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·15 de enero de 2026
Mazzantini su Perugia Juve del 2000: «Gaucci in quella settimana controllò tutto. E a Collina prima di rientrare in campo ho detto questo»

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Andrea Mazzantini ha concesso una lunga intervista ai microfoni di La Gazzetta dello Sport, tornando anche su quel Perugia Juve del 2000.
LA SUA FILOSOFIA «Ciò che non ti uccide ti rende più forte. L’ho imparato a suon di costole e sterni rotti. Per dieci anni mi sono tuffato a sinistra usando due mani, mai una. Colpa di Baggio. A causa di una sua finta mi ruppi la cuffia dei rotatori della spalla. Era il 27 ottobre 1993, Venezia-Juve di Coppa Italia. Fu la prima di undici operazioni. Ho giocato con lo sterno rotto, con una spalla a mezzo servizio e pure senza respirare. Successe durante un Fiorentina-Perugia in Serie A»
GLI INIZI «Ho iniziato nel Canaletto. L’allenatore era Giancarlo Buffon, papà di Gigi, che faceva la punta ed era scarso. Pranzavo a casa loro. Dei bei ricordi, così come la gavetta tra Prima Categoria e Promozione».
LA PRO PATRIA «Claudio Onofri mi fece fare un provino con la Pro Patria in C2 e svoltai. Era il 1987. Un anno formativo e tragico dove ho visto la morte in campo. Andrea Ceccotti, mio compagno di squadra, si accasciò al suolo e morì durante una partita col Treviso. Ci penso ancora».
GLI ANNI A VENEZIA «Zamparini portava sciamani in ritiro per scacciare il malocchio. C’era anche Vieri, un burbero buono con cui una volta litigai forte, a male parole. Sono sempre stato fumantino… Perugia-Venezia, terzultima giornata in B, 1996. A fine partita un energumeno si avvicinò a Fogli, il capitano, e gli diede un cazzotto. Reagii dandogliene altri. Era il capo dei celerini, presi quattro giornate».
L’INTER «All’Inter giocai solo quattro partite, tra cui un derby, ma ho avuto la fortuna di vedere un ufo: Ronaldo. Al quinto doppio passo lo mandavo a quel paese, ma una volta parai… al contrario, con la testa. “Ronni, ma vaff…”, gli dissi all’ennesima finta, dove lui rideva. Allora io mi gettai con la nuca sul pallone, stoppandolo. Quando provavano le punizioni era uno show, poi. “Se sbagliate restate nudi”. Una volta partì lo striptease: non segnò nessuno».
IL PERUGIA DI GAUCCI «Gaucci era un buono che sapeva essere cattivo. Cacciò Ahn perché aveva segnato all’Italia, pretese che Dellas scendesse dal pullman perché si era accordato con la Roma. La vigilia di Perugia-Juve, maggio 2000. Gaucci non voleva che si insinuasse chissà cosa. Quella settimana controllò tutto. C’erano spie, persone in incognito. Se avessimo perso ci avrebbe mandato in ritiro in Asia, ma parai di tutto. Prima di rientrare col diluvio, andai da Collina con un phon in mano. “Asciughiamo così?, dissi ridendo».
L’INCIDENTE CHE HA CHIUSO LA CARRIERA «Nel 2004 l’ultima botta. L’incidente d’auto che pose fine alla mia carriera. Doveva andare così. Avevo appena firmato col Siena a 33 anni e rifiutato il Besiktas. Andavo verso il mare, una ragazza mi prese in pieno saltando uno stop. Persi la sensibilità cervicale di alcune vertebre, C5 e C6. Nessuno mi ha più dato l’idoneità, avevo subito troppi infortuni. Oggi alleno nella scuola calcio di Roberto Mancini, a Jesi, e sono felice».
IL RIMPIANTO «Non ho mai avuto la possibilità di fare il titolare in una big. Dicevano che fossi esaurito perché uscivo alla disperata. Ma io dovevo mettere paura agli attaccanti, altrimenti in porta che ci giochi a fare?».









































