Calcionews24
·1 de abril de 2026
Renzi attacca duramente: «In FIGC si va avanti tra raccomandazioni e amichettismo, vivendo di piccoli inciuci!». Ecco l’accusa dell’ex premier

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·1 de abril de 2026

La drammatica e inaspettata sconfitta ai rigori contro la Bosnia ha sancito un verdetto storico e amarissimo: l’Italia è ufficialmente fuori dai Mondiali del 2026. L’incredibile esito maturato sul campo ha sconvolto la nazione, generando non solo grande delusione sportiva, ma scatenando una profonda indignazione a tutti i livelli della società civile e sportiva.
A rendere il clima ancora più teso e insostenibile tra i milioni di tifosi delusi è la decisione dei vertici federali di non rassegnare le dimissioni. Questo immobilismo istituzionale ha provocato una forte e immediata reazione dal mondo delle istituzioni. Infatti, di fronte a questa disfatta, la politica fa sentire la sua voce trovando una rara unione di intenti che compatta le fazioni, superando per una volta i classici e storici schieramenti partitici.
Dopo Ignazio La Russa, Matteo Renzi ha espresso la propria posizione in nota ufficiale. Il senatore e leader ha evidenziato le colpe dirigenziali, auspicando un ribaltone per salvare il movimento calcistico tricolore, ormai giunto a un pericoloso punto di non ritorno. La sua si configura come una vera e propria requisitoria che punta il dito contro un sistema gestionale fallimentare, colpevole di favorire logiche clientelari a discapito della competenza e del merito.
Attraverso i propri canali di comunicazione, l’ex premier ha rilasciato dichiarazioni durissime e prive di filtri sulle responsabilità della FIGC:
«La terza eliminazione consecutiva dell’Italia dai mondiali di calcio non è un pesce d’aprile, purtroppo. È il segno del fallimento del calcio italiano. Non capire che per il nostro Paese il pallone non è solamente un divertimento ma un pezzo di cultura e di identità popolare è l’errore più grave di una classe dirigente che, in federazione come in alcuni club, pensa di andare avanti tra raccomandazioni e amichettismo, vivendo di piccoli inciuci. E di servilismo verso la politica. Si assumono i figli dei ministri ma non ci si occupa dei ragazzi che vorrebbero sognare un calcio diverso. Chi conosce che cosa è accaduto negli ultimi anni, sa bene a cosa mi riferisco. Non voglio dire di più: lo faremo prestissimo in una riunione pubblica di Italia Viva dove ascolteremo il parere degli addetti ai lavori e diremo le nostre idee sul futuro del calcio italiano. Che mai come oggi va rifondato da zero, a cominciare dai diritti TV e dagli stadi. E senza interferenze del Palazzo».
Parole inequivocabili che invocano una totale rivoluzione strutturale per far rinascere dalle ceneri l’intero ecosistema del calcio nostrano.









































