Juventusnews24
·14 de julio de 2026
Oltre lo Scudetto e le finali come procede la linea verde alla Juventus? Il paragone con i settori giovanili di Inter e Milan

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L’inizio ufficiale della stagione 2026/27 per la Prima Squadra della Juventus, con il rito delle visite mediche e le prime sessioni di allenamento, ha dato interessanti spunti sui campionati ormai conclusi da tempo circa il settore giovanile per via della presenza di alcuni giocatori fra Next Gen e Primavera. Ora l’obiettivo di questo approfondimento è quello di mettere a confronto la situazione fra Juventus, Inter e Milan analizzando i risultati sportivi di campo con un taglio di rilievo al numero di giocatori che ha giocato sotto età fra Under 15, 16, 17 e Primavera.
L’analisi parte dal settore giovanile bianconero che nell’ultima stagione ha raggiunto traguardi sportivi importanti in termini di risultato. Nelle quattro categorie citate, questi sono stati gli esiti: l’Under 15 è uscita ai quarti di finale, l’Under 16 si è laureata campione d’Italia, l’Under 17 ha raggiunto la finale Scudetto senza però bissare il successo mentre la Primavera non è riuscita a qualificarsi per le fasi finali ma ha giocato (e perso) una finale di Coppa Italia. Se quindi basiamo il giudizio sui risultati ottenuti non si può non ammettere che raggiungere tre finali su quattro categorie sia un ottimo punto di partenza ma occorre andare ben oltre e dunque il taglio di questo approfondimento vuole concentrarsi sul numero di giocatori che hanno, anche solo parzialmente, giocato con i più grandi.
Per quanto riguarda l’Under 15 (che nell’ultima stagione ha visto destreggiare i classe 2011) e di cui abbiamo già decantato le gesta, nessun giocatore classe 2012 ha preso parte alle gare ufficiali nell’arco del campionato. Lo stesso vale per l’Under 16, che unitamente a quanto appena ricordato sui colleghi più piccoli, non ha visto alcun ragazzo sotto età giocare nella squadra vincente allenata da mister Gridel. D’altronde se da una parte non sale nessuno, diventa difficile aprire un canale di continuità e collaborazione. Discorso diverso invece per l’Under 17 (i classe 2009 nella stagione 25/26) che hanno visto il supporto di alcuni compagni classe 2010.
Nel corso del campionato, soprattutto all’inizi della stagione, ben sei ragazzi sono andati a dar supporto alla squadra allenata da mister Claudio Grauso: il capitano dell’U16 Ghiotto (difensore) per soli 13 minuti in una presenza, Pamé (attaccante) 5 presenze, un gol in 83 minuti distribuiti, Pipitò (attaccante) 4 presenze e 2 gol su un totale di 76 minuti contro Parma e Carrarese, Rastello (centrocampista) con 24 minuti in campo in un’apparizione e i due portieri a turno: Brostic 2 presenze in 55 minuti, Repaci una presenza e 9 minuti giocati. Totale 260 minuti suddivisi fra sei giocatori. Sicuramente qualcosa in più rispetto alle categorie precedenti, ma comunque non un grande bottino: una media di poco inferiore ad una frazione di gioco in tutta la stagione.
E in Primavera invece? Un caso particolare proviene dalla Juve Primavera che può ospitare fino all’U20 ma da policy interna ha visto diversi ragazzi giocare sopra categoria (in quanto ad età) ma solo una promozione nell’arco dell’anno e un giocatore aggregato sin da subito al gruppo di Padoin. Per quanto riguarda i sotto età, il gruppo è stato per lo più composto da ragazzi nati nel 2007: Radu (portiere), l’intero pacchetto difensivo con Rizzo, Montero, Verde poi in mediana con Keutgen, Milia, Sylla, Vallana o Makiobo. Sugli esterni da una parte e dall’altra protagonisti Leone, Bamballi, Grelaud e davanti Merola, Bellino e Lopez. Una squadra che ha visto anche il supporto di vari classe ’08: Nava e Huli in porta, Borasio, Gielen e De Brul in difesa, Tiozzo, Ceppi a centrocampo, sugli esterni Repciuc e davanti Bracco e Durmisi.
Unico aggregato sin da inizio stagione il classe 2009 Elimoghale, al suo secondo anno senza giocare coi pari età, mentre a rinforzare la squadra nelle ultime partite della stagione ci ha pensato un altro classe 2009, l’unico effettivamente promosso in corso dall’Under 17, Corigliano. Insomma un mix variegato che ha preferito la crescita di diversi ragazzi ai risultati di campo. Nella prossima stagione, per evitare la foltissima presenza in tribuna e la distribuzione in giro per l’Italia di giocatori, partirà il progetto dell’Under 18: una categoria di passaggio nuovissima alla Juve i cui sviluppi si potranno valutare nel tempo. Attenzione, giocare sotto età non vuole essere un obbligo decontestualizzato, ma dal momento in cui un ragazzo mostra di essere ampiamente troppo impattante coi coetanei è giusto per la sua crescita metterlo a confronto con una categoria più probante. Quando sorgono le difficoltà si migliora, se tutto risulta semplice o si è Leo Messi o qualcuno non sta lavorando come dovrebbe.
Detto della Juventus, ora tocca fornire altri dettagli sullo scenario italiano e dunque visionare la situazione di altre big del campionato. In primis l’Inter, lo si fa partendo sempre dai risultati ottenuti nella stagione 25/26. L’Inter U15 è stata eliminata in semifinale dall’Empoli, che ha tolto il sogno del derby milanese nella finalissima di categoria, l’Under 16 ha raggiunto la finale Scudetto ma ha perso contro la Juventus, l’Under 17 invece ha capitolato ai supplementari della semifinale sempre contro i bianconeri, mentre l’Under 18 si è laureato campione d’Italia e la Primavera ha perso al primo turno dei playoff col Cesena. Ma quali giocatori hanno giocato con i più grandi?
La presenza dell’Under 18 ha rallentato il processo nelle under minori che dunque hanno visto la presenza maggioritaria di giocatori nelle categorie di riferimento fra U15 e U18 ma dalla Primavera, dove le cose iniziano a farsi serie, molti ragazzi più piccoli sono stati aggregati prima e nel corso della stagione. Onde evitare ulteriori dilungamenti, verranno citati solo dai classe 2008 in poi. Nella prima fascia d’età presenti il portiere Farronato (titolare poi nella finale in U18), i difensori Jakirovic, Bovio o Breda, ancora a centrocampo Marello, Vukoje, in attacco Moressa e sui 2009 il nome di Delis Gjeci che comunque 4 presenze le ha messe a segno.
La situazione del Milan è un po’ particolare, da politica societaria si è stati spesso propensi ad iniettare sin da giovanissimi i più pronti nel calcio che conta, nell’ultima stagione questo processo ha subito un rallentamento e i risultati non sono stati incredibili per quanto riguarda il settore giovanile. Il Milan Under 15 ha vinto lo Scudetto, protagonista principale Jadid, classe 2011 ma che per gran parte della stagione ha giocato e segnato con i ragazzi del 2010, poi una volta conclusa l’esperienza con Parolo, è tornato dai coetanei. Il Milan Under 16 dopo un girone quasi perfetto ha avuto la peggio ai quarti di finale contro il Pescara, il Milan Under 17 non ha nemmeno passato il girone di qualificazione (senza fornire alcun giocatore alla nazionale), il Milan U18 è arrivato 14esimo mentre la Primavera rossonera undicesima su 20 a dieci punti dall’ultimo posto disponibile per i playoff. Fra le tre squadre analizzate, a livello di risultati è quella che ha fatto peggio.
Ma se invece spostassimo il focus ai ragazzi? Detto di Jadid, ora l’analisi muove a partire dalla Primavera. Chi ha giocato sotto età? Anche in questo caso, per ragioni di tempo e spazio si terrà conto solo dai 2008 in poi. L’ultima formazione stagionale è un supporto interessante, anche se completamente fuori dai giochi qualificazione, la spina dorsale ha visto ben 7 titolari classe 2008: Bouyer, Borsani che ha anche giocato col Milan Futuro, Cisse, Cullotta, Ibrahimovic, Plazzotta e Tartaglia. A questi si è aggiunto il classe 2009 Petrone (il più giovane, con 5 presenze totali). Nella ripresa invece dentro Maiga Cisse (2008), Zaramella e Nolli dello stesso anno. Tra questi, tolto lo svedese Vincent Ibrahimovic che ha contato 3 presenze, tutti hanno superato le 10, molti le 20. Un bottino che accende già un’altra faccia della medaglia.
Questi numeri danno l’idea di come i ragazzi vengano gestiti, nonostante tentativi isolati sembra che un freno cerchi sempre di rallentare il loro percorso, con l’obiettivo di rischiare meno e tenerli più tempo possibile nella comfort zone. Ora è ragionevole pensare che ci siano talenti differenti e che ognuno abbia bisogno del proprio tempo per sbocciare: il problema sorge quando l’ora x arriva tardi ed il ragazzo finisce per perdersi nei meandri di un percorso favoloso fino ai 18 anni ma che nasconde a volte la verità dei fatti. La via non è l’imposizione, strada spesso perseguita, ma un cambiamento radicale nella cultura e nel modo di lavorare che però necessita di tanto apprendimento e spesso inciampa nei consensi contrastanti. Intanto la Nazionale maggiore sbatte in faccia una triste realtà.
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