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·25 de mayo de 2026

Pisacane è la sorpresa di questo Cagliari! Tra valorizzazione giovani e momenti difficili: l’analisi

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Tra mille difficoltà, dettate anche da inesperienza e infortuni, Fabio Pisacane si è rivelato la vera sorpresa del Cagliari. L’analisi

La corsa verso la salvezza e il 14° posto finale in Serie A non è stata una linea retta, ma un percorso fatto di intuizioni geniali, momenti di crisi superati con il carattere e scelte coraggiose che hanno cambiato il volto della squadra. Per comprendere a fondo l’impatto di Fabio Pisacane sulla panchina del Cagliari, è necessario riavvolgere il nastro e analizzare gli snodi cruciali, la metamorfosi tattica, l’impatto dei gravissimi infortuni e il destino contrattuale del tecnico campano.


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Il bilancio statistico: i numeri della stagione di Pisacane

Per valutare la consistenza del traguardo raggiunto, i dati numerici offrono una fotografia chiarissima del cammino isolano. La formazione isolana ha chiuso il suo campionato con un percorso solido e regolare, considerando le enormi difficoltà strutturali affrontate durante l’anno.

Il bilancio definitivo parla di 11 vittorie, 10 pareggi e 17 sconfitte nelle 38 giornate disputate. Un dato particolarmente significativo riguarda la tenuta difensiva: la squadra ha dovuto fare i conti con 54 gol incassati, un numero assolutamente in linea – e spesso inferiore – rispetto alle dirette concorrenti per la salvezza. Questo pacchetto di cifre evidenzia come la gestione sia riuscita a trovare un equilibrio fondamentale per muovere costantemente la classifica. Per quanto riguarda la fase offensiva, sono 40 le reti realizzate, piazzandosi tra gli attacchi peggiori del campionato.

Ecco da quando il Cagliari non raggiungeva 43 punti

Per comprendere l’entità del traguardo tagliato da Fabio Pisacane, basta scorrere gli almanacchi del calcio italiano. Secondo i dati storici, il Cagliari non raggiungeva la soglia dei 43 punti in campionato dalla stagione 2019/20, quando sulla panchina si alternarono Rolando Maran e Walter Zenga (il campionato si chiuse a quota 45). Da quel momento in poi, per i sardi era iniziato un periodo di enormi sofferenze, culminato prima con la dolorosa retrocessione del 2022 e successivamente con salvezze strappate sul filo del rasoio (come i 36 punti della stagione precedente). Ritrovare una solidità da metà classifica è il primo, grande merito ascrivibile al tecnico napoletano

La maledizione dei crociati rotti e i moduli utilizzati nel Cagliari

L’ostacolo più grande affrontato dall’allenatore è stato senza dubbio l’incredibile serie di stop fisici. Gli infortuni hanno pesantemente condizionato l’intera stagione, assumendo i contorni di una vera e propria maledizione sportiva. A mettere in ginocchio lo spogliatoio sono stati soprattutto i gravissimi infortuni ai legamenti crociati di pedine fondamentali come Andrea Belotti, Mattia Felici e Riyad Idrissi. I lunghi stop per il crociato rotto di questi pilastri hanno costretto lo staff a ridisegnare continuamente l’assetto titolare. Fortunatamente, i primi due sono riusciti a rientrare proprio nel finale: un recupero lampo che ha permesso a Felici di riassaporare il campo, giocando pochissimi scampoli di partita nella decisiva notte di ieri a San Siro.

Davanti a questa emergenza, il mister ha alternato diversi assetti a seconda degli uomini a disposizione. Tra i moduli utilizzati con maggiore frequenza spicca il 4-3-1-2, schema di partenza pensato per valorizzare il rombo di centrocampo. Con la perdita dei trequartisti, l’ex difensoe è passato con successo al 4-3-3, allargando il gioco sulle fasce, senza disdegnare nei momenti caldi un più prudente 3-5-2, facendo leva sulla solidità di Zé Pedro e sulla rigenerazione di Adam Obert.

La crisi tra febbraio e marzo e l’apoteosi finale di San Siro

La coperta corta si è fatta sentire nel periodo più buio della gestione, quello andato da febbraio a marzo, in cui la formazione rossoblù ha vissuto una preoccupante striscia di gare non vinte: i pareggi per 1-1 contro Verona, Lecce e Parma, seguiti dai brutti passi falsi contro Como (1-2 in casa), Pisa e Napoli avevano fatto ripiombare l’ambiente nel panico.

È in questo momento che il mister ha gettato nella mischia la linea verde del vivaio: tolta l’esplosione di Marco Palestra (tanto da essere scelto poi da Gattuso per i playoff mondiali arenatisi con la sconfitta con la Bosnia) e la sorpresa Juan Rodriguez, il lancio di Joseph Liteta, Jael Trepy e Paul Mendy ha ridato ossigeno al gruppo, esaltando anche la mossa tattica di reinventare Gianluca Gaetano playmaker. Dopo aver battuto big del calibro di Juventus e Fiorentina, ma anche la Roma, il cerchio si è chiuso nel modo più poetico nella notte di San Siro, con la vittoria per 1-2 contro il Milan firmata da Borrelli e dal difensore uruguaiano, regalando al club una notte da applausi.

Salvezza e rinnovo automatico

Il raggiungimento dell’obiettivo stagionale ha portato con sé una conseguenza immediata e importantissima per la programmazione del club isolano. Con la certezza matematica della salvezza in tasca, è scattato automaticamente il rinnovo del contratto di Fabio Pisacane, che si lega così ufficialmente alla società rossoblù fino al 2028.

Un prolungamento automatico che spazza via i dubbi sul futuro a breve termine e che testimonia la lungimiranza della dirigenza sarda nel voler blindare un progetto tecnico nato tra mille difficoltà, ma rivelatosi vincente.

Sirene di mercato per Pisacane

L’incredibile lavoro svolto ad Asseminello, tuttavia, non è passato inosservato agli occhi delle grandi del nostro campionato. Le indiscrezioni di mercato circolate nelle ultime ore confermano come l’operato del giovane allenatore sia finito sotto la lente d’ingrandimento di club di primissimo piano.

Persino la Lazio aveva pensato concretamente a Pisacane per avviare il proprio nuovo ciclo tecnico, prima di virare con decisione sull’esperienza di Gennaro Gattuso. Ma l’interesse per il tecnico dei sardi non si ferma alla Capitale: il suo profilo moderno e la spiccata abilità nella valorizzazione dei giovani sono costantemente monitorati anche dal Bologna, alla ricerca di profili emergenti in grado di dare un’identità precisa alla squadra.

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