Calcionews24
·15 de abril de 2026
Gravina a Le Iene rompe il silenzio: «Amareggiato per non aver dato ai nostri tifosi un risultato che meritavano ma non accetto che qualcuno si permetta di definirmi indegno!»

In partnership with
Yahoo sportsCalcionews24
·15 de abril de 2026

Il presidente dimissionario della FIGC, Gabriele Gravina, ha deciso di rompere il silenzio in un momento di enorme difficoltà per il calcio italiano. In una lunga e intensa intervista concessa al programma televisivo ‘Le Iene’, in onda questa sera su Italia 1, l’ex numero uno della Federazione ha tracciato un bilancio conclusivo della sua gestione, rispondendo alle aspre critiche ricevute nelle ultime settimane in seguito alle delusioni sul campo.
Il dirigente ha espresso tutto il suo dispiacere per l’epilogo del suo mandato, ammettendo un ritardo nelle tempistiche delle proprie dimissioni: “Mi sento amareggiato per non aver dato ai nostri tifosi un risultato che meritavano e soprattutto per non aver scelto prima di andare via nel momento in cui mi sono reso conto che tutto quello che è stato fatto non poteva essere migliorato”.
Tuttavia, Gravina ha difeso con orgoglio la sua eredità, respingendo fermamente gli attacchi personali: “Quello che non posso accettare è che qualcuno si permetta a ogni livello di definirmi indegno“. Ha poi elencato i successi della sua era: “Cosa è stato fatto? Delle cose molto interessanti sotto il profilo dell’equilibrio economico-finanziario, sotto la presidenza Gravina è arrivata la co-assegnazione di Euro2032, il terzo evento sportivo più seguito al mondo. La gente forse ha dimenticato il lavoro straordinario che è stato fatto: dopo 53 anni abbiamo vinto l’Europeo, l’Under 17 ha vinto per la prima volta gli Europei“.
Sulla dolorosa terza esclusione consecutiva dalla Coppa del Mondo, Gravina ha puntato il dito sull’impiego dei giovani: “Purtroppo produciamo talenti ma non vengono utilizzati, abbiamo il 70% di stranieri e solo il 30% di giocatori selezionabili“. Riguardo alla responsabilità dei club di Serie A, ha aggiunto: “Le nostre società sono aziende e rispondono all’economia di mercato. Non si può pensare di obbligarle ad adottare scelte imprenditoriali differenti. Si può lavorare a livello culturale, attivando meccanismi di incentivi, altrimenti non c’è possibilità di intervento”.
Infine, ha voluto spegnere la polemica nata dopo la partita con la Bosnia sulle sue dichiarazioni riguardo gli altri sport. Ha precisato il senso tecnico della sua frase: “La distinzione era a livello di regolamento, di norme che dispongono l’obbligatorietà dei giovani in campo selezionabili, per il professionismo non è consentito“. E ha chiuso con un messaggio di rispetto per l’intero movimento sportivo italiano: “. Ammiro il lavoro degli atleti di altre discipline, il loro sacrificio, i loro risultati, non volevo mortificare nè offendere nessuno“.









































