DirettaCalcioMercato
·17 de febrero de 2026
Osimhen torna sul Napoli: “Il TikTok ha rotto qualcosa! Juve? Non mi hanno lasciato partire”

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·17 de febrero de 2026

Tra retroscena, TikTok folli e no alla Juventus: Victor Osimhen torna a parlare della separazione dal Napoli.
La storia tra Victor Osimhen e il Napoli avrebbe potuto concludersi nel migliore dei modi. Dopo aver conquistato uno scudetto che mancava da anni, il nigeriano era entrato di diritto nella storia del club, ma nel momento più bello qualcosa si è incrinato.
Problemi con il presidente De Laurentiis, un TikTok controverso e un rifiuto alla Juventus hanno spinto Osimhen a trasferirsi in Turchia, dove oggi si gode la sua esperienza con il Galatasaray.
Nonostante il cambio di squadra, il passato al Napoli resta indelebile, e proprio della fine di quella storia il centravanti ha parlato a La Gazzetta dello Sport, condividendo le sue riflessioni sul periodo vissuto e sui motivi che hanno portato alla separazione.
Victor, cosa è successo nell’ultimo anno e mezzo?
“Ho trovato un club e una città che amo, forse è stato un colpo di fortuna. Appena arrivi a Istanbul capisci come mai chiunque abbia giocato qui si sia innamorato della squadra e della gente. Non avevo mai provato nulla di simile”.
Dopo il suo arrivo, il Galatasaray ha cominciato a fare le cose in grande.
“Stiamo cercando di crescere a livello internazionale, sono stati acquistati altri giocatori di altissimo livello e puntiamo a fare bene in Champions League. In Turchia siamo una realtà affermata, ma ora vogliamo lasciare il segno in Europa”.
Cosa proverà affrontando la Juventus?
“Sarà stimolante sfidare un top club. Sappiamo di non poterci concedere distrazioni, perché contro di loro ogni errore può costare carissimo. E poi ritroverò Spalletti…”.
Che rapporto aveva con lui?
“Si diceva che litigassimo, però non era vero: lo stimo tanto. Ha dormito per mesi nel centro sportivo del Napoli, lavorando giorno e notte per convincerci che potevamo vincere lo scudetto. Ha portato Kim, Anguissa, Kvaratskhelia e anche me al top della condizione, trionfando con un club che non ci riusciva da decenni. Pretendeva tanto, ma ti dava tantissimo. Certi allenatori ti fanno crescere prima come uomo e poi come calciatore”.
L’Osimhen “turco” è più o meno forte di quello che abbiamo visto in Serie A?
“Non amo fare i paragoni, però so di essere tra i migliori centravanti in circolazione. Se non sono il numero uno, sono il numero due. O, al limite, il numero tre…”.
Avrebbe potuto davvero giocare questa partita con la maglia della Juventus?
“Sì, così come oggi potrei essere in altri due top club di Serie A. Prima che iniziasse la trattativa con il Galatasaray, Giuntoli mi chiamò per portarmi alla Juve. Ho parlato con un paio di persone del club, mi hanno mostrato interesse ma sapevo che lui (De Laurentiis, che Osimhen non cita mai, ndr) non mi avrebbe lasciato partire. In ogni caso, l’interesse c’era eccome. E quando ti chiama la Juve, a prescindere da tutto, devi sederti e ascoltare”.
La sua avventura al Napoli non è finita nel migliore dei modi.
“A me dispiace per i tifosi, anche perché io non ho mai parlato di quanto è accaduto. Alcuni di loro si sono presentati davanti a casa mia chiedendomi spiegazioni. Ci siamo confrontati, a loro chiedevo di mettersi nei miei panni. Dopo che il Napoli ha pubblicato quel video su TikTok, qualcosa si è rotto definitivamente”.
Ci spiega il motivo?
“Chiunque può sbagliare un calcio di rigore, chiunque può essere preso in giro per questo. Il Napoli l’ha fatto soltanto con me, tra l’altro con allusioni di un certo tipo. Sono stato vittima di insulti razzisti e ho preso la mia decisione: volevo andare via. Ho cancellato le foto con la maglia del Napoli dal mio Instagram e hanno colto la palla al balzo per mettermi contro i tifosi. E pensare che mia figlia, per me, è più napoletana che nigeriana…”.
Prima che il Napoli pubblicasse quel video, com’era il suo rapporto con De Laurentiis?
“Avevamo un gentlemen agreement in base al quale l’estate successiva sarei potuto partire, ma dall’altra parte l’impegno non è stato mantenuto del tutto. Hanno provato a mandarmi a giocare ovunque, mi trattavano come un cane. Vai di qua, vai di là, fai questo, fai quello… Ho faticato tanto per fare carriera, non potevo accettare quel tipo di trattamento. Non sono un burattino”.
Conte ha provato a ricucire lo strappo?
“Certo, anche se hanno detto in giro che non mi voleva in squadra. Siamo seri? Quale allenatore in quel momento non mi avrebbe voluto? Appena arrivato, Conte mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto che era a conoscenza della situazione ma che, nonostante tutto, voleva che rimanessi. Gli spiegai che mi sarebbe piaciuto lavorare con lui ma ormai avevo fatto la mia scelta: non volevo continuare a lavorare in un posto in cui non mi sentivo felice”.
Cosa le dispiace maggiormente?
“Nessuno si è mai scusato pubblicamente per quello che è successo. Dopo quel famoso video, Edoardo De Laurentiis mi ha chiamato più volte. Stop. Nel frattempo si vociferava che io arrivassi al campo in ritardo, che litigassi con i compagni… Sono tutte bugie. Mi spiace per i tifosi, però li capisco e li ammiro: supportano il club sempre e comunque. Per loro il Napoli viene prima di tutto”.
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