Calcionews24
·21 de julio de 2026
Tebas attacca la FIFA dopo il Mondiale: «Infantino ha fatto il suo tempo»

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Javier Tebas è tornato a Madrid da New York con la soddisfazione di chi ha visto il calcio spagnolo confermarsi ai massimi livelli. In un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, il presidente della Liga ha analizzato il successo della Spagna, fresca campione del mondo, ma ha anche attaccato duramente la FIFA e il presidente Gianni Infantino.
Il numero uno della Liga ha partecipato agli eventi organizzati tra Los Angeles, Dallas e New York insieme ai rappresentanti dei club spagnoli, invitati dalla federazione per celebrare il momento del fútbol español. Presenti anche figure simboliche come Joan Laporta ed Emilio Butragueño, rappresentanti del Clásico tra Barcellona e Real Madrid.
Secondo Tebas, il trionfo della Spagna non nasce dal caso, ma da un lavoro coordinato tra club, Liga e federazione.
SEGRETO – «Il lavoro comunitario. Dei club, con i loro centri di formazione che negli ultimi anni sono stati potenziati e curati al massimo. Della Liga, una competizione potente, qualificata e sostenibile che ha dato a questa nazionale 17 dei 26 giocatori convocati. E ovviamente in maniera speciale della federazione che sa scegliere e far crescere il talento nazionale dei nostri club».
Il presidente della Liga ha poi sottolineato il ruolo di Luis de la Fuente, capace di costruire il successo partendo dal settore giovanile.
DE LA FUENTE – «Esattamente. Luis de la Fuente è entrato in federazione nel 2013, è cresciuto facendo crescere ragazzi straordinari, partendo dall’Under 19 e arrivando alla conquista del Mondiale con 10 elementi che aveva nelle giovanili. E in questo suo percorso è stato anche formatore, perché per tre anni è stato professore nel corso da allenatori. Nel calcio c’è la tendenza a fissarsi nei nomi (nombres in spagnolo, ndr), ma la differenza la fanno gli uomini (hombres in spagnolo, ndr). Noi, a tutti i livelli, abbiamo persone incredibilmente qualificate che lavorano per il bene del calcio nazionale. Nessun Paese era mai stato campione del mondo con gli uomini e con le donne contemporaneamente».
Per Tebas, uno dei pilastri del sistema spagnolo è la sostenibilità economica. I limiti salariali imposti dalla Liga hanno spinto i club a valorizzare maggiormente i propri vivai.
FORMAZIONE – «Si, e la lego a un altro termine che ho già usato: sostenibilità. Dal 2013 la Liga si regge e impone ai suoi club dei limiti salariali molto precisi e rigidi, e la cosa spinge le varie società a potenziare l’aspetto formativo. Lo sviluppo del talento genera qualità sul campo e potenziali entrate in area economica. Tutti i club sanno molto bene che questo è il cammino: far arrivare in prima squadra ragazzi della cantera. Abbiamo appena vinto l’Europeo Under 19, e veniamo dalla medaglia Olimpica e dal successo all’Europeo. Non si vince tanto e a ogni età per caso. Tutto parte dal basso. Poi è chiaro, bisogna anche provare a prendere i grandi giocatori ma il successo si costruisce dalla base».
Il presidente della Liga ha poi spostato l’attenzione sulla gestione del Mondiale, criticando alcune scelte organizzative della FIFA: dagli intervalli più lunghi alle pause di idratazione, fino al caso Balogun.
MONDIALE – «La Fifa sistema le cose come vuole, per ciò che vuole, per i suoi interessi, non certo per il calcio. E quindi se hanno bisogno di 27 minuti di intervallo li fanno. Le pause di idratazione sono una menzogna. Noi in Liga le abbiamo, ma quando fa caldo davvero. Qui i campi di Dallas, Los Angeles, Atlanta avevano l’aria condizionata, in tribuna mi sono dovuto mettere il maglione. Era una menzogna, una pausa per la pubblicità. E poi c’è stato il caso Balogun».
BALOGUN – «La dimostrazione che siamo governati da un’istituzione che fa e decide ciò che vuole quando vuole, seguendo solo i propri interessi senza pensare, non dico consultare eh?, al resto del calcio. E in tanti casi agisce danneggiando il calcio».
Tebas ha poi denunciato il silenzio di molti protagonisti del calcio internazionale, parlando di complicità attive e passive davanti alle decisioni della FIFA.
SISTEMA – «È difficile, perché nel sistema ci sono complici attivi, che collaborano con questo tipo di decisioni, e complici passivi, che restano in silenzio, non denunciano e non fanno niente per impedire che certe cose si ripetano. Criticano il sistema al bar prendendo un caffè, o al telefono in conversazioni private, però poi non fanno nulla per porre fine a tutto questo. La sospensione della squalifica al giocatore americano è una cosa di una gravità assoluta: hanno avuto fortuna perché il Belgio ha eliminato gli Usa, perché altrimenti si poteva creare un caso che poteva costare il posto a Infantino. Visto che ha vinto il Belgio sono riusciti a sotterrare la cosa. Ma queste cose rappresentano solo la punta dell’iceberg».
SUPERLEGA E MONOPOLIO – «La sentenza sulla Superlega ha dato tantissimo potere alla Fifa e alla Uefa, ha confermato il loro monopolio. Però questo monopolio dovevano usarlo per lavorare con i vari protagonisti della nostra industria e per il bene del calcio, con trasparenza generale e regolamentaria, con decisioni consensuali. Non per fare ciò che sta facendo la Fifa. Noi abbiamo denunciato più volte il tema del calendario. E ora vogliono fare un Mondiale a 64 squadre».
Il presidente della Liga ha criticato anche l’ipotesi di allargare ulteriormente il Mondiale, ribadendo la necessità di proteggere i campionati nazionali.
64 SQUADRE – «Aumentare il numero di nazionali non ha senso. L’industria del calcio non è solo il Mondiale, che è l’evento più importante. Ma non tutto può girare attorno alla Coppa del Mondo. Sono le competizioni nazionali a sostenere questo sport. Stanno distruggendo l’industria del calcio, quella che genera decine di migliaia di posti di lavoro per un evento che dura 40 giorni e al quale va la minoranza di giocatori. Ci sono i migliori? Chiaro, ma ci sono anche nei nostri campionati. Ci vogliono meno nazionali e più protezione al calcio nazionale, a tutti i livelli. Non si rendono conto, decidono in maniera irresponsabile».
Infine, il giudizio più duro su Gianni Infantino, che secondo Tebas dovrebbe lasciare la guida della FIFA.
INFANTINO – «Secondo me si, penso che abbia fatto il suo tempo. Però ha l’appoggio del sistema, delle federazioni, non c’è molto altro da aggiungere no? Non c’è un candidato di opposizione, nessuno vuole presentarsi per perdere. Questo è il sistema, ed è un sistema malato alla fonte. Non dovrebbe restare però lo stato delle cose fa sì che non se ne vada. In questi giorni qui in America ho sentito tanta gente contraria a Infantino, che non è d’accordo con ciò che fa. Lo dicono, però poi non fanno nulla. Non so è peggiore il silenzio o la complicità, perché chi sta zitto è perfettamente cosciente del danno che sta subendo il calcio».
Il successo della Spagna diventa così, nelle parole di Tebas, la fotografia di un modello virtuoso fondato su formazione, sostenibilità e lavoro condiviso. Ma anche l’occasione per un attacco durissimo alla governance internazionale del calcio.
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