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·8 de abril de 2026

Ulivieri: «Abbiamo idee precise sul voto. Gravina? E’ stato sempre corretto»

Imagen del artículo:Ulivieri: «Abbiamo idee precise sul voto. Gravina? E’ stato sempre corretto»

Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione Italiana Allenatori, ha affrontato le tematiche più calde del calcio nostrano

Intervistato da La RepubblicaRenzo Ulivieri, presidente dell’Associazione Italiana Allenatori è tornato sulle dimissioni di Gabriele Gravina dalla presidenza FIGC e ha parlato delle prossime elezioni.


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LA DIFESA DI GRAVINA E LA GOGNA MEDIATICA – «Con noi allenatori è sempre stato corretto e ci ha aiutato a tutelare i diritti. Non dimenticate che siamo un sindacato e non pensiamo solo alle panchine di A e B. Gli insulti social e la richiesta di “andare a casa” anche io? L’avevo messo in conto, e davvero non avrei problemi ad andarci. Qui siamo tutti volontari, ma sono stato rieletto con oltre il 72 per cento dei consensi, compresi quelli dei non iscritti all’Assoallenatori. Attaccati alla poltrona? Qui sopra non si sta comodi, molti parlano senza sapere».

VOTAZIONI – «Noi a suo tempo votammo per Albertini senza successo. Ora voteremo un programma. Noi allenatori ci chiediamo se si sia di fronte a una crisi d’identità, però il nostro calcio resta un riferimento solido: ai Mondiali avremo tre tecnici, Ancelotti, Montella e Cannavaro».

AI CLUB NON IMPORTA DELLA NAZIONALE – «Non preoccuparci dell’assenza dell’Italia dai Mondiali sarebbe da sciocchi, però bisogna farlo ragionando. Occorre parlare di sentimenti, di appartenenza. Ma della Nazionale importa davvero ai club? Io ho molti dubbi, sempre più proprietà appartengono a fondi d’investimento esteri. La serie A è il campionato in Europa con più stranieri: un ct può scegliere su un 30 per cento di convocabili, in Spagna e in Germania è il doppio. Quel ragazzo del Cagliari, Palestra, entrato in Bosnia, è bravo ma è appena diventato titolare nella sua squadra».

SUL TEMA DEI TROPPI STRANIERI – «Gli stranieri costano meno? E infatti le formazioni Primavera ne sono piene. Attenti che sta accadendo anche nel calcio femminile, dove però si vince ancora, così come vincono le rappresentative giovanili. Dunque, i nostri calciatori non sono diventati deboli, però non finiscono quasi mai in prima squadra. Quell’ultimo salto così difficile paralizza il sistema. Un ragazzo italiano pratica sport, se tesserato, in media 350 ore all’anno: all’estero è il triplo quasi ovunque, e nei paesi nordici il quintuplo. Se io tocco la palla durante l’anno centinaia di volte più di te, alla fine la tocco meglio».

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