Marinozzi: “Nulla di scontato nel percorso del Bologna, un anno senza Europa può essere naturale. Italiano ottimo allenatore, va data continuità al suo progetto tecnico” | OneFootball

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·1 de mayo de 2026

Marinozzi: “Nulla di scontato nel percorso del Bologna, un anno senza Europa può essere naturale. Italiano ottimo allenatore, va data continuità al suo progetto tecnico”

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La stagione del Bologna sta per concludersi, molto probabilmente con un nulla di fatto per quanto concerne gli obiettivi più prestigiosi ma con un bagaglio d’esperienza sicuramente più pieno. Oggi, per analizzare il lungo e comunque avvincente cammino dei rossoblù tra Italia ed Europa, guardando nel contempo verso il prossimo futuro tra campo e mercato, abbiamo contattato Andrea Marinozzi, telecronista e opinionista di DAZN e collaboratore della testata Cronache di spogliatoio.

Andrea, riguardo al Bologna 2025/26 possiamo parlare di stagione in chiaroscuro? «Penso sia la definizione giusta: bene in Europa League e comunque in Supercoppa Italiana, meno in Serie A e in Coppa Italia. Le due stagioni precedenti, molto positive e di alto livello, avevano probabilmente alzato le aspettative della piazza. Ma in un percorso di crescita piuttosto accelerato, con la qualificazione in Champions di due anni fa e la Coppa Italia alzata l’anno scorso, una fase di rallentamento ci può stare».


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Anche perché i rossoblù chiuderanno il loro percorso con ben 56 gare all’attivo, più di tutti in Italia… «Certamente è stata una stagione complessa e logorante, le coppe tolgono tante energie e sono difficili da reggere sul piano fisico ma soprattutto mentale, un aspetto che non viene mai troppo considerato. Il nostro campionato invece è molto livellato, purtroppo non verso l’alto ma verso il basso, è incerto e soggetto ad oscillazioni, e il Bologna quest’anno ne ha vissute diverse».

Quale spiegazione ti sei dato per quei tre mesi in cui la squadra, tra campionato e Coppa Italia, si è smarrita? «L’impressione avuta è che in quel periodo la Supercoppa avesse un valore estremamente importante e fosse al centro dei pensieri del gruppo rossoblù, nella preparazione e poi nella delusione per essere arrivati ad un passo dal sollevare un altro trofeo in pochi mesi. Credo che tutto ciò abbia tolto altre energie psicofisiche e inciso molto lungo il cammino».

Ti è piaciuta la soluzione di ‘compromesso’ trovata da Italiano, che ha apportato alcuni accorgimenti tattici? «Modificare un po’ lo stile di gioco, a mio avviso, è sempre una buona idea. Prendiamo ad esempio la gara di ritorno di Europa League contro la Roma: all’inizio il Bologna, a differenza del solito, ha atteso i giallorossi, creando una certa diversità rispetto al piano partita che potevamo immaginarci. Mi piacciono alcune sfumature, anche l’idea di mettersi a tre dietro come successo nell’ultimo match di campionato credo possa essere qualcosa su cui lavorare in futuro. Italiano ha un marchio di fabbrica ben definito, con principi molto forti, ritengo però che ogni tanto inserire una variazione sul tema possa funzionare».

Ma il ciclo del mister sotto le Due Torri è già giunto al termine o forse sono alcuni calciatori ad essere arrivati al capolinea in rossoblù? «Penso che si possa e si debba proseguire con Italiano. Nel nostro calcio c’è troppa frenesia e voglia di cambiamento, è un discorso generale e non di un singolo club: ogni progetto tecnico ha bisogno di continuità, è fondamentale. Per anni abbiamo raccontato i successi dell’Atalanta, arrivati sempre con Gasperini in panchina, un caso quasi unico: la stessa continuità serve anche al Bologna, non c’è stata con Thiago Motta e ora vedremo se ci sarà con Italiano. E per dare i necessari nuovi stimoli si possono cambiare un po’ di giocatori, ma l’importante per me è mantenere lo stesso allenatore, specie se è di questo valore».

Ad oggi qual è l’immagine mediatica del BFC? Per esempio, la probabile esclusione dell’Europa viene vista come un mezzo fallimento o come un inciampo fisiologico? «Giudicata da fuori è un’esclusione fisiologica, proprio per i tanti impegni citati prima. Da un po’ di tempo la geografia del nostro campionato sta cambiando, alcune grandi hanno spesso difficoltà ad entrare in Champions, mentre altre squadre si sono prese un posto al sole: Atalanta in primis ma anche Lazio, Fiorentina, appunto il Bologna e adesso il Como. C’è una costante oscillazione, ma inserirsi dentro di essa non era affatto semplice per i rossoblù, infatti mi stupisco quando qualcuno dà quasi per scontato il percorso del Bologna. In tal senso, visto l’equilibrio che regna nella nostra Serie A, una stagione fuori dall’Europa penso possa essere naturale: per ritornarci subito, come dicevo prima, è importante proseguire nel solco dello stesso progetto tecnico, trasformando un’annata senza coppe in un’opportunità».

Proviamo adesso ad analizzare il lavoro svolto sul mercato da Sartori durante il suo quadriennio bolognese. «L’aspetto più positivo, che anche in questo caso si dà per scontato ma scontato non è, sta nella la capacità di vendere bene dopo aver comprato bene, e mi riferisco ai vari Calafiori, Zirkzee, Beukema e Ndoye. Ciò che semmai non ha funzionato alla perfezione, per quanto riguarda i successivi innesti, è che si è trattato in prevalenza di scommesse, e non sempre ti capita di pescare giocatori come quelli appena citati. Del resto è difficile per il Bologna, cosi per come tante altre società italiane, acquistare delle certezze: per fare quello bisogna alzare il monte ingaggi, e non è la strada seguita dai rossoblù. Un acquisto un po’ più simile ad una certezza è stato quello di Rowe, sui cui però va detta una cosa: ora parliamo di una bella stagione ma abbiamo aspettato sei mesi per vederlo ad un buon livello, infatti non è detto che un calciatore pagato una cifra notevole riesca a mostrare subito il suo talento appena arrivato in un nuovo contesto».

Come valuti la stagione del ritorno in Italia di Bernardeschi? E le difficoltà incontrate da Orsolini possono essere collegate alla concorrenza tra i due? «L’impatto di Bernardeschi mi ha sorpreso, soprattutto considerando che il calcio di Italiano è molto dispendioso per gli esterni offensivi: onestamente avevo aspettative più basse rispetto a quanto poi visto sul campo. Difficile invece valutare le motivazioni dietro al rendimento altalenante di Orsolini: di sicuro gli è mancata continuità, e allora viene da pensare che forse la scorsa stagione in particolare sia stata un po’ un’eccezione in tal senso. A chi gioca nel suo ruolo si chiedono sempre gol e assist ma non è così semplice, e lui quest’anno non è stato nemmeno fortunato: in campionato ha colpito otto pali, più di tutta la Roma messa insieme giusto per fare un esempio, e credo che una buona dose di fiducia l’abbia persa anche per gli episodi girati piuttosto male, rigori inclusi».

Domanda secca su Castro, pur tenendo conto che ha solo 21 anni: buon giocatore o potenziale campione? «Castro è un centravanti completo: l’elemento che ancora gli manca per restare in tema di continuità è la finalizzazione ma appunto, vista la carta d’identità, ci può stare. Diciamo che segna a periodi alterni, ma considerando che ai numeri nove moderni si chiede un po’ tutto è difficile trovarne come lui: sa pressare, tenere su la squadra, vincere duelli, essere associativo, creare spazi e opportunità per i compagni. Dev’essere più cinico e costante in zona gol, certo, ma si tratta di un ragazzo estremamente interessante e in continua evoluzione: io ci credo molto».

E invece Rowe dove può arrivare? «Ha vissuto quattro-cinque mesi di ottimo livello e per il nostro campionato è, purtroppo, un calciatore atipico, nel senso che ce ne sono pochi capaci come lui di dare costantemente la scossa, saltare l’uomo ed essere imprevedibili. Andrà misurato nel medio-lungo lungo periodo, sperando che ciò avvenga a Bologna e in Italia. Detto questo, se ci fosse la possibilità di realizzare subito una plusvalenza importante, pur avendo speso tanto per il suo cartellino, l’idea di venderlo in estate e ricercare poi un profilo simile per sostituirlo credo possa essere vicina ai dirigenti rossoblù. Ma mi auguro che le cose vadano diversamente».

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