Van Ginkel si racconta: «Al Milan tra le slide incomprensibili di Inzaghi e il rischio caviglia con Muntari» | OneFootball

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·26 de febrero de 2026

Van Ginkel si racconta: «Al Milan tra le slide incomprensibili di Inzaghi e il rischio caviglia con Muntari»

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Van Ginkel, ex centrocampista del Milan, ha raccontato la sua esperienza in rossonero e non solo: le sue dichiarazioni

A pochi mesi dal suo ritiro dal calcio giocato, Marco Van Ginkel è tornato a parlare della sua carriera e dell’anno trascorso in rossonero (2014-15) in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport.


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Un racconto agrodolce, segnato da aneddoti curiosi e dalla costante sfortuna legata agli infortuni che ne hanno condizionato l’intero percorso professionale.

PAROLE – «Ho avuto una carriera piena di infortuni. Dalla rottura del crociato ai tempi del Chelsea in poi, ho avuto diversi problemi alle ginocchia e alcune distorsioni alle caviglie. Sono stato sfortunato. Al Chelsea ho lavorato con Sarri e Conte. Con Antonio ho fatto solo le preparazioni estive. Era un martello: io ero quello che correva di più. Sarri fumava sempre, ma ti dava tanti consigli tattici. Mourinho? Mi chiamò nel 2013 per portarmi al Chelsea dal Vitesse. Aveva grande stima in me, peccato che mi ruppi il crociato a inizio stagione. Mi diede tanti consigli, tattici e psicologici: era uno stratega nato. Milan? Fu una trattativa lampo, chiusa l’ultimo giorno di mercato. Il mio agente mi chiamò all’improvviso dicendomi: ‘Dobbiamo subito prendere un jet per Milano’. Ricordo il colloquio con Pippo Inzaghi nel suo ufficio il primo giorno a Milanello. Doveva farmi vedere alcune slide su come muovermi in campo, ma parlava in italiano. Non capivo niente. A un certo punto gli dissi: ‘Mister, non parlo la sua lingua’. Lui fece finta di capire e provò con l’inglese, anche se non si capiva granché. Inzaghi non aveva una grande gestione del gruppo. Magari giocavi bene un paio di partite e poi ti metteva in panchina. Ma era alle sue prime armi da allenatore, l’ho sempre ammirato come persona. Ricordi dei compagni? Rami faceva ridere tutti in spogliatoio. Con Suso ho legato tanto, così come con De Jong, Bonaventura e Alex. Muntari in allenamento rischiò di spezzarmi la caviglia: per fortuna fu solo una distorsione, ma per due mesi non vidi il campo. Mi chiese scusa in tutti i modi, le accetta».

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