Marotta indica la via: «Calcio italiano? Serve il sostegno del governo. Le proprietà straniere come Oaktree e RedBird ci hanno salvato. Su Malagò e Chivu…» | OneFootball

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·16 de abril de 2026

Marotta indica la via: «Calcio italiano? Serve il sostegno del governo. Le proprietà straniere come Oaktree e RedBird ci hanno salvato. Su Malagò e Chivu…»

Imagen del artículo:Marotta indica la via: «Calcio italiano? Serve il sostegno del governo. Le proprietà straniere come Oaktree e RedBird ci hanno salvato. Su Malagò e Chivu…»

Il presidente dell’Inter, Beppe Marotta, ha parlato della maggioranza dei voti dei club di Serie A per Malagò come presidente FIGC, e non solo

Intervenuto dal palco dell’evento “Il Foglio a San Siro”, organizzato dal quotidiano Il Foglio, il presidente dell’Inter, Beppe Marotta, ha affrontato diversi argomenti.


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FIDUCIA A MALAGO’ – «Su Malagò c’è stata una convergenza di 19 club 20, significa che il profilo ha trovato ampio consenso. Credo che il momento difficile che il calcio sta attraversando, non solo l’eliminazione dal Mondiale, il malessere nel calcio c’è da tantissimi anni. Bisogna fare un bel distinguo tra quello che è il valore patrimoniale della Nazionale e quello che rappresenta questo comparto industriale. Le riforme sono necessarie per un futuro migliore che deve rispondere a un concetto di sostenibilità».

PROPRIETÀ STRANIERE – «Oggi abbiamo una serie A che ha più della maggioranza proprietà straniere e meno male che ci siano, l’esempio è Milano. Meno male che Oaktree e RedBird sono riusciti a salvare questa attività sportiva. Il fatto che l’Italia sia stata eliminata è il pretesto per dire fermiamoci e riflettiamo. Il candidato è un profilo di esperienza, sarà l’interprete di un programma elettorale che sarà condiviso con la Serie A e con chi lo appoggerà».

SPIEGARE A UN PROPRIETARIO STRANIERO CHE È MALAGÒ È PIÙ SEMPLICE – «Le nostre proprietà su questo modus operandi del fenomeno sportivo italiano tante volte esprimono delle perplessità. Pensiamo a un altro grandissimo problema che è quello strutture, gli stadi, e delle infrastrutture e quindi mi riferisco alle strutte mancanti nel settore giovanile. Chiaro che per loro è difficile assistere a iter burocratici così complicati per costruire uno stadio o centro sportivi dove non viene richiesta nessun intervento pubblico visto che tutto è finanziato privatamente. Le proprietà straniere ci guardano un attimo con un senso di responsabilità maggiore».

AIUTO DALLA POLITICA – «La politica è fondamentale. La crisi secondo me è partita dopo il Mondiale del 2006. La politica è importante perché deve accompagnarci in questa missione che è difficile e che in alcune circostanza va sopra la nostra testa. Noi possiamo garantire la stabilità e la competenza, ma dal punto di vista legislativo… Siamo in una situazione di emergenza. Da una parte c’è la Nazionale e i settori giovanili, dall’altra un’attività di impresa, il calcio, che è in difficoltà. Cosa chiede la Serie A? Chiede che ci sia un sistema legislativa che non sia di impedimento ma che ci favorisca, ma questo è un po’ utopistico. Non siamo alla ricerca di finanziamenti. Magari facendo degli accorgimenti come defiscalizzazione per chi investe nelle strutture giovanili, probabilmente si riescono a recuperare investimenti».

COME SI METTONO D’ACCORDO INTER E MILAN SU SAN SIRO? – «Per adesso non c’è stato nessun problema, non vedo criticità».

SERIE A A 18 SQUADRE – «L’area professionistica in Italia è la maggiore in termini di presenze e società professionistiche con una percentuale di fallimenti altissima, più di 100 sono fallite negli ultimi 25 anni, questo depone come non ci sia sostenibilità. Ci troviamo davanti al fatto che società come Inter o Milan devono rispondere a impegni diversi, di conseguenza avere 20 squadre significa intasamento degli impegni ufficiali. Se dovessero sospendere una partita per nebbia, oggi non troveremmo neanche la data per poterla recuperare. Il campionato a 20 squadre non è in grado di essere vissuto. C’è la paura da parte delle società medio-piccole della retrocessione, ma queste sono situazioni che dovremmo trovare e accomodare nel modo migliore. Capisco la diversità che c’è tra una società come il Sassuolo e una società come noi che fattura più di 500 milioni. Siamo nell’ambito di una giusta convivenza in un sistema che ha bisogno del Sassuolo, dell’Inter e del Milan».

CHAMPIONS AL SICURO COME DICE CHIVU? – «Non è matematica nemmeno quella, però penso di sì (ride, ndr). Amarezza Champions? Arrivare in finale in una competizione come la Champions è un grandissimo risultato. Chiaro che la serata di Monaco rimane nel segno di tutti perché c’è una grandissima delusione. Ci vuole la capacità di accantonarla e avere un sogno diverso, oggi il nostro sogno è rappresentato da un traguardo importante che è vicino e quindi concentriamoci su questo».

CHIVU RICONFERMATO? – «Chivu ha già il contratto, per cui è automatico che sia confermato. Siamo davanti a un allenatore che risponde a pieno quello che è il profilo di allenatore che cercava l’Inter e oggi rappresenta un grande punto di riferimento. L’unico neo che poteva avere era quello di non avere l’esperienza. Adesso questa esperienza la sta acquisendo di domenica in domenica, tutto il resto è estremamente positivo. Siamo contenti di aver fatto questa scelta, lui l’ha ripagata e oggi credo che sia uno dei migliori allenatori emergenti in circolazione».

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