Calcio e Finanza
·3 de abril de 2026
Il governo non molla: resta l’idea del commissariamento per la FIGC

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Le dimissioni di Gabriele Gravina da presidente della FIGC, con conseguente inizio della ricerca del suo successore, hanno aperto la campagna elettorale per il successore, anche se ufficialmente questa aprirà tra 40 giorni. Inoltre, il numero uno uscente non è affatto fuori dai giochi, visto che rimane una certa influenza su alcune componenti federali e quindi potrà premere per scegliere di fatto il nuovo vertice del calcio italiano. Ma sullo sfondo non è sparita del tutto l’ipotesi commissarimento.
Come riporta l’edizione odierna del La Repubblica, nelle intenzioni di Gravina ci sarebbe quello di sponsorizzare il nome di Giancarlo Abete, numero uno della FIGC dal 2007 al 2014 e attuale presidente della Lega Nazionale Dilettanti dal 2022. Inoltre, ci sarebbe un sentimento di rivalsa rispetto a chi ne ha di fatto stabilito l’uscita dalla FIGC: quel ministro Andrea Abodi che ha chiesto pubblicamente le dimissioni all’indomani della mancata qualificazione della Nazionali ai prossimi Mondiali.
Proprio per questo, passando da grande alleato (Gravina propose lo stesso Abodi per la FIGC nel 2017) a primo rivale, l’ex numero uno della Federcalcio tenterebbe di accordarsi con l’altro grande candidato, ancora non in maniera ufficiale, Giovanni Malagò, ex presidente del CONI. Negli ultimi mesi del suo mandato, non più rinnovabile per il raggiunto limite di permanenza, il rapporto fra Malagò e Abodi si è decisamente incrinato, vista anche l’immobilità del ministro nell’adoperarsi per un terzo mandato di Malagò al CONI. Una doppia opzione politica per Gravina, che testimonia quanto l’ex presidente FIGC abbia ancora una certa influenza.
Nel frattempo, Malagò sta muovendo i primi passi per rafforzare la sua candidatura, l’ufficialità deve arrivare entro il 13 maggio con le elezioni che sono state fissate per il 22 giugno. L’ex numero uno del CONI ha allacciato i rapporti, oltre che con Aurelio De Laurentiis che lo ha definito «amico di lunga data» di recente, anche con altri club di Serie A. Un ritorno dello sport è una opzione che affascina sensibilmente Malagò, che è anche in attesa di capire se il sogno Olimpiadi a Roma possa essere finalmente percorso.
Ma, al momento, per Malagò si tratta di mettere a segno una rimonta, un po’ come quella conclusa in maniera positiva nel 2013 quando divenne presidente del CONI superando al fotofinish il grande favorito Raffaele Pagnozzi. Ma come detto il lavoro di pubbliche relazioni in vista delle elezioni è già partite e l’obiettivo è arrivare al 13 maggio, giorno ultimo per candidarsi, avendo di fatto blindato la vittoria, grazie all’appoggio dei fedelissimi di Gravina – Dilettanti, calciatori e allenatori –, ma anche della Serie A, per una maggioranza praticamente inattaccabile.
Un lavoro contro il tempo anche per evitare inserimenti dell’ultimo minuto di candidati al momento fuori dai radar. In primis, in questa lista, ci sarebbe il presidente della Lega Pro Matteo Marani. Poi gli stessi calciatori sperano che in questa impasse si apra finalmente il pertugio per avanzare una candidatura solida di un proprio candidato. E qui il nome che ritorna è quello di Demetrio Albertini, già vice presidente nella Federcalcio a guida Abete dal 2007 al 2014 e poi a capo del settore tecnico della FIGC dal 2019 al 2021. L’ex centrocampista del Milan sa che per avere speranze la sua candidatura deve essere presentata da una componente forte. Quando un nome è stato indicato dall’Assocalciatori, il sistema si è chiuso a riccio per respingerlo: l’ha sperimentato lui stesso nel 2014 e Damiano Tommasi nel 2018. Discorso diverso però se a presentare Albertini fosse la Lega Dilettanti.
Ma attenzione, perché come detto all’inizio non è da escludere del tutto l’ipotesi del commissariamento, neutralizzata al momento dalle dimissioni di Gravina ma tutt’altro che tramontata. Il ministro Abodi, investito della missione direttamente dai vertici del governo, ha incassato il “no” al commissariamento dal presidente del CONI Luciano Buonfiglio, ma non si è arreso.
E una possibilità è ancora sul tavolo: lavorare perché l’elezione si tramuti in un nulla di fatto. È successo a gennaio 2018, dopo la prima esclusione dai Mondiali: tre candidati alla presidenza a contendersi il voto — erano Damiano Tommasi, oggi sindaco di Verona, Cosimo Sibilia e proprio Gabriele Gravina — e nessuno capace di prendersi neanche la maggioranza semplice. In questo stallo, l’allora presidente del CONI Malagò fu costretto a commissariare la Federcalcio. Un precedente che fa scuola e che il governo è pronto a sfruttare.
(Image credit: DepositPhotos.com)









































