Langella: «A Cagliari ne ho viste di tutti i colori! Vi racconto la scaramanzia di Cellino» | OneFootball

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·4 de enero de 2026

Langella: «A Cagliari ne ho viste di tutti i colori! Vi racconto la scaramanzia di Cellino»

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Antonio Langella, ex attaccante del Cagliari, ha raccontato alcuni aneddoti legati al suo passato rossoblù e a Cellino: le parole

L’ex attaccante del Cagliari, Antonio Langella, ha raccontato degli aneddoti legati al suo periodo in rossoblù e all’ex patron Massimo Cellino durante il Podcast “Facci un giro!”. Vi riportiamo di seguito alcune sue dichiarazioni:

«Ho vissuto sette anni a Cagliari con Cellino, mi dava carota e bastone perché con me aveva un rapporto bellissimo, ma quando doveva bastonare non guardava in faccia nessuno. (…) Sulla scaramanzia è incredibile, con lui ne ho viste di tutti i colori. La prima volta che ci ho parlato è stato quando sono andato a Cagliari prima di firmare per capire se si potesse trovare l’accordo, mi è sembrata una persona molto buona, brava, con le sue idee fisse. Era molto simpatico, mi fece vedere il progetto, anche quello del nuovo stadio, mi fece vedere i giocatori della nuova stagione. Con mister Sonetti è nata immediatamente una sintonia perfetta, nella prima settimana mi fece giocare subito a Reggio Calabria. Quell’anno si era fatto male Cammarata, aveva giocatori come Negri e anche altri calciatori che avevano fatto calcio per anni, e lui mi buttò in mezzo.


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Ho vissuto momenti con lui legati a questa scaramanzia incredibile, che io non pensavo potesse arrivare a tanto. Partite rinviate perché si giocava il 17. L’anno in cui c’era lo sponsor Tiscali, dopo due giornate lo sponsor perché era viola. Sì, aveva il viola Tiscali, quindi tolto immediatamente. Rinviate partite, perché lui poi era il vicepresidente di Lega ed era uno che si faceva sentire, uno che tra virgolette comandava. Quindi, qualsiasi cosa non gli andava bene, chiedeva di spostare le partite. Poi un anno ho vissuto un infortunio in Serie B, lui voleva il numero 23, il suo numero fortunato al casinò, dunque mi aveva preso in simpatia anche per questo. Per un periodo quando entravo dalla panchina facevo gol, quindi per lui il 23 era magico. Era proprio fissato con la scaramanzia».

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