Calcionews24
·11 de mayo de 2026
Milan, il déjà-vu di Allegri: un ritorno da incubo che ricorda la Juve del 2023/24

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·11 de mayo de 2026

Certe stagioni sembrano seguire un copione già scritto. E osservando il rendimento del Milan nel girone di ritorno, il paragone con l’ultima Juventus di Massimiliano Allegri appare inevitabile. Non si tratta soltanto di una sensazione o di una coincidenza statistica: i numeri raccontano una storia quasi identica. Prima una squadra solida, competitiva e continua nel girone d’andata, poi un crollo verticale nella seconda parte di stagione. Esattamente ciò che accadde alla Juventus nel 2023/24 e che oggi si sta ripetendo al Milan.
La Juve dell’ultimo Allegri bis chiuse infatti il girone di ritorno con appena 21 punti in 17 partite, frutto di sole 4 vittorie e ben 9 pareggi. Un rendimento drammaticamente insufficiente per una squadra che fino a gennaio aveva addirittura dato l’impressione di poter competere per lo Scudetto. Una frenata improvvisa, costante e soprattutto inspiegabile sotto il profilo mentale e atletico.
Oggi il Milan sta vivendo qualcosa di incredibilmente simile. I rossoneri hanno raccolto appena 25 punti in 17 gare nel girone di ritorno, una media lontanissima dagli standard Champions e addirittura vicina ai ritmi delle squadre coinvolte nella lotta salvezza. Un dato che fotografa alla perfezione il collasso tecnico e psicologico della squadra.
La sensazione più inquietante è che il Milan stia ripercorrendo gli stessi identici difetti mostrati dalla Juventus allegriana nell’ultima stagione torinese. La squadra parte forte, costruisce una base importante nei primi mesi, poi però perde brillantezza, ritmo e soprattutto idee. Le vittorie diminuiscono, aumentano i pareggi e le sconfitte e ogni partita diventa terribilmente complicata.
Il problema non sembra essere soltanto fisico. C’è un evidente calo di fiducia collettiva. La squadra si abbassa, fatica a reagire agli episodi negativi e perde aggressività. Proprio ciò che accadde alla Juve nel 2024, quando da gennaio in avanti i bianconeri passarono dall’essere una candidata credibile al titolo a una squadra impaurita e incapace di chiudere le partite.
Anche il Milan attuale vive di fiammate isolate e di individualità, senza più quella continuità che aveva caratterizzato la prima parte della stagione. Ed è qui che il paragone con Allegri diventa inevitabile: il tecnico livornese sembra riproporre lo stesso schema emotivo e tattico già visto a Torino.
Il rischio concreto, oggi, è che il Milan possa compromettere persino la qualificazione in Champions League. E anche se dovesse riuscire ad agguantarla nelle ultime giornate, resterebbero interrogativi enormi sul progetto tecnico. Perché un crollo così netto, replicato praticamente con le stesse modalità già viste alla Juventus, non può essere liquidato come una semplice casualità.
Il tema non riguarda soltanto i risultati, ma la gestione delle energie mentali nel lungo periodo. Le squadre di Allegri sembrano spesso arrivare scariche nella fase decisiva della stagione, perdendo progressivamente brillantezza e coraggio. È un trend che ormai si ripete e che merita una riflessione profonda.
Perché il calcio moderno pretende continuità, intensità e crescita costante. E se due squadre diverse, in contesti differenti, finiscono per vivere lo stesso identico tracollo nella seconda metà dell’anno, allora forse c’è davvero qualcosa di più di una coincidenza.







































