Esposito: «Avevo deciso di venire a Cagliari perché è una piazza piena di passione. Vive per il calcio. Mi piace il calore della gente!» | OneFootball

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·10 de junio de 2026

Esposito: «Avevo deciso di venire a Cagliari perché è una piazza piena di passione. Vive per il calcio. Mi piace il calore della gente!»

Imagen del artículo:Esposito: «Avevo deciso di venire a Cagliari perché è una piazza piena di passione. Vive per il calcio. Mi piace il calore della gente!»

Sebastiano Esposito, attaccante classe 2002 del Cagliari, ha rilasciato delle dichiarazioni sulla sua stagione in rossoblù e su tanto altro ancora

Sebastiano Esposito ha parlato ai canali ufficiali della Serie A facendo un bilancio dell’ultima stagione vissuta in Sardegna. Il giocatore del Cagliari si è espresso anche sulle proprie caratteristiche tecnico tattico e su fratelli Pio e Salvatore, giocatori di Inter e Sampdoria. Le sue parole:

PRESENTAZIONE«Sono Sebastiano Esposito, sono nato a Castellammare di Stabia il 2 luglio 2002. Gioco qui a Cagliari e diciamo che sono un attaccante».


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CARATTERISTICHE«Sono un giocatore atipico, mi piace andare a cercarmi lo spazio per creare fastidi alle difese avversarie. Mi piace svariare, mi piace rincorrere avversari, mi piace la fase difensiva. Però la cosa che mi piace di più è avere la palla ai piedi. Mi appassiona, cioè mi diverte avere la palla ai piedi, fare le giocate un po’ più difficili. Sono le mie caratteristiche, le cose che mi piacciono di più».

SCELTA CAGLIARI«Avevo deciso di venire a Cagliari per il clima, per l’ambiente, perché secondo me è una piazza piena di passione. Vive per il calcio. Però a me piacciono proprio le piazze calde, mi piace il calore della gente, mi piace andare allo stadio, vedere lo stadio pieno. Poi il mare, il sole, per un campano come me che è nato a Castellammare, quindi sul mare, è una cosa magnifica».

CALCIO E FAMIGLIA«Per me il calcio è tutto. Perché io sono nato con il pallone tra i piedi. Come dico sempre, io e i miei fratelli, grazie a papà, siamo cresciuti pane e pallone. Pio, sicuramente per la struttura che ha, è diventato un attaccante di peso, un numero 9. Salvatore nasce esterno, parlando di caratteristiche ha una tecnica sopraffina. Vede il gioco. È stato giusto, diciamo, metterlo lì a fare il regista della squadra».

SACRIFICI«Siamo usciti da una situazione economica o comunque di vita un po’ difficile. Quindi al pallone noi dobbiamo tutto. Il calcio è la nostra vita, era il nostro unico obiettivo e diciamo che ci siamo riusciti».

UNIPOL DOMUS«Siamo all’Unipol Domus, la nostra casa, la casa del Cagliari Calcio. Diciamo che quando attacchiamo di qua, sotto la nostra curva, la mia zona, o almeno quella che mi piace di più, è quella più vicina all’area, comunque tra l’area e il cerchio del centrocampo, verso sinistra, dove devo far gol o comunque creare qualche assist per i miei compagni».

DAL CAMPETTO ALLO STADIO«La distanza tra il campetto, il nostro campetto, e qua è tanta perché, come si dice in gergo, di pastasciutta ne abbiamo mangiata. Però allo stesso tempo è anche poca, perché comunque quello che accomuna il campetto a quello che vivevamo all’epoca, quando eravamo piccoli, a quello che viviamo oggi e a quello che vivo oggi è la passione: è sempre quella».

TALENTO E MENTALITÀ«Sicuramente il talento, la base del talento, ci deve essere. Però non basta, perché sicuramente ci deve essere una determinazione, una testa a fare il professionista che a volte non tutti riescono ad avere e riescono a mettere in pratica, un po’ il senso di responsabilità verso il tuo lavoro. E poi secondo me, come dico sempre, ci vuole un pizzico di fortuna».

QUARTIERE CICERONE 94«Parlo già del mio quartiere, del Cicerone, secondo me. Mi ricordo quando ero piccolo e facevo le partitine: di talento ce n’era veramente tanto. Cioè secondo me una decina da quel quartiere poteva uscire a fare la Serie A, la Serie B, la Serie C o comunque il calcio a livello professionistico. Però ci sono tante componenti, tra cui la fortuna e la mentalità che devi avere, che ti portano magari a fare delle scelte sbagliate. Sono tante componenti secondo me che ci devono essere, che ti devono capitare per diventare un calciatore ad alti livelli».

FRATELLI ESPOSITO«Noi abbiamo avuto la fortuna di incontrarci due anni fa, sia all’andata che al ritorno, in un Sampdoria-Spezia o uno Spezia-Sampdoria, dove loro due giocavano insieme allo Spezia e io giocavo nella Sampdoria. Hanno perso perché io sono il più forte della famiglia. Scherzo. Però, a parte gli scherzi, non ce lo saremmo mai immaginato onestamente. Cioè nel senso, sapevamo di avere una base di talento. Sicuramente l’abbiamo avuto tutti e tre, siamo stati bravi, ma siamo stati accompagnati dai nostri genitori alla grande, che sono stati un perno fondamentale per la nostra crescita e per il nostro cammino».

NUMERO 94«Il 94 è un numero speciale per noi. Oltre a me che ho il 94, ce l’hanno anche i miei fratelli perché rappresenta il nostro quartiere, che si chiama Cicerone 94. Rappresenta le nostre radici, la nostra provenienza, ci fa ricordare un po’ l’infanzia, da dove veniamo. Per noi è il quartiere più bello del mondo, anche se pieno di difficoltà. Noi ci teniamo a far vedere anche la nostra vicinanza a tutte le persone del nostro quartiere».

RADICI E SARDEGNA«Sicuramente questo rapporto che abbiamo noi fratelli con la nostra terra l’ho ritrovato anche qua, in una popolazione che è molto legata alle proprie radici, alla propria terra, e anche per questo ci sono tanti prodotti ai quali loro ci tengono tantissimo».

SOGNO NAZIONALE«Il sogno è arrivare sicuramente più lontano possibile. Cioè il sogno di ogni ragazzino è sicuramente vestire la maglia della Nazionale. Poi in famiglia in due ci sono già riusciti. Penso che non posso finire la carriera senza indossare la maglia della Nazionale. Penso che gli altri due mi prenderebbero in giro a vita, no?».

COSA DÀ E COSA TOGLIE IL CALCIO«Secondo me il calcio ti dà tanto, però ti toglie anche. Cioè il calcio ti dà, sicuramente ti fa crescere prima. Faccio un mio esempio: io ho 23 anni, ho già girato dieci città. Come fai a creare un’amicizia o un legame forte con una persona o con più persone? E sono fortunato ad avere dei fratelli, quindi di conseguenza magari quello che mi ha tolto la mia vita calcistica a livello di amicizie me l’ha data avendo la fortuna che mia mamma e mio padre abbiano fatto quattro figli».

CONSIGLIO AL SEBASTIANO PICCOLO«Quello che direi a Sebastiano piccolo è sicuramente quello di inseguire i propri sogni, anche se magari da piccolo fai fatica a crederci o comunque li vedi dei sogni un po’ irraggiungibili. Sicuramente credere nei propri sogni, in quello che si fa al cento per cento, e avere sempre la testa sulle spalle. Poi per il resto l’importante nella vita è la salute e sicuramente divertirsi, perché una volta che ti diverti, soprattutto in questo ambito, vivi la vita al di fuori del tuo lavoro con più spensieratezza, con più serenità».

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