Sampnews24
·4 de abril de 2026
Simonelli sull’Italia: «E’ il segnale del declino! Ora bisogna invertire la rotta»

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La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026 continua a far discutere e ad alimentare riflessioni profonde sullo stato del calcio nazionale. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A, ha espresso tutto il proprio sconforto per un fallimento che scuote l’intero movimento. Le sue parole fotografano un momento delicato, tra amarezza, responsabilità e interrogativi sempre più urgenti sul futuro del sistema calcistico italiano.
PAROLE – «Bisogna rimboccarsi le maniche per riportare l’Italia ai fasti del passato. Una volta quando la Nazionale rientrava nel Paese senza aver conquistato il titolo veniva fischiata, ora sarebbe stato un successo partecipare alla manifestazione. Questo innanzitutto è il segnale del declino: ora bisogna invertire la rotta».
CENTRALITA’ – «La Lega Serie A la locomotiva del movimento, anche se ha un peso elettorale limitato, pari al 18%. Vogliamo che ci venga riconosciuto un ruolo centrale, di guida. Iniziamo dal dire che un tempo tutti i presidenti federali erano espressione della A, negli ultimi anni non è più avvenuto. Non solo: non abbiamo vicepresidenze in federazione, eppure versiamo 130 milioni l’anno per garantire il funzionamento di tutto il movimento».
MALAGO‘ – «È prematuro sbilanciarsi sui profili, Malagò è senz’altro uomo di grande esperienza ed è il dirigente di maggior autorevolezza che abbiamo in Italia. Sono suo amico e ho letto che ci sarebbe disponibilità da parte sua a rivestire la carica da presidente della Figc. È ben visto da larga parte del sistema ma è prematuro investirlo come candidato della A, è necessario attendere l’input dei club. Non nego che c’è chi preferirebbe un ex calciatore per una questione di riconoscibilità all’estero e di conoscenze specifiche delle dinamiche di campo».
FUTURO – «Bisogna abbattere i paletti che ora ostacolano l’investimento sui giovani. Per l’acquisto di stranieri non servono garanzie, ma da quando esiste la stanza di compensazione, in caso di compravendita di italiani, occorre presentare delle fideiussioni. Capisco che questo meccanismo era nato per fornire sostenibilità al sistema ma dobbiamo togliere vantaggi economici nel puntare sugli stranieri. Però, non è l’unico rimedio. Siamo riusciti a escludere gli Under 23 italiani dal computo del costo del lavoro allargato. L’obiettivo sarebbe abbassare l’asticella e coinvolgere fino agli Under 24: ora non conviene comprare giocatori italiani. Noi dobbiamo renderlo conveniente. Ne ho già parlato con il ministro dello Sport Andrea Abodi e con la premier, Giorgia Meloni, che tra mille dossier sul tavolo è molto sensibile al tema della ripresa del calcio italiano. Chiediamo incentivi per i settori giovanili e la tutela di quelle promesse che dopo essere state formate nei vivai vengono strappate per due lire da squadre straniere. E poi ancora l’abolizione del decreto Dignità e il ripristino di benefici fiscali per acquistare campioni. Da quando il decreto Crescita non è più in vigore è aumentato il numero degli stranieri ma di qualità peggiore rispetto a prima. E poi ci dovrebbe essere riconosciuta una percentuale derivante da giochi e scommesse».
STAGE – «Facciamo chiarezza: non ci è stato chiesto anche perché la Figc e il ct erano ben consapevoli che non c’erano date a disposizione con il calendario compresso. Vorrei aggiungere che nessuna Nazionale che ha fatto gli spareggi ha avuto uno stage. Nel nostro caso, poi, sarebbe stata una riunione ridotta dal momento che quattro dei titolari a Zenica giocano all’estero e non avrebbero partecipato».


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