Calcio e Finanza
·21 de junio de 2026
Lazio, lettera aperta del direttore della comunicazione Floridi a Il Tempo

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·21 de junio de 2026

Nelle pagine del quotidiano romano Il Tempo è apparsa oggi una lettera aperta al direttore Daniele Capezzone da parte del direttore della comunicazione biancoceleste Emanuele Floridi. La lettera è poi pervenuta alla nostra redazione che per dovere di cronaca pubblichiamo.
Gentile Direttore,
ho letto con attenzione gli interventi pubblicati in questi giorni sulla Lazio, sul suo presente, sul suo futuro e sul rapporto tra la Società e i propri tifosi. Sono riflessioni diverse, critiche, ma accomunate da un elemento che nessuno può ignorare: la Lazio occupa un posto importante nella vita di milioni di persone. Ed è proprio per questo che credo sia arrivato il momento di fermarsi un istante e provare a guardare la situazione da una prospettiva diversa.
Scrivo da uomo che vive la Lazio ogni giorno attraverso il proprio lavoro e che, anche con errori, oggi sente il dovere di condividere un pensiero personale fuori dal ruolo. Lo faccio mentre sono in viaggio verso Livorno, dove la Lazio renderà omaggio a Igor Protti. Un momento che ricorda a tutti noi come certi valori vadano oltre il risultato sportivo. Non per alimentare una polemica. Non per aprire un nuovo confronto. Semmai per provare a chiuderne uno.
La sensazione, osservando il dibattito di queste settimane, è che la Lazio rischi di essere trascinata dentro una discussione permanente nella quale ogni parola genera una replica, ogni replica una controreplica e ogni confronto si trasforma inevitabilmente in uno scontro. Eppure, la Lazio merita qualcosa di più. Merita di essere rimessa al centro. Perché la Lazio non è soltanto il Presidente. Non è soltanto la proprietà. Non è soltanto il mercato, il bilancio, il Flaminio o la polemica del giorno. La Lazio è una comunità, una storia lunga oltre centoventisei anni, un patrimonio di emozioni che appartiene a generazioni diverse e una passione che attraversa famiglie, quartieri, città e continenti.
Ma la Lazio è anche altro. È il lavoro quotidiano di tante persone che ogni mattina entrano a Formello o nella sede di Villa San Sebastiano sapendo di avere una responsabilità enorme. Persone che non compaiono sui giornali, che non rilasciano interviste, che non vengono nemmeno notate, ma che lavorano ogni giorno per custodire un sogno che appartiene a milioni di tifosi. Chi lavora nella Lazio sa bene che sta gestendo e custodendo una passione, proteggendo una parte della vita di tante persone. Questa realtà non riguarda soltanto chi lavora negli uffici. Riguarda ragazze e ragazzi che ogni settimana attraversano Roma e il Lazio per seguire le nostre squadre giovanili. Riguarda donne e uomini che nei giorni di partita arrivano allo stadio molte ore prima del fischio d’inizio e lo lasciano quando i riflettori si sono ormai spenti. Riguarda chi si occupa della sicurezza, dell’organizzazione, dell’accoglienza, della logistica, delle trasferte, della manutenzione, della comunicazione e di tutte quelle attività che il pubblico spesso non vede, ma senza le quali una partita semplicemente non potrebbe svolgersi. Non si immagina quanto lavoro esista fuori dal campo per rendere possibile ciò che accade sul campo. Riunioni, verifiche, autorizzazioni, controlli, problemi da risolvere e decisioni da prendere affinché tutto funzioni nel migliore dei modi. A volte qualcosa non va come dovrebbe. È accaduto, accade e accadrà ancora. Ma anche dietro gli errori, dietro le imperfezioni e dietro le critiche, ci sono quasi sempre persone che hanno dedicato tempo, competenze e passione alla Lazio. È per questo che credo che il rispetto debba essere il punto di partenza di qualsiasi discussione: rispetto per chi tifa, per chi critica, per chi lavora e per chi decide. Rispetto per una Storia che nessuno può considerare propria. E forse proprio per questo non dovremmo mai dimenticare che dietro ogni critica, dietro ogni delusione e persino dietro ogni rabbia, c’è sempre amore.
Ci sono persone che investono tempo, risparmi, energie ed emozioni per seguire la Lazio. Persone che organizzano trasferte, che portano i figli allo stadio, che costruiscono ricordi familiari intorno a questi colori. Quel patrimonio di passione merita sempre rispetto. Non soltanto quando si manifesta attraverso il consenso, ma anche quando si esprime attraverso una richiesta di più, di meglio, di futuro. E il rispetto non significa chiedere silenzio. Significa riconoscere che la critica, quando nasce dall’amore per questi colori, è parte della vita stessa della Lazio.
“È la Lazio che ha fatto grandi noi”. Così si espresse Umberto Lenzini, il Presidente del primo Scudetto. In quelle poche parole c’è probabilmente una delle lezioni più importanti della storia biancoceleste: la Lazio resta, gli uomini passano. Perché a volte sembra che non si riesca più a parlare della Lazio senza parlare soltanto di Claudio Lotito. Tutto diventa Lotito. Il Flaminio è Lotito, l’Academy è Lotito, il marchio è Lotito, il rapporto con i tifosi è Lotito. La Lazio è molto più grande di qualsiasi Presidente. Lo era prima e continuerà a esserlo dopo. È più grande di chi la guida, di chi la racconta, di chi la contesta e di chi scrive queste righe. È più grande dei gruppi, delle correnti di pensiero, dei salotti, dei tifosi più esposti mediaticamente e di chiunque ritenga di poter interpretare da solo il sentimento di un popolo vasto, complesso e plurale come quello laziale. Mi piacerebbe che tornasse ad essere raccontata anche questa idea di Lazio. Una Lazio fatta di tifosi, certo. Tifosi che hanno il diritto di criticare, di firmare petizioni, di arrabbiarsi e di chiedere risposte. Ma anche una Lazio fatta di persone che lavorano ogni giorno, spesso senza apparire, sapendo di avere sulle spalle il sogno di milioni di laziali. Per questo credo che sia arrivato il momento di riportare il dibattito su ciò che conta davvero. Non sulle persone, ma sulla Lazio. Non sulle appartenenze, ma sul futuro.
Nel dibattito si è discusso molto di sostenibilità, di investimenti, di infrastrutture, di settore giovanile, di mercato e di prospettive future. Sono temi importanti e meritano risposte. Se c’è stata una fuga in avanti nel raccontare alcuni percorsi o alcune prospettive, la responsabilità è anche mia. L’entusiasmo di condividere una visione non deve mai sostituire la necessità di presentare contenuti concreti, verificabili e progressivamente misurabili. È una riflessione che sento di fare con sincerità. Allo stesso tempo, chi vive quotidianamente la realtà di un club sa che programmare non significa poter controllare tutto. Esistono fattori esterni, vincoli regolamentari, decisioni di terzi, tempi amministrativi e circostanze imprevedibili che possono rallentare, modificare o rinviare percorsi immaginati con le migliori intenzioni. Questo non deve mai diventare un alibi, ma aiuta a comprendere perché tra una visione e la sua concreta realizzazione possano talvolta esistere tempi diversi da quelli auspicati. Ma le risposte vere non arriveranno dalle polemiche. Arriveranno dal lavoro, dalle scelte e dai risultati. Questo non significa evitare le domande o rinviare le risposte. Significa, piuttosto, che le risposte più importanti dovranno arrivare attraverso fatti riconoscibili, scelte chiare e risultati concreti. Le posizioni sono state espresse e le domande formulate. Ora, a mio avviso, deve iniziare una fase diversa. Una fase nella quale le parole lascino spazio alle azioni, il confronto non venga negato ma accompagnato da risultati concreti e la Lazio torni a essere il centro della discussione. Del resto, anche in una fase che presenta difficoltà e sfide importanti, non sono mai mancate idee, progettualità e visione. Anzi, osservando da vicino il lavoro che quotidianamente viene svolto all’interno della società, la sensazione è spesso diversa da quella che può emergere all’esterno: c’è piena consapevolezza delle sfide da affrontare e una forte determinazione nel costruire il futuro. Il momento della programmazione di una nuova stagione. Il momento di riaccendere entusiasmo e fiducia. C’è una squadra che sta per ripartire, ragazzi che indosseranno quella maglia e avranno bisogno del sostegno della propria gente. C’è un popolo che merita entusiasmo e una storia che merita rispetto.
Rivedendo le immagini, i documenti e le testimonianze del passato della Lazio, anche mentre preparavamo la produzione del documentario dedicato a Maurizio Manzini, abbiamo ritrovato una verità molto semplice: ogni Presidente della nostra Storia recente ha conosciuto momenti di contestazione. Lenzini, Calleri, Cragnotti, oggi Lotito. Cambiano i tempi, cambiano i protagonisti, cambiano le circostanze e cambiano anche le forme del dissenso, ma resta immutato un elemento: la forza di un popolo che vive la Lazio con una passione totale. Una passione che a volte si esprime nell’entusiasmo, altre volte nella critica, altre ancora nella rabbia.
Le polemiche passano. La Lazio resta. E proprio perché la Lazio resta, è arrivato il momento di interrompere una dinamica che rischia di non portare beneficio a nessuno. Le domande sono state poste. Le critiche sono state espresse. Le posizioni sono note. Continuare ad alimentare una contrapposizione permanente rischia soltanto di allontanare l’attenzione da ciò che conta davvero.
Nessuno chiede di rinunciare alle proprie idee. Nessuno chiede di smettere di vigilare, di criticare o di pretendere risposte. Ma arriva un momento in cui ogni comunità deve decidere se vuole restare prigioniera delle proprie divisioni oppure provare a costruire qualcosa di più utile per il proprio futuro. A mio avviso quel momento è oggi.
La Lazio non ha bisogno di vincitori e vinti dentro casa propria. Ha bisogno di tornare a sentirsi una comunità.
E proprio da qui dobbiamo ripartire. Non da chi ha ragione o da chi ha torto, non da chi urla di più, ma da una domanda molto più semplice: che cosa serve oggi alla Lazio? La risposta è una sola. Serve che tutti, ciascuno nel proprio ruolo, rimettano la Lazio davanti a tutto. Davanti agli interessi personali, alle appartenenze, alle polemiche e alle divisioni. Perché quando la Lazio viene prima di tutto, le differenze restano ma smettono di diventare muri e tornano a essere ciò che dovrebbero essere: opinioni diverse dentro una stessa Storia.
Tra poche settimane si torna in campo. E quando accadrà, la Lazio avrà bisogno di tutti. Della Società, della squadra, dei dipendenti, dei tifosi, organizzati e non, delle famiglie, dei ragazzi e delle ragazze che ogni giorno indossano i colori della Lazio, dei laziali di Roma e di quelli che seguono questi colori dall’altra parte del mondo. Di chi applaude, di chi critica, di chi spera e di chi oggi è deluso. Perché alla fine ciò che ci unisce è infinitamente più grande di ciò che ci divide.
La Lazio non è una polemica da consumare. È un sogno da custodire. È la cura quotidiana di una passione.
Emanuele Floridi
“Gentile Floridi, apprezzo molto il suo sforzo. Dopo tre settimane, dunque, una voce della SS Lazio si è finalmente manifestata, e, come promesso, ha avuto tutto lo spazio su Il Tempo. Però resta un nodo di fondo. Luigi Bisignani ha posto da tempo dieci domande che hanno a che fare con i nodi cruciali del progetto, delle risorse, del futuro della Lazio. I tifosi – credo – attendono risposte precise a quelle domande. In mancanza, mi pare difficile che il popolo laziale possa ritenersi soddisfatto. Cordialità”.
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