Pagine Romaniste
·12 de marzo de 2026
Mangone: “A volte si giudica Pellegrini troppo duramente. Nella Roma non c’è una crisi“

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·12 de marzo de 2026

Amedeo Mangone, ex calciatore di Roma e Bologna, ha parlato ai microfoni di Centro Suono Sport 101.5 durante la trasmissione “Bar Forza Lupi“. Ecco le sue parole:
Come arrivano Bologna e Roma a questo appuntamento degli ottavi di finale di Europa League? Vedi meglio una delle due squadre?
“Le vedo tutte e due abbastanza nella stessa condizione. Arrivano entrambe da una sconfitta: sicuramente la Roma è messa meglio in campionato, mentre il Bologna ha fatto un po’ più fatica quest’anno rispetto agli ultimi due. Ci arrivano con modalità diverse, ma hanno entrambe l’ambizione di passare il turno. La Roma poi dovrà pensare anche alla partita contro il Como, che è uno scontro diretto, ma credo che debba concentrarsi soprattutto sulla gara di domani sera, visto che giocherà fuori casa. Anche il Bologna farà di tutto per vincere. Sono due allenatori che, dal mio punto di vista, non gestiranno la partita pensando al ritorno: cercheranno subito di imporre il proprio gioco. Credo quindi che sarà una partita molto aperta”.
La Roma arriva a questa sfida dopo la sconfitta di Genova e con un trend che preoccupa: gioca bene ma crolla nell’ultimo quarto d’ora. Da cosa dipende?
“Non credo che vadano in confusione. È naturale che nel finale, soprattutto quando una squadra è in vantaggio, l’avversario provi a spingere di più per trovare il gol, creando magari superiorità numerica. La Roma sta facendo un campionato di altissimo livello. In questo momento ha diversi giocatori infortunati e quindi Gasperini magari non riesce a fare cambi per tenere la squadra alta o per gestire meglio il possesso. Non parlerei di crisi: sono situazioni capitate nelle ultime due partite. Finora la Roma ha sempre dimostrato di avere una grande difesa e di sapersi adattare alle partite. Sono episodi isolati”.
Le discussioni in campo tra compagni, come quelle viste tra Mancini e Celik, sono segnali di tensione?
“Assolutamente no. Le discussioni in campo dimostrano anzi grande attaccamento: i giocatori cercano di aiutarsi e di richiamare l’attenzione dei compagni. Non credo ci sia nessun problema nello spogliatoio né con l’allenatore. Lo dimostrano i risultati. Con la Juventus e con il Genoa bastava poco per portare a casa il risultato, ma le partite ci sono sempre state: la Roma gioca, crea occasioni. Se dopo quattro o cinque gare dovessero ripetersi certe situazioni allora si potrebbe pensare che qualcosa non vada, ma ora sono episodi isolati”.
Con l’arrivo di Malen la Roma sembra aver aumentato la propria pericolosità offensiva. Dovrà caricarsi da solo il peso dell’attacco?
“Malen è un giocatore diverso dagli altri attaccanti: attacca bene la profondità e riesce a crearsi occasioni anche da solo. Contro il Genoa, per esempio, è riuscito a girarsi e attaccare la porta velocemente. È chiaro che, senza alcuni giocatori che possano aiutarlo maggiormente, dovrà assumersi qualche responsabilità in più. Però il calcio si gioca sempre in undici: i compagni dovranno sostenerlo, soprattutto i centrocampisti, che dovranno servirlo meglio e sfruttare gli inserimenti per creare superiorità numerica”.
Hai giocato alla Roma dopo l’era di Zeman. Vedi delle somiglianze tra Gasperini e Zdeněk Zeman nella valorizzazione degli attaccanti?
“I compagni che avevano avuto Zeman mi hanno sempre parlato molto bene di lui, sia come persona sia come allenatore. Valorizzava molto gli attaccanti perché il suo calcio era molto offensivo e i tre davanti facevano sempre movimenti diversi, con tanti cambi di gioco. Gasperini è bravissimo a valorizzare i giocatori, ma non solo gli attaccanti: tutta la squadra. La Roma sta facendo bene in difesa, a centrocampo e in attacco. L’arrivo di Malen aumenta ulteriormente le soluzioni offensive e credo che con lui la Roma possa fare molto bene”.
Contro il Bologna mancherà Mancini e contro il Como Ndicka. Come si può sistemare la difesa?
“La Roma ha già dimostrato di saper sopperire a queste assenze. Ndicka è mancato per diverso tempo durante la Coppa d’Africa e Mancini ha saltato qualche partita, ma l’allenatore ha sempre trovato soluzioni. La rosa della Roma, al netto delle difficoltà in attacco per gli infortuni, ha diverse alternative. Chi entra dimostra di essere concentrato e pronto a seguire le indicazioni dell’allenatore. Le soluzioni interne ci sono e non credo che verrà stravolto né il modulo né l’assetto della squadra”.
Si parla della possibilità di vedere Zaragoza dal primo minuto. Come lo hai visto?
“Potrebbe essere un’alternativa. Quando entra dimostra di essere vivace, crea superiorità numerica e si mette a disposizione della squadra. Dipenderà dalle scelte dell’allenatore e anche dal tipo di partita che vorrà fare la Roma. È un giocatore rapido e veloce: può affiancare Malen o agire sull’esterno. Sono giocatori presi proprio per queste caratteristiche, per valorizzare il gioco della squadra”.
Lorenzo Pellegrini sta vivendo un momento difficile. È vero che per un romano e romanista il rapporto con il pubblico può essere più complicato?
“Probabilmente sì, perché sentono di più la responsabilità. Io ho avuto come capitano Francesco Totti e, quando non c’era lui, Aldair. Pellegrini, però, sta facendo bene: contro il Genoa non mi è sembrato così disastroso. Il rigore è stato un episodio, è scivolato e ha preso l’avversario. A volte si tende a giudicarlo troppo duramente. È un giocatore forte e lo ha dimostrato. Indossare la fascia da capitano probabilmente lo porta a voler dare ancora di più. Essere romano e romanista cambia la percezione del ruolo, ma Pellegrini ha sempre dimostrato grande attaccamento alla Roma. È un ragazzo corretto, un esempio per i compagni. Forse i tifosi dovrebbero essere un po’ più elastici nel giudicare le sue prestazioni”.
Si parla di un possibile ritorno di Francesco Totti in società. Con quale ruolo lo vedresti?
“Sicuramente con un ruolo importante. Con il suo carattere non potrà essere soltanto un uomo immagine: dovrà lavorare dentro la società e vicino alla squadra. Potrà aiutare l’allenatore e la dirigenza, fare da tramite con l’ambiente e magari occuparsi anche di mercato. Ha l’esperienza giusta per gestire rapporti con tifosi e ambiente. È una persona molto intelligente e credo che il suo allontanamento in questi anni sia stato dovuto al fatto che non aveva trovato la dimensione giusta. Quando tornerà, lo farà per essere davvero utile alla Roma”.









































