Calcio e Finanza
·27 de mayo de 2026
Scampato il pericolo Superlega, la UEFA ora rafforza il suo statuto

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·27 de mayo de 2026

La UEFA mette mano al proprio statuto e rafforza il perimetro delle norme sulle competizioni internazionali. Una modifica apparentemente tecnica, ma significativa se letta nel contesto degli ultimi anni, segnati dallo scontro con il progetto Superlega e dalla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea sul sistema di autorizzazione preventiva per i tornei alternativi.
La novità – che emerge dai documenti ufficiali consultati da Calcio e Finanza – riguarda il passaggio dello statuto UEFA dedicato alle «combinazioni o alleanze» relative all’organizzazione di competizioni internazionali tra federazioni, leghe o club appartenenti a diverse federazioni affiliate alla confederazione europea. Nella nuova formulazione, l’obbligo di ottenere la previa approvazione della UEFA viene esteso anche alle alleanze che coinvolgano club affiliati «direttamente o indirettamente» a diverse federazioni membro.
Il testo precedente stabiliva che qualsiasi combinazione o alleanza legata, direttamente o indirettamente, all’organizzazione di una competizione internazionale tra federazioni UEFA, o tra leghe o club affiliati a diverse federazioni UEFA, potesse essere costituita solo con la preventiva approvazione della confederazione. La nuova versione mantiene l’impianto generale, ma inserisce un riferimento ulteriore: non solo club affiliati a diverse federazioni, ma club affiliati, «direttamente o indirettamente», a diverse federazioni UEFA.
È proprio questa aggiunta a rappresentare il cuore della modifica. Il riferimento all’affiliazione indiretta sembra infatti pensato per allargare il perimetro della norma anche a strutture societarie collegate ai club: holding proprietarie, società controllanti, veicoli societari, joint venture o altri soggetti che possano agire in collegamento con club appartenenti a federazioni nazionali diverse.
In questo modo, l’obbligo di approvazione preventiva non guarderebbe soltanto al caso in cui siano direttamente i club o le leghe a promuovere una nuova competizione internazionale, ma anche a ipotesi in cui l’iniziativa passi attraverso soggetti intermedi o strutture societarie indirettamente riconducibili ai club stessi.
La modifica ha quindi una possibile funzione anti-elusiva: evitare che un progetto di competizione internazionale possa essere costruito al di fuori del perimetro formale dei club, ma con il coinvolgimento di soggetti che ne detengono il controllo, li rappresentano o agiscono comunque in collegamento con essi. Non cambia il principio di fondo — per organizzare una competizione internazionale che coinvolga soggetti appartenenti all’ecosistema UEFA serve il via libera della confederazione — ma viene ampliata la portata della norma per includere anche assetti societari più complessi.
Il contesto resta inevitabilmente quello della Superlega. Il progetto lanciato nel 2021 aveva messo in discussione il ruolo centrale della UEFA nell’organizzazione delle competizioni europee per club, aprendo una battaglia sportiva, politica e giudiziaria. Da allora, il tema delle competizioni alternative è rimasto al centro del dibattito, anche alla luce delle successive iniziative portate avanti da A22 Sports Management, la società che ha sostenuto il progetto Superlega nella sua fase successiva.
Lo scontro si era poi ufficialmente chiuso nel febbraio del 2026, quando il Real Madrid e la UEFA avevano ufficializzato un accordo per deporre le armi. Un’intesa all’interno della quale, come raccontato da Calcio e Finanza, era entrata anche la stessa A22.
In questo quadro, il richiamo alle strutture indirettamente collegate ai club assume un significato particolare. Non si tratta tanto di menzionare società esterne come A22 in quanto tali, quanto di rafforzare la capacità dello statuto UEFA di intercettare eventuali iniziative che possano nascere tramite soggetti societari collegati ai club, anziché attraverso i club in modo diretto e formale.
La questione si intreccia con la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 21 dicembre 2023 sul caso Superlega. I giudici europei non hanno escluso in assoluto la possibilità, per FIFA e UEFA, di prevedere un sistema di autorizzazione preventiva per nuove competizioni internazionali. Hanno però stabilito che un simile sistema deve fondarsi su criteri trasparenti, oggettivi, non discriminatori e proporzionati.
Il punto indicato dalla Corte non riguarda dunque soltanto l’esistenza di un potere autorizzativo, ma le modalità con cui questo potere viene esercitato. Secondo i giudici, quando un organismo sportivo svolge al tempo stesso una funzione regolatoria e un’attività economica nell’organizzazione delle proprie competizioni, le regole per autorizzare o meno tornei alternativi devono essere sufficientemente chiare e predeterminate.
La modifica statutaria della UEFA si inserisce quindi in questo scenario: da una parte, la confederazione ribadisce la necessità di un proprio via libera preventivo per le competizioni internazionali che coinvolgano federazioni, leghe o club appartenenti a federazioni UEFA diverse; dall’altra, aggiorna il testo per includere anche i casi in cui il collegamento con i club sia indiretto e passi attraverso strutture societarie più articolate.







































