Inter News 24
·9 de abril de 2026
Veron analizza: «All’Inter sono stato felice, Calhanoglu è un grande regista. Nel calcio di oggi manca il coraggio di calciare da fuori»

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·9 de abril de 2026

Uno specialista dei gol da fuori che il popolo interista (e non solo) si è molto goduto. Ecco chi è stato Juan Sebastian Veron. L’ex fuoriclasse argentino, rimasto nel cuore dei tifosi per la sua straordinaria visione di gioco e per la capacità di risolvere le partite con conclusioni dalla lunghissima distanza, ha commentato con la consueta lucidità le dinamiche del calcio moderno. A La Gazzetta dello Sport ha detto la sua dopo Inter-Roma, soffermandosi non solo sulla prestazione dei singoli, ma anche su come sia cambiato il modo di interpretare il ruolo di centrocampista tra ieri e oggi.
I MIEI TEMPI – «Calhanoglu ha fatto oggi quello che ai miei tempi era abbastanza frequente. Una volta, soprattutto chi giocava da mezzala o da mediano ci provava sempre, quando arrivava ai venticinque metri. Adesso, invece, si preferisce andare dentro con il pallone, mah… A me tirare le botte da fuori piaceva moltissimo. E non mi venivano male…».
COSA HA AMMIRATO DEL GOL DI CALHANOGLU – «Innanzitutto, il fatto che non avesse nessun avversario a contrastarlo. Ha avuto il tempo di prendere la mira e di calciare. Poi lui è stato bravo a imprimere potenza e a non perdere la coordinazione, errore che si commette spesso. Mi è piaciuto, in particolare, il fatto che lui abbia indirizzato il pallone proprio lì. Tante volte si vedono tiri a casaccio in rete non si sa come. Qui, invece, no. Ha cercato quella zona della porta e l’ha trovata. Bravo».
MENO TIRI DA FUORI AREA – «Perché ci vuole coraggio: il coraggio di sbagliare, intendo dire, e di non sentire le critiche della gente. E poi perché serve una notevole tecnica. Il pallone va colpito in un certo modo e la gamba bisogna lasciarla andare via, ma senza mai perderne il controllo. Primo esercizio: si deve calciare di collo o di collo esterno. Non certo d’interno piede, altrimenti non si riesce a imprimere forza. Secondo esercizio: è necessario decidere se il pallone deve viaggiare rasoterra o in aria. Terzo esercizio: la mira va presa osservando la posizione del portiere, e non bisogna calciare alla cieca come spesso vedo fare. Per riuscire bene in questo fondamentale del calcio è necessario tanto allenamento: tiri, tiri, tiri, e ancora tiri in settimana. Soltanto così si fanno progressi».
CALHANOGLU È UNO SPECIALISTA – «Ha nel suo bagaglio questa qualità. E non ha soltanto questa: è un ottimo regista, detta i tempi alla squadra, sa quando è il caso di rallentare o di velocizzare l’azione. Ha un ottimo lancio che apre le difese avversarie e trova il compagno smarcato. Per l’Inter è una grande risorsa».
IL SUO GOL PIÙ BELLO CON UN TIRO DA LONTANO – «Gennaio 1997, ero alla Sampdoria. Angolo di Mihajlovic e io calcio al volo appena dentro l’area. Pallone sotto l’incrocio dei pali. E poi una rete a San Siro contro l’Inter, quando ero al Parma. Mi pare fosse una partita di Coppa Italia. Lancio di Asprilla a tagliare il campo e io, al volo, incrocio sul palo lontano. Forza, precisione e coordinazione. Quella volta, arrabbiati perché dicevano che c’era un fallo precedente, quelli dell’Inter protestarono e tre furono espulsi. Non mi era mai capitato: io faccio gol e tre avversari vengono cacciati… E alla fine di quella stagione vincemmo Coppa Italia e Coppa Uefa».


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