Calcionews24
·11 de mayo de 2026
Milan, il buio oltre San Siro: le colonne di Allegri ora traballano

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Se il Milan è apparso una squadra “scollegata” nelle ultime due uscite, la responsabilità cade inevitabilmente sui singoli che dovrebbero garantire leadership e qualità. Le sconfitte contro Sassuolo e Atalanta non hanno evidenziato solo limiti tattici, ma un preoccupante calo psicofisico di alcuni interpreti fondamentali. La sensazione è quella di un gruppo che ha perso la bussola, dove persino i “pretoriani” di Massimiliano Allegri faticano a tenere dritta la barra.
Il caso più eclatante è quello di Rafael Leao. Il portoghese sembra aver imboccato una parabola discendente che preoccupa i tifosi: tra Reggio Emilia e San Siro è apparso “al capolinea”, incapace di aggredire la profondità e troppo spesso lontano dal cuore dell’azione. L’errore sotto porta contro la Dea è la fotografia di una fiducia ai minimi storici. Non va meglio a Ruben Loftus-Cheek, diventato improvvisamente un mistero: l’uomo che doveva spaccare le partite con la sua fisicità ora finisce a terra al primo contrasto, perdendo sistematicamente ogni duello in mediana e lasciando il centrocampo privo di protezione.
Anche chi solitamente garantisce equilibrio, come Adrien Rabiot e Samuele Ricci, è finito nel tritone della critica. Il francese, pur restando il pupillo del tecnico, non è riuscito a fare la differenza, fermato dalla sfortuna (il palo colpito contro l’Atalanta) e da una lucidità appannata. Ricci, dal canto suo, sembra aver smarrito quei tempi di gioco che lo avevano reso l’architetto del centrocampo: la sua lotta è generosa, ma spesso confusa e costellata da palloni persi in zone sanguinose del campo. Sulla stessa linea si muove Saelemaekers, un giocatore “a metà del guado” che non riesce più a essere l’arma tattica capace di mandare in crisi le difese avversarie e che, per di più, si fa squalificare per un giallo per proteste che la dice lunga sulla frustrazione che sta vivendo.
In retroguardia, Matteo Gabbia ha sofferto maledettamente il confronto fisico con gli attaccanti avversari. Se a Sassuolo era finito nella morsa di Laurienté, contro l’Atalanta ha lasciato troppo spazio di manovra a Krstovic, permettendo sponde e conclusioni con una facilità inaccettabile per i livelli richiesti. Davanti, l’invisibilità di Santiago Gimenez è diventata un tema di discussione: il messicano è apparso un corpo estraneo alla manovra, incapace di incidere e di farsi trovare pronto nel momento del bisogno, se non per un unico guizzo che ha liberato Leao ieri sera.
Il Milan ha bisogno di ritrovare i suoi riferimenti. Allegri dovrà lavorare molto sulla testa di questi giocatori, perché senza il recupero dei “big” il rischio è quello di veder svanire quanto di buono costruito nella prima parte di stagione. Il tempo degli alibi è finito: per raggiungere la Champions servono i fatti, non le simulazioni o i gesti di stizza.







































