Regole sugli agenti, dalla Corte Ue un assist alla FIFA: le federazioni possono imporre limiti se proporzionati | OneFootball

Regole sugli agenti, dalla Corte Ue un assist alla FIFA: le federazioni possono imporre limiti se proporzionati | OneFootball

In partnership with

Yahoo sports
Icon: Calcio e Finanza

Calcio e Finanza

·9 de julio de 2026

Regole sugli agenti, dalla Corte Ue un assist alla FIFA: le federazioni possono imporre limiti se proporzionati

Imagen del artículo:Regole sugli agenti, dalla Corte Ue un assist alla FIFA: le federazioni possono imporre limiti se proporzionati

Il regolamento della Federcalcio tedesca sull’attività degli agenti dei calciatori potrebbe non violare automaticamente il divieto di intese previsto dal diritto dell’Unione europea. È questo, in sintesi, il principio affermato dalla Corte di giustizia UE nella causa C-428/23, ROGON e altri, relativa alle norme adottate nel 2015 dalla DFB (la Federcalcio tedesca, per l’appunto) per disciplinare il ricorso agli agenti da parte di club e calciatori.

La vicenda nasce dal ricorso presentato da una società tedesca, dal suo fondatore e da una società austriaca attive nel settore dei trasferimenti dei calciatori. Secondo i ricorrenti, il regolamento della DFB avrebbe limitato la concorrenza nel mercato degli agenti, imponendo una serie di vincoli incompatibili con il diritto europeo.


OneFootball Videos


Ti piace Calcio e Finanza? Aggiungici alle tue fonti preferite su Google. Clicca qui!

Le regole contestate prevedevano, tra le altre cose, l’obbligo di registrazione degli agenti, la loro sottoposizione agli statuti e ai regolamenti della FIFA, della DFB e della Lega calcistica tedesca, nonché alla giurisdizione della stessa federazione. Il regolamento vietava inoltre agli agenti di partecipare ai futuri proventi derivanti da un trasferimento e impediva il pagamento di compensi per l’intermediazione in favore di calciatori minorenni. Era previsto anche l’obbligo di rendere pubblici compensi e pagamenti agli agenti, con sanzioni in caso di violazioni.

Il punto giuridico centrale riguardava il rapporto tra autonomia dello sport e regole europee sulla concorrenza. La Corte federale di giustizia tedesca ha chiesto alla Corte di Giustizia dell’Unione europea se un regolamento di questo tipo possa rientrare nell’eccezione al divieto di intese quando le restrizioni alla concorrenza siano finalizzate al perseguimento di un obiettivo legittimo di interesse generale.

Le considerazioni della Corte sulla normativa tedesca

La risposta della Corte è importante: sì, questa eccezione può applicarsi anche a una regolamentazione adottata da una federazione sportiva che, pur rivolgendosi formalmente ai propri membri, incide anche sull’attività di imprese terze, come appunto gli agenti dei calciatori.

In altre parole, il fatto che una federazione disciplini indirettamente soggetti esterni al proprio sistema non basta, da solo, a rendere illegittime le sue regole. Nel calcio professionistico, infatti, club, calciatori, federazioni e agenti operano all’interno dello stesso ecosistema. Secondo la Corte, una federazione può quindi adottare norme che incidano anche su operatori esterni se ciò è necessario per tutelare obiettivi legittimi, come la regolarità del settore, la trasparenza, la sostenibilità del calcio e la tutela dei soggetti coinvolti.

La decisione, però, non equivale a una piena assoluzione della DFB. La Corte UE chiarisce infatti che il giudice nazionale dovrà verificare concretamente se il regolamento contestato rispetti tutte le condizioni richieste. In particolare, le norme non devono avere come oggetto la restrizione della concorrenza; devono perseguire un obiettivo legittimo di interesse generale; devono essere adeguate a raggiungerlo; devono essere necessarie e proporzionate.

È questo il passaggio decisivo: una federazione sportiva non può invocare genericamente l’interesse generale per giustificare qualsiasi limite imposto al mercato. Deve dimostrare che quelle restrizioni servono davvero allo scopo dichiarato e che non vanno oltre quanto necessario. La Corte precisa anche che questa valutazione non deve essere compiuta necessariamente disposizione per disposizione, ma può riguardare gruppi di norme che perseguono lo stesso obiettivo o producono lo stesso effetto. Spetterà quindi alla Corte federale di giustizia tedesca stabilire se, nel caso concreto, le regole della DFB sugli agenti rispettino questi criteri.

L’impatto sulla prossima sentenza: un assist alla FIFA?

La pronuncia può avere un peso anche oltre il caso tedesco. Il ragionamento della Corte sarà infatti osservato con attenzione in vista della sentenza nella causa C-209/23, RRC Sports (che sarà emessa la prossima settimana), che riguarda il regolamento FIFA sugli agenti. In quel procedimento sono contestate alcune norme del quadro regolatorio internazionale introdotto dalla Federcalcio mondiale per disciplinare, tra l’altro, remunerazione, attività e condotta degli agenti.

Se è effettivamente così, la sentenza ROGON può essere letta come un assist alla FIFA, perché conferma che una federazione sportiva può adottare regole capaci di incidere anche su soggetti terzi, come gli agenti, quando ciò sia necessario per perseguire un obiettivo legittimo di interesse generale. Ma non si tratta di un via libera automatico. Al contrario, la Corte ribadisce che ogni restrizione deve essere sottoposta a un controllo concreto: deve essere giustificata, adeguata, necessaria e proporzionata.

Il punto, quindi, non è soltanto se FIFA possa regolare il mercato degli agenti. La risposta, alla luce di questa sentenza, sembra poter essere positiva in linea di principio. Il vero nodo è se le specifiche misure adottate dalla FIFA — comprese quelle più discusse sui compensi e sui limiti all’attività degli agenti — siano costruite in modo proporzionato rispetto agli obiettivi dichiarati.

La sentenza si inserisce così in un filone sempre più rilevante del diritto sportivo europeo: quello del controllo sulle regole adottate dalle federazioni alla luce del diritto comunitario. Il messaggio che arriva da Lussemburgo è duplice. Da un lato, le federazioni sportive possono conservare un margine di autonomia regolatoria, soprattutto quando intervengono per proteggere l’equilibrio e il corretto funzionamento del settore. Dall’altro, questa autonomia non è illimitata e deve sempre fare i conti con i principi europei sulla concorrenza.

Per il mondo degli agenti, la pronuncia non chiude la partita, ma fissa un quadro di riferimento. Le regole federali possono essere ammesse, anche se incidono sul mercato, ma solo se superano il test di legittimità, necessità e proporzionalità. La DFB, dunque, incassa un’apertura importante, e la FIFA potrebbe ricavarne un argomento utile in vista del caso RRC Sports. Ma la decisione finale dipenderà, ancora una volta, dalla verifica concreta delle singole restrizioni e dalla loro compatibilità con il diritto dell’Unione.

(Image credit: Depositphotos.com)

Segui tutte le partite dei Mondiali 2026 su DAZN. Clicca qui per scoprire tutte le offerte

Ver detalles de la publicación