Calcio e Finanza
·28 mai 2026
Abodi: «Riforme? Serve intervenire su campionati e giustizia sportiva»

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·28 mai 2026

Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, torna a parlare del futuro del calcio italiano, delle elezioni federali e delle riforme necessarie per il sistema. In un’intervista rilasciata a Tuttosport, Abodi si è mostrato scettico sulla possibilità che un semplice cambio al vertice della Federcalcio possa bastare per imprimere una svolta.
«Io sono scettico nella misura in cui non penso che il presidente sia il solo responsabile. È una persona che deve governare in un contesto, che rimarrà identico», ha spiegato il ministro, facendo riferimento al prossimo futuro della FIGC.
Secondo Abodi, il nodo non riguarda soltanto il nome del presidente, ma la capacità del sistema di riformarsi nel suo complesso: «Se la Federcalcio dimostrerà che, cambiando il presidente ma non il consiglio federale, verranno fatte le riforme non fatte finora, sarò felice di sorprendermi».
Sul fronte dei possibili candidati alla presidenza federale, il ministro ha precisato di non avere avuto ancora confronti con Giancarlo Abete e Giovanni Malagò: «Nessuno me l’ha chiesto. Se accadrà, risponderò, come ho sempre fatto».
Quanto all’ipotesi di una corsa di Malagò, Abodi ha evitato prese di posizione: «Ogni scelta può essere corretta, conta l’efficacia dell’azione. Non è questione di nome: sia Malagò sia Abete hanno le loro storie nel calcio. E sono diverse».
Il ministro è intervenuto anche sulla questione della presunta ineleggibilità di Malagò, tema finito anche in un’interrogazione scritta: «È un tema tecnico-giuridico, risponderò e chiederò che si esprimano gli organi competenti».
Tra i passaggi più significativi dell’intervista, anche quello relativo all’eventuale ripescaggio dell’Italia ai Mondiali. Un’ipotesi che Abodi respinge con decisione: «Non lo credo possibile, né opportuno. Una Nazionale come la nostra si deve qualificare sul campo».
Sul fronte delle riforme, il ministro ha rivendicato i primi interventi in materia di controlli finanziari: «Intanto abbiamo fatto qualcosa sul tema dei controlli finanziari, con molti pregiudizi. La commissione indipendente sta facendo il suo lavoro e avanzerà proposte sugli indicatori per l’iscrizione ai campionati».
Secondo Abodi, però, i nodi strutturali del calcio italiano restano principalmente due. Il primo riguarda la governance del sistema: «Serve che le componenti non abbiano la capacità di porre veti allo sviluppo del sistema. Dalla base a chi gioca in Champions, ognuno deve poter fare il suo mestiere». Un riferimento all’assetto dei campionati, dei calendari e più in generale degli equilibri interni della Federazione.
Il secondo grande tema è quello della giustizia sportiva, su cui il ministro chiede maggiore autonomia: «Deve essere indipendente: finora ha funzionato in un certo modo, ma gli organi di giustizia non possono giudicare i soggetti che li hanno designati. È questione di forma e purtroppo anche di sostanza».
Abodi ha inoltre spiegato che è già in corso un lavoro con il Comitato Olimpico Nazionale Italiano per una riforma degli organi di giustizia sportiva: «A giugno dovrebbe arrivare in Giunta un primo modulo di riforme, riguardante le procure, sia federali sia del Coni». Tra le altre priorità indicate dal ministro figurano anche una piena attuazione della legge 231 e un limite al numero di mandati negli organi di giustizia: «Quando si rimane nello stesso posto per troppo tempo, si perde sensibilità».
Infine, il ministro si è espresso anche sulla possibile riduzione del numero di squadre della Serie A, senza però indicare una posizione netta: «Le valutazioni spettano alla Lega, non solo sulla base dei costi ma anche dei calendari». Per Abodi, tuttavia, servirebbe una riflessione più ampia a livello europeo: «Sarebbe opportuno trovare un quadro comune europeo, almeno tra i Big 5: le competizioni internazionali rischiano di soffocare i campionati nazionali».
Un tema che si lega anche alla necessità di un maggiore equilibrio tra promozioni e retrocessioni fra Serie A e Serie B, una delle proposte avanzate negli ultimi anni dal presidente federale Gabriele Gravina. «Ha fatto tante proposte ma, l’ha scritto lui stesso, è il sistema che non riesce a garantire lo sviluppo e rimane prigioniero di interessi particolari», ha concluso Abodi, ricordando anche le difficoltà del calcio azzurro giovanile: «Che l’Under 21 non riesca a partecipare da quattro edizioni alle Olimpiadi, al netto dei buoni risultati giovanili, non mi pare secondario».







































