DirettaCalcioMercato
·16 de abril de 2026
Iran al Mondiale 2026? Infantino mette la parola fine: “Verrà, è sicuro!”

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Le nubi dell’incertezza si diradano sopra la partecipazione dell’Iran al Mondiale 2026. Nonostante il clima geopolitico incandescente, il presidente della FIFA Gianni Infantino ha messo la parola fine alle speculazioni durante una conferenza economica a Washington. Il messaggio è stato tanto semplice quanto perentorio: l’Iran ha conquistato il posto sul campo e sarà regolarmente ai nastri di partenza l’11 giugno. Secondo il numero uno del calcio mondiale, i giocatori rappresentano il proprio popolo e il loro desiderio di partecipare non può essere calpestato dalle tensioni internazionali. Ecco le sue parole rilasciate in una conferenza economica organizzata dalla CNBC.
In un intervento che ha cercato di equilibrare diplomazia e pragmatismo, Infantino ha ribadito la storica (e spesso discussa) posizione della FIFA. “Non viviamo sulla luna”, ha ammesso il presidente, riconoscendo implicitamente la delicatezza dei rapporti tra Teheran e Washington, ma ha sottolineato come il calcio abbia il dovere morale di costruire ponti laddove la diplomazia tradizionale fallisce. Per la FIFA, il Mondiale deve restare un terreno neutro dove la competizione agonistica prevale sui conflitti di potere. “L’Iran verrà, questo è sicuro. Rappresenta il suo popolo, si è qualificato e i giocatori vogliono partecipare. Lo sport dovrebbe essere separato dalla politica. Non viviamo sulla luna, ma se nessuno costruisce ponti, dobbiamo farlo noi”.
Il destino ha voluto che l’Iran debba giocare le sue tre partite della fase a gironi proprio sul suolo degli Stati Uniti, aggiungendo un carico di pressione mediatica e logistica non indifferente. La selezione asiatica debutterà il 16 giugno a Los Angeles contro la Nuova Zelanda, per poi spostarsi in un’altra località californiana il 21 giugno per affrontare il Belgio. L’ultima sfida del girone è prevista per il 27 giugno a Seattle contro l’Egitto. Sarà un tour de force tra California e Stato di Washington che metterà alla prova non solo la tenuta atletica dei giocatori, ma anche l’efficienza dei protocolli di sicurezza e accoglienza in un contesto internazionale tutt’altro che semplice.









































