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·9 de febrero de 2026

Il manuale del centravanti in 171 gol: Lautaro raggiunge Boninsegna

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171 gol, 171 urla di gioia: Lautaro Martinez continua a stupire, a emozionare e scrivere nuove pagine del libro dei record nerazzurri. L’anno scorso Nyers e Lorenzi, in questa stagione Cevenini, Mazzola e ora Boninsegna: ancora una volta il capitano si trova davanti a uno dei monumenti della storia nerazzurra, accostandosi con rispetto e umiltà. Eppure i numeri parlano chiaro: Lautaro ha raggiunto Bonimba ed è salito sul podio della classifica dei migliori marcatori interisti di sempre. Un terzo posto condiviso, che connette l’argentino e Boninsegna, due attaccanti molto simili nello stile, nella potenza, nell’energia dimostrata in campo. Il gol segnato dal Toro contro il Sassuolo ci permette di sfogliare ancora una volta l’album dei ricordi per raccontare la storia di Bonimba, il prototipo del centravanti perfetto da 171 reti in nerazzurro (alcune classifiche riportano 173 conteggiando due reti segnate nel Trofeo Armando Picchi del 1971).

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ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2026


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Simbolo di un’epoca e bomber implacabile, Roberto Boninsegna è nato a Mantova il 13 novembre 1943, ma il suo destino è da sempre legato a un pallone. “Sono nato su un campo da calcio, perché mia mamma andava a vedere il Mantova al Martelli quando era incinta di otto mesi”: lui stesso ama ricordare questo aneddoto, per spiegare come questo sport sia parte integrante del suo DNA. Un DNA che però ha due colori ben precisi: il nero e l’azzurro, come quella maglia di lana che indossava da bambino sotto la divisa della Sant’Egidio, la sua prima squadra nel calcio dell’oratorio. La passione per l’Inter, le domeniche in pullman per arrivare a Milano e ammirare le imprese di Lennart Skoglund, Istvan Nyers e Benito Lorenzi: idoli, esempi e modelli che in futuro il piccolo Roberto avrebbe inseguito e superato. Entrato nel settore giovanile a 14 anni Boninsegna conosce i suoi beniamini e inizia a vivere il sogno che l’accompagnava fin dall’infanzia.

Nelle giovanili cresce sotto l’occhio vigile di Giuseppe Meazza, altro leggendario attaccante nerazzurro, e da lontano osserva la Grande Inter crescere e dominare il Mondo. All’epoca però non era ancora arrivato il suo momento in nerazzurro: Boninsegna gira l’Italia tra Prato, Potenza, Varese e Cagliari, con una parentesi americana a Chicago. Nel 1969 torna finalmente in nerazzurro, quando il Cagliari decide di venderlo ai nerazzurri in cambio di Angelo Domenghini, Sergio Gori e Cesare Poli. Boninsegna è chiamato a diventare il nuovo grande centravanti dell’Inter, un ruolo scomodo da ricoprire e che porta con sé aspettative altissime.

La leggenda di Bonimba però era già nata in Sardegna: il soprannome l’ha inventato Gianni Brera, fondendo il suo nome con quello di Bagonghi, il nano del circo, perché lo stile di corsa di Roberto lo faceva sembrare più basso di come fosse davvero. Lo stesso giornalista ammise: “Nano l’ho battezzato e nano resta. Un nano gigante, però”. All’Inter il suo sogno da bambino diventa finalmente realtà: Boninsegna gioca per la squadra per cui ha sempre tifato. Sette anni, una valanga di gol: Roberto è un attaccante completo, può segnare in tutti i modi.

Vive per il gol Boninsegna, con il numero 9 sulla schiena e i lunghi capelli al vento: potente, veloce, dotato di un sinistro al fulmicotone, Bonimba riscrive le regole del manuale del centravanti. 281 presenze, 171 gol, uno Scudetto indimenticabile nel 1970/71 vinto in rimonta sul Milan grazie alle sue reti. Quell’anno Boninsegna è il capocannoniere della Serie A con 24 gol: tra questi ci sono autentici pezzi di bravura nati grazie all’impareggiabile fiuto del gol dell’attaccante mantovano. Basti pensare al tuffo di testa contro il Napoli sfidando il pericoloso intervento del difensore Panzanato, per non citare la straordinaria rovesciata messa a segno contro il Foggia nel giorno della vittoria: un gesto entrato per sempre nell’immaginario collettivo grazie al film di Ligabue Radiofreccia, dove Stefano Accorsi interpreta un deejay che ha come idolo l’attaccante nerazzurro: “Credo nelle rovesciate di Bonimba”.

Il gol è un’ossessione per Boninsegna, un pensiero fisso che ancora oggi accompagna il leggendario centravanti nerazzurro: lo si capisce quando ci tiene a ricordare quanto sia importante la sua media gol di 0,6 a partita, seconda solo a Meazza tra i primi cinque marcatori della storia interista, oppure quando si rammarica di aver vinto solo due titoli di capocannoniere del campionato perché nel 1973/74 non gli venne assegnato quello che negli almanacchi risulta come autogol di Ceccarelli in una sfida contro il Cesena.

Una carriera lunga e straordinaria, che ha attraversato altri momenti indimenticabili, come la cavalcata in Coppa dei Campioni del 1971/72, dove Bonimba divenne suo malgrado protagonista agli ottavi quando venne colpito da una lattina nella famosa partita in casa del Borussia Monchengladbach, terminata 7-1 e poi ripetuta a Berlino. Una cavalcata terminata in finale contro l’Ajax di Cruijff, una delle due partite che Roberto vorrebbe rigiocare, insieme alla finale del Mondiale 1970 persa contro il Brasile, in cui Boninsegna segnò il momentaneo gol del pareggio.

Nel 1976 Bonimba si trasferisce alla Juventus nonostante il suo rifiuto dovuto al bruciante amore per i colori nerazzurri: dopo tre anni passa all’Hellas Verona, dove concluderà la sua carriera ad alto livello prima di passare alla Viadanese.

Volevo l’Inter perché sono interista: qui ho giocato e segnato per sette anni, ho lottato e vinto con la squadra del mio cuore

La voglia di lottare, lo spirito di sacrificio e la grinta messa in campo su ogni pallone: le stesse caratteristiche che possiamo riscontrare oggigiorno vedendo giocare Lautaro Martinez. Due attaccanti simili, prototipi di attaccanti totali che hanno contribuito a scrivere pagine del manuale del centravanti perfetto: ora Roberto Boninsegna è in buonissima compagnia sul terzo gradino del podio dei migliori marcatori di sempre. I due si sono incontrati a San Siro un paio di mesi fa, quando Bonimba ha sussurrato parole di stima all’orecchio del capitano nerazzurro prima di vederlo andare a segno contro il Como.

Ora Bonimba e il Toro sono idealmente insieme di nuovo, uniti dai 171 gol segnati con la maglia dell’Inter.

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