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·5 février 2026

Calvo: «La Champions è un sogno, ma sta distorcendo le competizioni nazionali»

Image de l'article :Calvo: «La Champions è un sogno, ma sta distorcendo le competizioni nazionali»

AMBURGO – La Champions League come obiettivo sportivo, leva economica e fattore di squilibrio competitivo. È uno dei passaggi più significativi dell’intervento di Francesco Calvo, President of Business Operations dell’Aston Villa, alla Spobis Conference di Amburgo, uno dei principali appuntamenti europei dedicati all’industria sportiva e all’innovazione, a cui è presente anche Calcio e Finanza.

Un percorso manageriale che attraversa calcio (con le esperienze in particolare nella Juventus, oltre che nella Roma e nel Barcellona) e motorsport e che oggi trova piena applicazione nel contesto della Premier League, ma con una consapevolezza chiara: senza una visione di lungo periodo, il rischio è che il sistema perda equilibrio.


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«Direi che, per essere una persona che non pensava di lavorare nel calcio, sono stati decisamente in troppi club (ride, ndr). Credo che l’approccio manageriale sia una delle lezioni, diciamo, il pensare alle conseguenze di lungo periodo di una reazione, cosa che nel calcio, nello sport in generale, nel calcio in particolare, non avviene molto. Non c’è pensiero sul lungo periodo, nel calcio non si va oltre i tre anni, diciamo, ma bisogna pensare al futuro e non solo all’immediato».

La polarizzazione della Champions League

Uno dei temi toccati durante il panel è quello dell’importanza della Champions League. «Penso che la Champions League sia chiaramente il sogno di ogni calciatore, di ogni giocatore, di ogni club e di ogni tifoso. Le partite del martedì e del mercoledì sera hanno una sensazione diversa da qualsiasi altra partita, questo lo sappiamo».

Un sogno che, per il club inglese, arriva da lontano. «Per noi è un sogno e un’ambizione, ma non dobbiamo dimenticare alcune cose. Prima di tutto, fino a sette anni fa eravamo in Championship e fino a tre anni e mezzo fa lottavamo per non retrocedere. Quindi ora ci stiamo stabilendo ai vertici del calcio europeo. Per farlo abbiamo investito nei giocatori, ovviamente, nelle infrastrutture, nel club stesso, nel costruire fondamenta solide che possano darci stabilità e successo nel lungo periodo».

La Champions, però, non è solo una straordinaria opportunità. «La Champions League è importante per la visibilità che dà al club, ai giocatori e per i soldi che genera». Ma è proprio qui che emerge il lato critico: «Sul lato negativo, però, è diventata talmente ricca che sta anche distorcendo la competizione a livello domestico. Quindi va guardata con attenzione, è un’opportunità ma anche un problema, perché polarizza».

La sintesi è netta: «Se non ci sei, soffri. Se ci sei, la ami». E in Inghilterra, avverte, «è ancora difficile qualificarsi per via dell’equilibrio competitivo della lega. Noi siamo comunque fortunati perché appartenere alla Premier League è una piattaforma unica dal punto di vista del marketing, e la sua impronta globale è unica. I soldi che distribuisce ai club e la visibilità globale ci permettono di coinvolgere partner anche indipendentemente dalla Champions League».

Sponsor e betting: un nodo per la Premier

Altro tema caldo è quello del divieto sui main sponsor legati al betting che entrerà in vigore dalla stagione 2026-27 in Premier League. «Direi che quando cerchiamo uno sponsor ho sempre questa storia breve e ovvia: quando cerchi un partner guardi sempre ai soldi, questo è scontato, al posizionamento premium del brand e all’attivazione che il brand può fare».

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Francesco Calvo (SPOBIS / picture alliance)

Sul fronte regolatorio, però, il quadro è delicato. «Al momento è chiaramente un mercato del compratore e non del venditore, perché hai 11 club, ora 10 perché uno ha risolto, sul mercato alla ricerca di sponsor non legati al betting, il che rende l’arena molto competitiva».

E avverte: «Questo è probabilmente la sfida più grande che il calcio inglese sta affrontando in questo momento».

Il futuro del Villa Park

Lo sviluppo infrastrutturale resta uno dei pilastri della strategia del club. «Villa Park per me è l’essenza del calcio inglese: è uno stadio old-style, con i mattoni rossi, probabilmente il più grande del suo genere».

Gli investimenti sono significativi: «Abbiamo investito quasi 50 milioni di sterline nello sviluppo di tutta l’area hospitality», a cui si aggiungono «circa 20 milioni di sterline» per il nuovo Warehouse e un piano da «circa 100 milioni di sterline per costruire una nuova tribuna e ampliare la North Stand».

Colpisce soprattutto il confronto con l’Italia: «Guardando alla mia precedente esperienza, l’Allianz Stadium a Torino è nato che aveva già 17 anni: ci sono valuti 14 anni per ottenere i permessi e tre per costruirlo. Sono stato in Spagna, a Barcellona, un Paese molto più sviluppato rispetto all’Italia su questi temi, e anche lì i permessi hanno richiesto tantissimo tempo».

«Poi sono arrivato al Villa e a giugno parlavamo dell’espansione della North Stand, e mi dicevano che sarebbe successo presto. Ho chiesto: ma abbiamo già richiesto i permessi? Mi hanno risposto: sì, li chiediamo la prossima settimana e li avremo in tre mesi».

«Sono rimasto scioccato, perché in tre mesi abbiamo ottenuto il permesso per investire 100 milioni e costruire una nuova tribuna. In Italia ci vogliono anni. Questo è un vantaggio dei club inglesi: riescono a far succedere le cose rapidamente», ha concluso.

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