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·27 avril 2026
AIA, De Meo svela il codice Rocchi: “Tutti lo sapevano anche se vietato dal protocollo”

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L’indagine della Procura sul sistema arbitrale italiano, dopo il caso Rocchi, si arricchisce di nuovi dettagli.
Al centro dell’inchiesta, che vede indagato il designatore Gianluca Rocchi per frode sportiva, emergono le dichiarazioni di Pasquale De Meo. L’ex arbitro, con le sue dichiarazioni riportate dall’agenzia AGI, ha svelato l’esistenza di un presunto sistema di comunicazione non verbale, denominato «codice Rocchi», utilizzato per influenzare le decisioni degli addetti al monitor durante le partite.
L’obiettivo non sarebbe stato quello di favorire quadre specifiche, ma di proteggere il percorso professionale di determinati arbitri di Serie A. Il sistema di valutazione interno, infatti, assegna punteggi che determinano le carriere e le future designazioni
De Meo ha parlato di gesti prestabiliti: “Erano gesti decisi nei raduni riservati degli arbitri che venivano stabiliti ogni settimana. Per esempio, uno era quello del ‘pugno-carta-forbice’. Tutti sapevano e vivevano con malumore. Quella di fare dei gesti dalle vetrate era una consuetudine. Naturalmente era una cosa vietata dal protocollo. I Var e gli Avar erano designati e nessuno sarebbe potuto intervenire da fuori. E poi: perché in alcune partite scattava il ‘pugno-mano-forbice’ e in altre no? Così veniva falsato il campionato“.
De Meo ha poi proseguito: “La mia storia assomiglia a quella di Domenico Rocca, anche a me venne archiviato un esposto dal procuratore federale Giuseppe Chiné. La sua denuncia era nei confronti di Gianluca Rocchi e degli arbitri Valeri e Orsato e venne archiviata. Oggi non ho niente da festeggiare ma sono contento che sia intervenuta una Procura ordinaria e che ci sarà un giudizio imparziale da parte di un organo super partes su quello che succedeva“.


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