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·24 juillet 2026
AMARCORD GIALLOROSSO | Roma-Barcellona 3-0: la Remuntada, la notte in cui l’impossibile diventò romanista

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Ci sono parole che il calcio ha regalato al mondo, e che il mondo credeva appartenessero a Barcellona. Remuntada, per esempio. Poi arrivò la notte del 10 aprile 2018, e quella parola cambiò passaporto per sempre. Roma-Barcellona 3-0: la più grande impresa europea della storia giallorossa, la sera in cui l’Olimpico trasformò l’impossibile in cronaca e la cronaca in leggenda. Chi c’era, ancora oggi, giura di aver visto gente piangere abbracciata a sconosciuti. Ed è tutto vero.
Il punto di partenza è una sentenza: 4-1 al Camp Nou, all’andata. Una serata beffarda, segnata dalle autoreti di De Rossi e Manolas , ricordate questi due nomi, perché il destino ha il senso del teatro. Per il mondo intero la qualificazione è chiusa: di là c’è il Barcellona di Messi, Suarez e Iniesta, imbattuto in campionato, strafavorito da ogni pronostico. Di qua una Roma bella ma fragile, a cui serve un 3-0 o una vittoria con quattro gol di scarto. Roba da fantascienza.
Ma Eusebio Di Francesco ha un’idea che spiazza tutti: cambia pelle alla squadra, passa alla difesa a tre per la prima volta in stagione, lancia il giovane Schick accanto a Dzeko e ordina un pressing feroce, altissimo, senza paura. Il piano è chiaro: aggredire i giganti, guardarli negli occhi. E l’Olimpico, pieno all’inverosimile, fa la sua parte fin dal riscaldamento: quella sera lo stadio non tifa, pulsa.
Bastano sei minuti. Palla lunga, Edin Dzeko brucia la difesa blaugrana e fulmina ter Stegen con la freddezza dei predestinati: 1-0, prima conclusione e prima rete, l’ennesima del bosniaco al Barcellona, la sua vittima preferita. L’Olimpico esplode e capisce che no, non è una serata come le altre.
Quello che segue è un monologo giallorosso che ha dell’incredibile: la Roma schiaccia il Barça nella sua metà campo, Florenzi e Kolarov martellano sulle fasce, Strootman e Nainggolan mordono ogni caviglia, e Messi, sì, proprio lui, viene ridotto a un fantasma dai movimenti perfetti della retroguardia romanista. Umtiti e Semedo sbandano, Piqué trema. All’intervallo è solo 1-0, ma la sensazione è nitida: i giganti hanno paura.
Al 57′ l’episodio che riaccende ogni speranza: azione fotocopia del vantaggio, Dzeko viene steso in area da Piqué. Rigore. Sul dischetto va Daniele De Rossi, il capitano, l’uomo dell’autogol del Camp Nou: la sua sassata non lascia scampo a ter Stegen. 2-0, e l’Olimpico entra in modalità delirio. Manca un gol. Uno solo. E ogni pallone che spiove in area diventa una preghiera collettiva.
I minuti passano, Alisson blocca l’unico squillo di Messi, la tensione si taglia col coltello. Poi, all’82′, il calcio scrive la pagina più romantica: corner di Cengiz Ünder, e sul primo palo si avventa Kostas Manolas, l’altro sciagurato dell’andata, che di testa insacca il pallone più pesante della storia recente giallorossa. 3-0. Il boato che segue non è un boato: è un terremoto. La telecronaca di Zampa diventa un urlo liberatorio, il greco corre come un pazzo verso la bandierina, l’Olimpico è un oceano in tempesta. Al triplice fischio, panchina e riserve invadono il campo: la Roma è in semifinale di Champions, dove mancava dal 1984. Sugli spalti, lacrime vere.
De Rossi e Manolas, da colpevoli a eroi: nemmeno la migliore sceneggiatura avrebbe osato tanto. Quella rimonta fece il giro del pianeta, i giornali di mezzo mondo si inchinarono, e il Barcellona di Messi tornò a casa con la più clamorosa eliminazione della sua epoca recente. In semifinale il sogno si sarebbe infranto contro il Liverpool, tra le polemiche e l’orgoglio di un’altra quasi-rimonta. Ma il 10 aprile 2018 resta intoccabile, scolpito nel marmo.
Perché quella notte la Roma insegnò qualcosa che va oltre il calcio: che l’impossibile è solo un’opinione, che il coraggio paga, che settantamila cuori possono davvero spingere un pallone in porta. Sono passati anni, ma basta chiudere gli occhi per rivedere tutto: la fuga di Dzeko, la sassata di De Rossi, lo stacco di Manolas sul primo palo. E per sentire ancora quel brivido lungo la schiena. La Remuntada parla romanesco. E nessuno potrà mai portarcela via.
A cura de La Mente Nostalgica







































