Jacobelli: “Anche senza grandi traguardi il Bologna continua a crescere, Sartori e la voglia d’Europa le basi da cui ripartire. Ma per competere davvero serve lo stadio di proprietà” | OneFootball

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Zerocinquantuno

·16 de mayo de 2026

Jacobelli: “Anche senza grandi traguardi il Bologna continua a crescere, Sartori e la voglia d’Europa le basi da cui ripartire. Ma per competere davvero serve lo stadio di proprietà”

Imagen del artículo:Jacobelli: “Anche senza grandi traguardi il Bologna continua a crescere, Sartori e la voglia d’Europa le basi da cui ripartire. Ma per competere davvero serve lo stadio di proprietà”

Due giornate al termine del campionato 2025-2026 e poche ore ad Atalanta-Bologna, sfida sempre intrigante che però, su entrambi i versanti, si auspicava potesse valere qualcosa in più rispetto alla settima e all’ottava posizione attualmente occupate dalle due squadre, che hanno vissuto una stagione con troppi alti e bassi. Per un’analisi approfondita, con particolare focus sul BFC, oggi abbiamo contattato una delle firme più autorevoli del giornalismo sportivo italiano, Xavier Jacobelli, bergamasco con la Dea nel cuore che, nel corso della sua lunga e brillante carriera, ha sempre seguito con interesse e sincero affetto le vicende dei rossoblù.

Direttore, è un po’ deludente il fatto che questo Atalanta-Bologna valga ‘solo’ un settimo-ottavo posto? «No, per niente: bisogna essere capaci di distinguere una delusione dalla presa d’atto di una stagione che certamente, per quanto riguarda sia Bologna che Atalanta, non ha visto gli importanti traguardi raggiunti nelle scorse annate. Non sta però scritto da nessuna parte che risultati del genere siano automatici e in secondo luogo, riferendomi ai rossoblù, le soddisfazioni straordinarie e meritate degli ultimi anni possono rappresentare uno sprone per ripartire e provare a fare meglio. A mio avviso la crescita del Bologna, anche in campo internazionale, va rimarcata: le esperienze maturate sono di fondamentale importanza per il prosieguo di una società che da un punto di vista della gestione è invidiata e invidiabile».


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Le squadre sono reduci da due vittorie pesanti e per certi versi inaspettate contro Milan e Napoli: chi arriva meglio alla sfida di domani? «Entrambe si sono lasciate alle spalle una giornata particolarmente corroborante, con due successi esterni molto importanti. Mi aspetto una gara davvero equilibrata: l’Atalanta ha dei problemi in difesa con diversi titolari indisponibili, mentre al Bologna mancherà Lucumí, ma sono sicuro che gli allenatori faranno di necessità virtù e verrà fuori un match tutto da seguire. Per quanto il settimo posto sia quasi utopico, i rossoblù hanno comunque la possibilità di difendere l’ottavo in chiave Coppa Italia 2026-2027, garantendosi l’accesso direttamente agli ottavi. Una Coppa Italia che mi piacerebbe tanto arrivasse ad emulare in tutto e per tutto il modello e la formula della FA Cup, ma purtroppo In Italia questo tipo di idee cadono spesso nel vuoto».

Su entrambi gli allenatori, in maniera più o meno velata, pende un punto interrogativo: secondo lei come andrà a finire? «La risposta definitiva è difficile da dare: Palladino ha preso in mano a novembre una squadra tredicesima e l’ha portata al settimo posto e agli ottavi di Champions League, miglior italiana in questa stagione, però è chiaro che il rendimento degli ultimi due mesi abbia un po’ inficiato il suo ottimo operato. Per quanto riguarda Italiano mi auguro resti alla guida del Bologna, mi piacciono molto il suo gioco e la sua mentalità. Aspetto di vedere cosa accadrà da qui a fine campionato, consapevole che Atalanta e Bologna hanno in comune la serietà in termini di cultura del lavoro, programmazione e organizzazione».

Indipendentemente dalla panchina su cui siederanno nella prossima stagione, che tipo di futuro possono avere Italiano e Palladino: i considera potenziali allenatori top? «Per tutti e due prevedo un futuro molto luminoso, sia che rimangano dove sono ora sia che scelgano di vivere nuove esperienze professionali. In Italia abbiamo bisogno di tecnici intraprendenti come loro, sono un valore e un patrimonio del nostro campionato. Abbiamo bisogno di un calcio propositivo nelle idee e coraggioso nel lanciare i giovani di valore, penso per esempio a Bernasconi da una parte e a Pessina dall’altra. Altrimenti al Mondiale ci torniamo tra vent’anni».

A Bologna è lecito chiedere ogni anno di lottare concretamente per l’Europa, vista anche la modestia della nostra Serie A, o si rischia di risultare ‘pretenziosi’? «Non solo è lecito ma è pure naturale, valutando tutta l’attività di Saputo in campo imprenditoriale e calcistico: in questi anni ha dimostrato grande oculatezza nella scelta degli uomini giusti collocati al posto giusto. A Casteldebole ognuno sa quello che deve fare e qual è il proprio ruolo, il proprio ambito operativo e raggio d’azione: lo stesso si può dire dell’Atalanta, mentre abbiamo altre società italiane che purtroppo vanno in direzione opposta. Presumo quindi che una nuova qualificazione alle coppe europee non sia solo un desiderio dei tifosi ma anche un obiettivo fisso del presidente rossoblù e dei suoi collaboratori, alla luce della costante crescita della società».

Skorupski, Lucumí, Freuler e Castro, oltre al chiacchieratissimo Rowe e ad altri elementi importanti, per un motivo o per l’altro sono in bilico: la sua sensazione è che in estate Sartori e Di Vaio saranno chiamati a ricostruire l’asse portante della formazione? «Nelle vicende di ogni squadra ci sono cicli che si aprono e si chiudono per tantissimi fattori: anagrafici, di rendimento, di mercato, sono tanti i motivi che possono portare un giocatore e un club a congedarsi. Sartori però è un’assoluta garanzia, uno dei migliori operatori di mercato in assoluto, cosa che ha sempre confermato nella sua lunga carriera. La strada che ha percorso spesso e volentieri è quella di acquistare talenti sconosciuti o quasi, bruciando sul tempo la concorrenza, e mi auguro riesca ancora a sorprenderci in tal senso. Durante l’estate il Bologna cambierà abbastanza pelle, ma sono convinto che lui e Di Vaio abbiano già bene in testa come muoversi e chi andare a prendere per sostituire i partenti».

Orsolini sarà tra gli ex della gara: che opinione ha di lui e del suo percorso fino agli attuali 29 anni? Poteva fare di più, anche in chiave azzurra, o si è mosso con intelligenza dentro la sua giusta dimensione? «Io ho apprezzato molto la sua capacità di ripartire dopo l’esplosione all’Ascoli e l’infelice parentesi alla Dea. Bologna è stata la scelta più giusta per la sua carriera, che ora si trova appunto nel pieno: Riccardo è un autentico punto di riferimento in casa rossoblù, con 308 presenze e 86 gol, dati rimarchevoli per un ventinovenne. Quest’anno, rispetto alle due stagioni precedenti, il suo rendimento ma anche quello del collettivo è stato inferiore, fermo restando che ha comunque segnato 13 reti e giocato 51 gare totali: ormai è uno stacanovista del BFC, un punto di forza e di riferimento per squadra e tifosi, e mi auguro che a breve possa diventarlo anche per la nuova Nazionale».

Dopo un’attesa di circa un decennio per ristrutturare il Dall’Ara, rivelatasi inutile, pensa che Bologna prima o poi riuscirà ad avere uno stadio nuovo? «Sempre parlando del parallelo tra Bologna e Atalanta, nel rifacimento di quella che oggi si chiama New Balance Arena la società orobica ha speso cento milioni di euro, e mai investimento si è rivelato più proficuo e producente: parliamo di un impianto all’avanguardia che ha appena ricevuto i complimenti della UEFA, che ha reso ancora più caldo il tifo nerazzurro e trasformato la vita di un intero quartiere. Mi auguro che il BFC riesca a coronare questo lecito sogno, perché una società deve avere uno stadio di proprietà per essere più competitiva sul mercato. E la struttura deve vivere tutto l’anno, non solo in occasione delle partite: a Bergamo, per esempio, si è arrivati a diciannove esercizi commerciali aperti nell’impianto di viale Giulio Cesare. Non mi permetto di esprimere valutazioni sullo stato dell’arte, ma è evidente che un grande Bologna ha bisogno di un grande stadio, all’altezza delle proprie ambizioni».

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