Calcionews24
·3 mars 2026
Berti già carico per il derby: «Una volta dissi ‘meglio sconfitti che milanisti’, ai miei tempi non ci guardavamo neanche in faccia! Pio un mostro, sullo scudetto dico…»

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Nicola Berti è un stato un giocatore da derby, uno che le sfide con il Milan le viveva con particolare determinazione. L’ex centrocampista dell’Inter ne ha parlato nell’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport.
LA CHIAMATA ALLE ARMI DI LEAO – «Sapete che vi dico? Ha fatto bene, bravo Leao! In una partita così è giusto caricare il proprio esercito, soprattutto se sei palesemente inferiore all’avversario: questi dieci punti di differenza in classifica non sono casuali: in città c’è un cugino che è nettamente meglio dell’altro, lo sappiamo noi e lo sanno pure loro… Detto questo, il derby è bello anche perché non devi essere per forza politicamente corretto: devi farti trasportare perché questa partita ti eccita prima, durante e dopo. Sopra e sotto. Non dico che si debba fare come ai nostri tempi, quando ci tiravamo le pallonate durante il riscaldamento, ma evviva queste bollicine. Ricordiamo che è una partita che ci invidia tutto il mondo, unica e speciale, a maggior ragione se si affrontano la prima contro la seconda… a distanza».
I MILANISTI PIÙ MOLESTI – «Con gli italiani era diverso perché giocavamo insieme anche in Nazionale e capitava di incontrarsi spesso in città. Ma i tre olandesi, credetemi, erano particolarmente molesti… Oggi forse tutti sentono molto meno questo derby, ma noi non ci guardavamo davvero in faccia».
LA LINGUA LUNGA – «Lo sanno tutti che ho la lingua lunga… Una volta dopo un derby di Coppa Italia dissi “meglio sconfitti che milanisti” e lo ripeterei altre cento volte. Ma ci tengo a chiarire un concetto: chi ha deciso che per la tensione da derby non si dorme? Io, ad esempio, dormivo benissimo… Anche perché così poi potevo essere me stesso in campo, spensierato e leggero. E riuscivo a fare male ai milanisti spesso e volentieri. Se lo ricorderanno sicuro…».
IL DERBY DEL 1992-93 – «Nel 1992-93 dopo un tunnel a Costacurta litigai anche con Baresi che mi tirò una pallonata: presi un giallo, ma mi sentivo che avrei segnato in qualche modo. Lo dicevo anche a loro: “Vedete che adesso vi segno!”. Mi sentivo come Michael Jordan, mostravo la linguaccia e alla fine… tac! Poi pareggiò Gullit dopo un errore di Taccola. Ma mi ricordo anche il tiro al volo e la capocciata di Rossi con la palla che entra dentro: quel gol è mio, ci tengo. Comunque, mi è sempre piaciuto essere il più odiato dai milanisti. Sapeste quante botte ci siamo dati, ma sempre in amicizia (ride, ndr)».
L’AFFETTO DEI TIFOSI – «L’affetto dei tifosi dell’Inter è sempre tanto, ogni volta che vado allo stadio incontro i tifosi e mi sorridono. Questa cosa mi fa impazzire. Si vede il piacere che hanno nell’incontrarmi, ed è reciproco. Non sono uno a cui non piace essere salutato, anzi mi gasa ancora. Come quando, prima di un derby in casa, stavo dentro San Siro a prendermi tutta l’energia».
I NUOVI CUSTODI DELL’INTERISMO – «L’anima italiana che traina il gruppo da anni. Gente come Bastoni, che è stata messo in croce senza un motivo per puro perbenismo. O come Barella, il mio preferito: N.B. è sempre una garanzia. È vero che Nicolò è stato un po’ in calo perché tutti vogliamo il massimo da un fenomeno così, però me lo terrò sempre stretto. E ovviamente metto dentro anche Dimarco, con quel piedino lì…».
PIO ESPOSITO – «Il mostro! Quanto mi gasa anche lui quando mostra i muscoli dopo un gol. Gli altri se lo sognano un bomber così, potrebbe fare il titolare ovunque, dal Milan alla Juve, invece da noi cresca tranquillo con Lautaro e Thuram. Abbiamo in casa il talento migliore di questa generazione e dobbiamo aiutarlo. Su questo aspetto Chivu è un maestro, ma io non ho mai avuto il minimo dubbio su Cristian».
CHIVU – «Parliamo di un interista vero, di un ragazzo intelligentissimo e di un allenatore preparato. Mi piace sempre cosa dice e come lo dice, e mi piace anche il tipo di squadra killer che ha creato: non era facile farsi seguire così, ma adesso trascina tutti. A capo dell’Inter ora c’è lui».
LA DELUSIONE IN CHAMPIONS – «Questi norvegesi sono tosti, dovremmo saperlo. È stata una delusione considerando il punto di partenza, ma mai come quest’anno ci serve uno scudetto perché ne abbiamo buttati già troppi in passato: direi almeno due negli ultimi quattro anni. In Europa ci sono purtroppo squadre più attrezzate, ma in Italia possiamo continuare a fare il vuoto come adesso».
IL TABÙ DERBY DA SFATARE – «Un po’ di sfortuna e qualche errore, ma sono semplicemente cicli: a volte ti va bene e a volte ti va male. Il derby, però, ti mette davanti a uno specchio, ti obbliga a capire se hai anima e questa Inter ce l’ha: poco, ma sicuro. Però, ora è arrivato il momento di scacciare tutta questa sfiga».
IL REGALO DI COMPLEANNO – «Beh, direi di sì, a +13 non ci prendono neanche se ci inseguono in motoretta. Vincere questo derby è importante anche per il giorno in cui cade. Alla mezzanotte di domenica sarà il 9 marzo, l’Inter festeggerà il suo 118esimo compleanno: questo è un meraviglioso segno del destino. Può mai esistere un regalo più bello che vincere contro quelli là?».
IL PRONOSTICO FINALE – «Vinciamo lo scudetto sul Milan con duecento punti di distanza, così tanti che se ti giri non li vedi neanche alle spalle. E aggiungiamo pure la Coppa Italia anche se adesso battere il Como non è facile. Poi, con la pancia piena, torneremo a parlare di Europa perché ci interessa anche quella».
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