Juventusnews24
·13 février 2026
Bergomi dice la sua verso Inter Juve: «Partita diversa, più dura delle altre. Spalletti ha tirato fuori un potenziale eccellente. Ecco quale giocatore sarebbe servito a gennaio»

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All’Inter è stato una leggenda. Oggi fa l’opinionista, un mestiere che da diversi anni gli fa raccontare il calcio in maniera appassionata. Ecco l’analisi del Derby d’Italia su La Gazzetta dello Sport da parte di Beppe Bergomi.LA SFIDA ALLA JUVE – «La mia prima da professionista è stata proprio con la Juventus, in Coppa Italia, il 30 gennaio 1980. Avevo 16 anni, entrai nello 0-0 di Torino, ma avevamo perso 2-1 all’andata… Nella mia prima volta in campionato nella stagione successiva vincemmo 1-0 con gol di Carletto Muraro. Io marcavo Marocchino, che ancora oggi quando mi vede mi dice: “Che tigna che avevi quel giorno…”. Non l’ho mollato un secondo. Ma se devo scegliere un solo derby d’Italia, dico il 4-0 del 1984 con i due gol di Rummenigge, uno di Collovati e uno di Ferri: per la prima volta facevo il libero e andai benissimo. Battere la Juve è sempre stata dura, anche quando eravamo superiori noi: ad esempio, nell’anno dello scudetto dei record è finita due volte 1-1…».LE DIFFICOLTÀ RECENTI CONTRO I BIANCONERI – «Non c’è dubbio, questa partita è diversa, più dura delle altre. Anche stavolta sarà difficile: mi aspetto alta intensità, per me vince chi riesce a prendere maggiormente il controllo del gioco. Se Chivu lo cede a Spalletti, rischia parecchio perché la Juve ha giocatori complicati per la difesa nerazzurra, soprattutto gli esterni Yildiz e Conceiçao che possono obbligare i quinti ad abbassarsi e creare così pericoli».GLI ESTERNI JUVE NEL SISTEMA INTER – «Il sistema dell’Inter non concepisce esterni così, gli Yildiz e i Conceiçao hanno senso quando devi saltare l’uomo e allargare le difese. Per i nerazzurri i giocatori da uno contro uno potrebbero essere una soluzione solo a partita in corso, perché la rosa è costruita diversamente e deve avere due punte di partenza».DIMARCO – «Fino ad adesso sta facendo delle cose incredibili. Era così anche l’anno scorso ma con meno continuità e, forse, meno spensieratezza. Diciamo che oggi ha una fiducia diversa e può stare in campo anche 90’: è merito dell’allenatore che gli ha dato uno status evidentemente diverso».CHIVU – «Intanto, è decisivo il modo in cui comunica le sue idee. E, poi, conta il fatto che scelga di rischiare sempre: con la Cremonese e il Sassuolo l’Inter poteva subire gol subito, ma erano pericoli quasi “calcolati”. Questo coraggio gli consente di fare un altro tipo di gioco, più aggressivo, e di raccoglierne i frutti».L’IMPATTO DI SPALLETTI – «Già all’inizio avevo idee abbastanza chiare su tutte le squadre, ma sulla Juventus no: vedevo del potenziale che non veniva fuori, poi è arrivato Spalletti e l’ha portato alla luce in maniera eccellente. Forse sarebbe servito un attaccante, del resto lo hanno cercato per tutto il mercato invernale: David è un buon giocatore, ma ha caratteristiche diverse da quelle richieste dal suo allenatore».I GIOCATORI RIGENERATI – «McKennie è fondamentale, dà soluzioni diverse. E poi guardate le rotazioni di Locatelli, che si apre sull’esterno per liberare i compagni sulla fascia. Sono movimenti pensati, provati e realizzati: si vede la mano del tecnico che ha dato ritmo e forza».LAUTARO A CACCIA DEI BOMBER STORICI – «Partiamo da Bonimba e da un dato di fatto: è stato un cannoniere formidabile. Tra l’altro, lui e Lautaro si assomigliano fisicamente: non sono altissimi, ma di testa la prendono sempre. Spillo è più alla portata di Lautaro, gli mancano solo 38 gol: raggiungerlo sarà un altro traguardo leggendario. Per agguantare Meazza dovrebbe durare fino a 34 anni e sappiamo che l’esplosività delle punte cala a una certa età, ma perché non pensare di farcela comunque? Vada come vada, l’argentino è in prima fila nella storia Inter».PIO ESPOSITO – «Al momento, se Thuram fa il Thuram, credo che non si possa prescindere dalla ThuLa, con Pio come primo cambio. Ma ci sono tante partite, tutte le coppie giocheranno. Godiamoci, comunque, questo ragazzo di 20 anni che ha la testa da uomo maturo: la cosa più importante è che conosce i propri limiti e sa dove deve migliorare, questo farà la differenza».









































