Motta: «Ero sereno durante i rigori contro l’Atalanta! Lotito mi ha detto delle cose bellissime. Il mio mito è Cech» | OneFootball

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·29 de abril de 2026

Motta: «Ero sereno durante i rigori contro l’Atalanta! Lotito mi ha detto delle cose bellissime. Il mio mito è Cech»

Imagen del artículo:Motta: «Ero sereno durante i rigori contro l’Atalanta! Lotito mi ha detto delle cose bellissime. Il mio mito è Cech»

Edoardo Motta, giovane portiere della Lazio, ha rilasciato delle dichiarazioni sul suo momento dopo i quattro rigori parati in semifinale di Coppa Italia

Edoardo Motta è stato intervistato circa diversi temi per l’edizione odierna del quotidiano Tuttosport. Il portiere della Lazio ha parlato della semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta, le parole del presidente Claudio Lotito e tanto altro ancora. Le sue parole:

GESTIRE I MOMENTI DI STRESS – «Vede, io vivo tutto serenamente. Sapevo bene che fosse una partita importante, un vero e proprio spartiacque per la nostra stagione, ma dentro di me ero estremamente tranquillo. Da bambino sognavo spesso di parare un rigore. Era sempre un sogno bellissimo».


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SENSAZIONI DURANTE I RIGORI – «La serenità. Le potrà sembrare strano, ma io avevo dentro di me una calma assoluta. Questa è la mia forza. 4 parati, un record? Non l’ho ancora del tutto realizzato. Quando ho parato il tiro di De Ketelaere ero talmente concentrato che non avevo capito che era stata la parata decisiva, quella che chiudeva il match!».

RETROSCENA SUI RIGORI PARATI – «Avevo studiato con i preparatori tutti i particolari dei possibili rigoristi nerazzurri. Era nascosto tutto in un bigliettino, che avevo messo dentro la borraccia che porto sempre con me. L’ho nascosto in un asciugamano perché non volevo che qualcuno lo vedesse. Adesso me lo tengo sul comodino come ricordo. Cosa ti rimane di quella notte? Penso agli errori che ho fatto. A quello che ci poteva costare la finale, il gol che poi è stato annullato, ma sarebbe stato decisivo per l’eliminazione. E’ più forte di me, io sono così».

COMPLIMENTI ZOFF E BUFFON – «Ho una stima immensa per Buffon, lo vedevo giocare da bambino, quando mi allenavo a Vinovo, e cercavo di carpirgli qualche segreto. Sono felice che fenomeni come Gigi o leggende viventi come Dino Zoff mi seguano e analizzino le mie parate. È una responsabilità enorme, ma anche motivo di orgoglio».

PAROLE DI PRESIDENTE E ALLENATORE – «Cosa ti ha detto Sarri? Nulla. Ho fatto solo il mio lavoro in fondo. (A me ha detto che non devo esaltati troppo n.d.r.) Ha fatto bene. Concordo. Ma credo di non correre questo rischio. E il Presidente invece? Mi ha abbracciato e mi ha detto una frase molto importante: sono felice, non per le tue prodezze, ma per la persona che sei».

IL PRIMO CHE HA CREDUTO IN ME – «Il preparatore dei portieri dell’Alessandria Under 17. Me lo disse convinto. Difficoltà? Si. Non tutto è così facile. Ma sentire mio padre e mia madre. sempre vicini mi ha aiutato molto».

LA VOCAZIONE PER FARE IL PORTIERE ARRIVA DA… – «Si: Petr Čech, il portiere del Chelsea. Lo trovavo iconico per via del caschetto di protezione che portava in testa. Mi affascinava il suo modo di essere. Certamente, in Italia, lo è stato Gigi Buffon. Primi tre portieri italiani di oggi? Donnarumma, Carnesecchi, Vicario». Di sempre? Buffon, Zoff, Zenga. Attaccanti italiani di oggi? Kean , Immobile, Scamacca». Il più forte in Italia? Yildiz: fa tremare, è un talento puro».

MESSI O RONALDO – «Messi perché fa prevalere il talento sul lavoro: non è costruitocome Ronaldo. Maradona? Diego è inarrivabile».

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