PianetaSerieB
·26 de febrero de 2026
Fedele al Calcio – Da Giorgini a Correia, passando per Cacciamani e Dos Santos: nessuno in Serie B ha le intuizioni di Lovisa

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·26 de febrero de 2026

La sottolineatura dei meriti, anche quando ripetuta, non è una dinamica da presentare come superficiale. In un comparto, quello del calcio, dove talento e preparazione – in qualsivoglia categoria – decidono con eccessiva frequenza di indossare maschere per confondersi e disperdersi, le belle storie, che inevitabilmente hanno protagonisti di valore, non vanno mai messe alla porta.
Un’introduzione di questo tipo serve a giustificare l’ennesimo articolo in cui si evidenzia il percorso di Matteo Lovisa, che oramai da qualche anno è piacevolmente accompagnato da coccarde che ciclicamente ne certificano lo status. Giovane, eppure già navigato e vincente, targhe spesso consegnate a chi fa dell’esperienza una questione anagrafica.
Nato – nel calcio e non solo, chiaramente – come figlio di Mauro, ex presidente del Pordenone, con cui ha condiviso anni di formazione, successi e cadute, oggi – augurando che tale licenza sia concessa al sottoscritto – è Mauro a essere il padre di Matteo. Un gioco di parole per ribaltare una verticalità che il tempo ha convintamente smentito. Lovisa Junior, che avrà senza alcun dubbio inizialmente beneficiato di una fast track, ha mostrato un contenuto molto più ampio di chi, invece, crede che non serva altro quando gli astri sembrano allinearsi correttamente (tra l’altro, a onor di cronaca, quello che era un vantaggio si è poi rivelato come un potenziale macigno, in virtù del cupo epilogo del club neroverde).
Tornando al presente, Lovisa ha innestato nella Juve Stabia una mentalità proattiva, fatta di intuizioni, scelte non accompagnate dai fari della mediaticità eppure imbevute di logicità, competenza nella sua forma più pura. Le Vespe nella scorsa stagione hanno incantato l’Italia intera, e in quest’annata hanno confermato che l’apparente casualità, quando confermata, diventa certezza.
La direzione dell’orchestra, affidata a Ignazio Abate, è stato il primo coup de théâtre dopo l’eccellente mandato di Guido Pagliuca: esonerato a Terni, Abate ha rapidamente dimostrato di poter dare seguito a un’idea, quella di voler e poter giocare un calcio propositivo al di là di qualsiasi parametro economico.
Calando il discorso sui calciatori, le operazioni Giorgini (uno dei migliori difensori del campionato, eppure stranamente poco considerato dai più), Correia, Carissoni, così come i prestiti di finissima qualità come Cacciamani, Gabrielloni, Zeroli e diversi altri, manifestano in maniera concreta una qualità purtroppo infrequente: la capacità di saper intrecciare le caratteristiche dei calciatori – più o meno conosciuti che essi siano – con le richieste dell’allenatore e, al contempo, con la filosofia societaria. Lovisa, in questi abbinamenti, è stato (ed è) magistrale. La percezione, vivisezionandone l’operato, è che abbia una tangibile abilità di saper riempire le caselle sempre nella maniera corretta.
Una continuità di rendimento, quella del DS, che nasce da una mescolanza di virtù: conoscenza della materia, studio, intuito, relazioni e – ci perdonerete per l’ovvietà, ma così non è – la padronanza della quintessenza del suo mestiere: vedere le partite. Lovisa monitora in maniera scrupolosa la Serie C, con un occhio anche ai campionati ancora inferiori (l’operazione Luz DosSantos, a tal proposito, è stata ragguardevole).
Il campo, come il calcio mai dimenticherà di far notare, assegnerà i verdetti. Ciononostante, ci sono riconoscimenti da poter (e dover) attribuire al di là dell’esito sportivo: il caso di Matteo Lovisa, un Direttore Sportivo che conosce e riconosce il calcio, è assolutamente indicato.







































