PianetaSerieB
·23 de abril de 2026
Nessuna squadra al di sotto del Palermo merita la A: la nostra proposta per cambiare i playoff

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·23 de abril de 2026

Quest'anno abbiamo il privilegio di raccontare un campionato di Serie B stupendo. È sufficiente il solo dato che evidenzia come a 3 giornate dal termine della regular season su 20 squadre soltanto il Catanzaro non abbia obiettivi da raggiungere (perché già ai playoff, non ci sono mica formazioni disperse a centro classifica o retrocesse) per comprendere quanto sia competitivo il torneo cadetto. Tutto bellissimo per voi spettatori, neutrali o partigiani che siate, per la Lega B che può vendere un prodotto che risulta di livello sotto ogni punto di vista e per noi giornalisti che da qui alla fine del mese di maggio avremo uno spropositato numero di temi da porre alla vostra attenzione. Non si può utilizzare però lo stesso superlativo assoluto se si vuole descrivere il punto di vista delle società, non quello di tutte.

Matteo Cassoni / IPA Sport / IPA
Venezia, Frosinone e Monza sono le prime tre della classe e vantano una media punti che in qualsiasi stagione dal 2000 in poi sarebbe valsa la promozione. In svariati casi con un rendimento simile i playoff salterebbero, ma il Palermo coi suoi 68 punti ha reso questa stagione ancor più meravigliosa e al tempo stesso assurda. Di solito il gap si apre tra terza e quarta classificata, quest'anno il vuoto lo si è creato dalla quinta in giù. Proprio il prima citato Catanzaro è infatti addirittura a -12 dai rosanero, causando un'enorme anomalia nel sistema.
È evidente che questa formula non renda giustizia all'annata sensazionale delle Fab Four. I playoff allargati aiutano il comparto economico, ma penalizzano oltre ogni misura il merito sportivo. Nel 2017-18 si è reso difficilissimo evitare gli spareggi promozione, modificando due regole: la prima prevede che affinché anche la terza vada in Serie A direttamente non debbano più esserci meno di 10 punti di differenza, ma meno di 14. Contestualmente è saltata anche la norma per cui le squadre partecipanti avrebbero potuto essere anche meno di 6: fino a quel momento per avere diritto d'accesso alla post-season tutte le partecipanti dovevano essere range di 14 punti totali in graduatoria.
L'aumento dei proventi generati mediante un calendario più ricco non è solo una prerogativa ovvia della Lega e dei club, ma una ventata d'ossigeno per l'intero movimento. Quasi nove anni dopo, con due squadre in meno a partecipare al campionato e quindi una fetta più ampia sul totale per tutti, si potrebbero tuttavia effettuare delle valutazioni diverse. Dinanzi a proprietà serie e attrezzate che investono milioni di euro con una visione ben precisa è legittimo chiedersi se il merito sportivo non aumenti la credibilità, il fascino e il valore del torneo anche qualora come conseguenza limitasse il numero di partite di cui è possibile fruire. Emerge più di un dubbio riguardo al fatto che un format in cui il Cesena (che ha 24 punti in meno del Palermo, 28 in meno di Frosinone e Monza e 31 di differenza col Venezia) possa approdare in A a discapito di una delle 3 sia la miglior soluzione considerabile. Il ritorno al metodo del passato è una possibilità, ma ce n'è anche un'altra che si potrebbe esplorare prendendo spunto proprio dal regolamento dei playout.
Una formula ibrida in cui l'elenco delle partecipanti si basa su un distacco non superiore ai 4 punti tra una squadra e l'altra premierebbe lo spettacolo e la coerenza. La quarta potrebbe giocarli solo se sotto i 5 punti dalla terza, la quinta dovrebbe soddisfare lo stesso requisito rispetto alla quarta e così via. Ponendo il limite non a 6 ma a 8 potenziali aventi diritto. In stagioni equilibratissime (e ce ne sono state una miriade) si venderebbe un numero di partite magari persino più elevato di quello attuale, in annate come quella in corso non si immetterebbe sul mercato la quantità ma la qualità.
Si garantirebbe un percorso premiante per i club che sono stati capaci di distinguersi dagli altri pur non piazzandosi nelle prime due posizioni e l'evento acquisirebbe molto più spessore, concentrando l'interesse degli spettatori in un unico rito collettivo invece di frammentarlo senza una solida e razionale motivazione. Nell'epoca in cui tutto è variabile e nulla lo è più del mercato stesso, perché mai considerare i playoff una struttura monolitica e non invece un ventaglio che fornisce opportunità sempre diverse tra loro?









































