riflessivo. Cosa ti ha spinto a scriverlo?
“Ao è stato il primo e lì raccontavo più me stesso, la mia famiglia, la romanità.
Era più uno spettacolo che trasportava quello che era stato sino a quel momento il mio percorso, Roma Nord, Roma Sud, quello che la gente si aspettava. Raccontavo di più che quel sono io, mentre in Derealizzato, un paio di anni dopo, non era neanche tutta farina del mio sacco ma interpretavo dei monologhi diversi scritti anche da altri (Antonio Agrestini e Matteo Cirillo).
Si può dire che sono collegati, è stata una sorta di evoluzione nel tempo.”
Hai esperienza anche a livello cinematografico, con Giulia, Gli Ospiti. Cosa ti ha lasciato il passaggio dal web al cinema?
“Quando faccio cinema ci sono più difficoltà, tra virgolette. Sento più ansia da prestazione del ciak. Devi fare bene in quel momento preciso mentre ti guardano tutti. Anche in teatro, ma qui te la puoi giocare di più trattandosi di un spettacolo lungo.
Però mi piace molto, vorrei fare un film basato un pò su quello che ho fatto sinora.
I miei sogni in primis poi sono vivere di social e viaggiare il mondo, continuare a fare video tutti i giorni e poter andare dove vuoi, avere più libertà che magari nel teatro e nel cinema non hai perchè devi stare in un posto preciso, fisso, circoscritto. Il fatto di legarmi troppo dopo un pò mi destabilizza, ho bisogno di esplorare strade diverse, sentirmi libero.
Nel teatro devi essere perfetto ma il cinema è più giudicante, non dagli spettatori ma più dal gruppo di lavoro attorno a te.
Sei più responsabilizzato, tra virgolette.
Detto questo fare film mi piacerebbe lo stesso.”
Preferisci ruoli brillanti comici o drammatici?
“Molti ritengono io sia un comico classico in stile stand-up- in realtà non punto a quello.
Far ridere è molto più difficile anche se sembra il contrario. Mi ispiro sempre a Gigi Proietti, che non era un comico ma un attore, sapeva far ridere ma anche far riflettere, piangere. Un maestro vero.
Mi piacerebbe diventare attore del calibro di Marco Giallini ad esempio, prestarmi alla commedia ma al tempo stesso saper emozionare, coinvolgere. Forse il termine comico in sè sminuisce un pò. Il web non ti da una chiave precisa di quello che sei, devi essere bravo tu a fare cose tue e a trasmettere man mano quello che vuoi che arrivi a chi ti sta guardando, senza pensare troppo all’algoritmo.”
Parliamo invece degli Actual. Cosa ti ha insegnato questa esperienza, che ricordi hai in merito?
“Gli Actual li porterò sempre nel cuore. Prima con serie romanista poi con gli Actual, ci siamo messi lì a scrivere con Lorenzo Tiberia, mettendoci in gioco in un progetto che poi mi ha portato a realizzare il mio sogno. Essere riconoscibile, non solo riconosciuto.
Se devo dirti ho raggiunto ciò che volevo, ovviamente poi ci sono altri traguardi, però mi sento molto soddisfatto. Il prossimo passo sarà confermarmi o elevarmi sempre con i piedi per terra, lavorando sodo ogni giorno.
Gli Actual li porterò con me per sempre.”
Ti senti più attore o creator?
“Penso che la parola creator sia meglio della parola influencer, perchè può comprendere tutto. Puoi essere tutto, e comprendere quindi più campi, compreso quello della recitazione, social come Facebook, Youtube, Instagram, dove sono molto attivo spesso insieme a Claudio Colica (Le Coliche). In questo momento sono di pari passo, ma la seconda è più adatta a descrivermi, almeno sinora.”
Il centro della tua carriera è la romanità. La consideri come identità, linguaggio o un tuo modo di raccontare il mondo?
“Il mondo visto da romano è diverso da tutti gli altri luoghi.
La romanità è raccontare sia in maniera divertente che malinconica, e penso sia la chiave più giusta. Un pò come anche la napoletanità. Ci punto molto cercando però di staccarmi dal fatto di essere stereotipato solo per quello.
Massimiliano Bruno, Paolo Genovese, Marco Giallini penso facciano questo.
Per restare in tema, la serie Romanzo Criminale (con, tra i tanti nomi di un cast stellare, Vinicio Marchioni, Francesco Montanari, Alessandro Roja, Daniela Virgilio e Andrea Sartoretti) credo rappresenti in pieno ciò che voglio dire. Quei personaggi, il modo di affrontarli, penso ispirino. Ognuno poi si ispira ad un altro, anche i grandi lo fanno.
Ti dico anche che la differenza Roma Nord vs Roma Sud non esiste neanche più, è solo un gioco narrativo su cui spaziare. La distinzione vera non c’è mai stata, era solo un modo geografico per descrivere i vari quartieri.”
Restando nella romanità, parliamo della Roma. Che tipo di tifoso sei?
“La seguo da tanto, sono legatissimo, guardo tutte le partite e sono passionale. La sosteniamo, noi tifosi, in ogni occasione, anche quando i risultati non sono favorevoli, ma sono fiducioso che anche questi arriveranno, con l’impegno e la giusta mentalità.
Anche quando sono preso dal lavoro cerco sempre di ritagliarmi del tempo per la mia squadra del cuore.”
Un giocatore che vorresti conoscere, sia del presente che del passato?
“Tralasciando Totti e De Rossi che ovviamente sono in cima e sono dei veri e propri miti viventi, io sono molto attaccato a Dybala. Ha riportato a Roma quella magia che mancava. L’ho conosciuto per vie traverse. Avevo girato un video in cui reagivo al suo acquisto, il video gli è stato mostrato e in seguito ho saputo essere stato da lui molto apprezzato.
Poi ci sono gli eroi dello scudetto. Come Vincenzo Montella, lo adoravo già da piccolo, insieme ovviamente a Totti e De Rossi, che non possono essere mai dimenticati.”
Se dovessi descriverti in una sola frase, come artista?
“A me piace molto come sai essere profondo, emotivo. E questo lo sto capendo man mano. Anche con i fan, mi piace condividere, fare foto, fa parte del lavoro e del mio modo di essere. Ti direi una frase che può sembrare banale, di Charlie Chaplin, “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso.”
Per il futuro cosa ti aspetta, ci sono progetti in arrivo?
“Sto scrivendo il mio nuovo spettacolo teatrale, continuo con i video, e vorrei riprendere il podcast “C’ho l’ansia”. In più, un altro progetto, nuovo, che però non posso ancora svelare per non spoilerare nulla.”









































